Dopo tre anni e cinquento articoli pubblicati, l’esperienza del mio blog OSSERVATORIO7 debutta su Periodico Daily grazie all’apprezzamento che la Direzione ha mostrato per il mio lavoro affidandomi l’incarico di curare una omonima rubrica a cadenza settimanale. A loro va il mio ringraziamento per la fiducia accordatami, e il massimo impegno affinché le nostre strade possano proseguire a lungo e con reciproca soddisfazione.

Naturalmente il mio primo pensiero va ai lettori, perchè possano trovare interesse in questa mia rubrica, che auspico possa divenire, a breve, un appuntamento nel quale incontrarci e scambiare informazioni e punti di vista: parleremo di società, di cultura e politica, prendendo spunto dalla cronaca e cercando di strutturare prospettive di analisi con cui interpretare il mondo nel quale viviamo.

In forma di presentazione, invito chi legge a visitare la sezione autori del sito per trovare alcune mie mie note biografiche, approfondibili sul mio sito personale www.massimilianodeluca.it e attraverso i motori di ricerca del web. Vi aspetto, numerosi.

A CHI IMPORTA DAVVERO DEL MALCOSTUME DELLA POLITICA?

C’è stato un lungo periodo in cui, assistendo ad alcune dichiarazioni (o addirittura comportamenti) che non potrei definire altro che censurabili messi in atto da esponenti delle Istituzioni, la mia reazione è stata quella di sottolinearne la gravità e provare a spiegarne i motivi; poi a poco a poco mi sono reso conto che – se davvero il mio scopo era quello di dare un contributo ad una maggiore comprensione di ciò che stava accadendo – stavo sbagliando strada. Completamente.

Un paio di indizi, sotto gli occhi di tutti, potevano e dovevano mettermi in guardia, a partire dal fatto che, in molti casi, non era assolutamente necessario sottolineare qualcosa che di per sé era evidente; il secondo, che questi fatti, per molti, non sembravano costituire un elemento di valutazione e conseguentemente di giudizio nei confronti della persona che se ne è resa protagonista.

Per restare alla cronaca recente, possiamo citare il commento del Ministro dell’Interno a fronte della diffusione della fotografia nella quale uno degli imputati del concorso in omicidio del carabiniere Mario Cerciello Rega appare bendato all’interno della caserma dove è trattenuto in stato di arresto. Oppure, solo pochi giorni dopo, quando lo stesso ministro, approfittando della propria influenza, ha ottenuto che fosse permesso al proprio figlio di fare un giro con la moto d’acqua in dotazione alla Polizia. O quando ha definito una donna di etnia Rom con un epiteto dispregiativo.

Nel primo caso, non aver esplicitamente condannato il gesto (“A chi si lamenta della bendatura di un arrestato, ricordo che l’unica vittima per cui piangere è un uomo, un figlio, un marito di 35 anni, un #Carabiniere, un servitore della Patria”, ha scritto su twitter), sottolinea inevitabilmente la sua mancanza di sensibilità non solo verso i doveri legati all’alto incarico istituzionale che ricopre, ma soprattutto nei riguardi della differenza che esiste tra Stato di Diritto e Stato di Polizia. Nel secondo, il suo comportamento potrebbe configurare persino il reato di peculato; il linguaggio discriminatorio dell’ultimo caso non credo abbia bisogno di essere neppure commentato.

Ma molti di fronte a tutto questo (e ad altro, anche riconducibile a politici diversi) non sembrano scomporsi; apparentemente minimizzando l’importanza dell’accaduto, ma in realtà dimostrando una pericolosa continguità culturale con questi comportamenti. Il fatto che non abbiano riscontrato in Salvini (o, ripeto: in altri politici) responsabilità tali da inficiare la fiducia riposta in loro, sposta il focus del problema dalle persone ai valori: è quindi inutile alzare le barricate e mettere sul banco degli imputati i responsabili; il vero problema è il contesto culturale di cui – bene o male – ne sono espressione, sia di loro che dell’elettorato.

Non è cosa nuova. E non deve stupire se in Italia, dove, in rapporto agli altri paesi Europei, l’evasione fiscale è a livelli record mentre l’istruzione ai minimi (solo per citare due dati) esista tra i cittadini una sorta di empatia più con chi si pone in continuità con queste tendenze, piuttosto che con chi vorrebbe correggerle. È tutto nella frase (ancora una volta) di Salvini, che arbitrariamente derubrica il peculato dell’utilizzo della moto d’acqua della Polizia per il divertimento del figlio ad una indulgenza paterna: e chi, meglio di un Paese dove tutti tengono famiglia, può recepire in modo positivo un messaggio del genere?

L’instaurarsi della democrazia ci ha restituito la grande opportunità di autodeterminare il nostro destino di cittadini; il punto è capire se siamo in grado di gestire questo meraviglioso strumento oppure no. È una libertà che configura una precisa responsabilità: quella di scegliere il nostro futuro in modo consapevole, investendo in una società improntata ai valori del rispetto degli altri e dell’ambiente nel quale viviamo, della solidarietà e della giustizia sociale – e conformando ad essi le nostre azioni. In questo caso, episodi come quelli sopra descritti non avrebbero occasione di manifestarsi, o nel caso, verrebbero unanimemente sanzionati travolgendo chi li ha commessi.

Ma se viceversa cerchiamo nella politica la scusa per delegare ad altri le nostre responsabilità e fingere di credere che sia possibile non partecipare attivamente allo sviluppo della vita comune ma solo approfittare dei vantaggi che ne derivano, non solo inevitabilmente ci esporremo ad un livellamento dei valori che dovrebbero marcare la differenza tra le diverse proposte politiche, ma tutto questo ci sembrerà persino normale. Come un ministro dell’Interno che mostra di non riconoscere i più elementari diritti ad un arrestato, che usa la sua influenza per ottenere vantaggi personali, che si abbandona ad eccessi verbali che implicitamente consolidano la cultura della discriminazione.

Ecco perché a molti – troppi – non importa del malcostume dei politici: perché al loro posto si comporterebbero nel medesimo modo. Non votano chi pensano possa governare nel modo migliore, ma chi è come loro; e lo assolvono aldilà di ogni evidenza, solo per assolvere se stessi.

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Sono nato a Firenze nel 1968. Dai 19 ai 35 anni ho speso le mie giornate in officine, caserme, uffici, alberghi, comunità – lavorando dove e come potevo e continuando a studiare senza un piano, accumulando titoli di studio senza mai sperare che un giorno servissero a qualcosa: la maturità scientifica, poi una laurea in “Scienze Politiche”, un diploma di specializzazione come “Operatore per le marginalità sociali”, un master in “Counseling e Formazione” ed uno in “Programmazione e valutazione delle politiche pubbliche”, un dottorato di ricerca in “Analisi dei conflitti nelle relazioni interpersonali e interculturali”. Dai 35 ai 51 mi sono convertito in educatore, progettista docente universitario, sociologo, ma non ho dimenticato tutto quello che è successo prima. È questa la peculiarità della mia formazione: aver vissuto contemporaneamente l’esperienza del lavoro e quella dello studio – due percorsi completamente diversi sul piano materiale ed emotivo, che trovano un punto di sintesi nell’acquisizione di esperienze e nella ricerca di strumenti in grado di analizzarle. Ho buttato via un’enormità di tempo, e pubblicato qualcosa: alcuni racconti e poesie (primo classificato premio letterario nazionale Apollo d’oro, Destinazione in corso, Città di Eleusi), ho esordito nel romanzo con "Le stelle sul soffitto" (La Strada, 1997), a cui è seguito il primo noir "Sotto gli occhi" (segnalazione d’onore Premio Mario Conti Città di Firenze, La Strada, 1998); ho vinto i premi Città di Firenze e Amori in corso/Città di Terni per la sceneggiatura del cortometraggio "Un’altra vacanza" (EmmeFilm, 2002), e pubblicato il racconto "Solitario" nell’antologia dei finalisti del premio Orme Gialle (2002). Finalista anche nel 2014 al festival letterario Grado Giallo, sono presente nell’antologia 2016 del premio Radio1 Plot Machine con il racconto "Storia di pugni e di gelosia" (RAI-ERI). Per i tipi di Delos Digital ho scritto gli apocrifi "Sherlock Holmes e l’avventura dell’uomo che non era lui" (2016), "Sherlock Holmes e il mistero del codice del Bardo" (2017), "Sherlock Holmes e l’avventura del pranzo di nozze" (2019) e il saggio "Vita di Sherlock Holmes" (2017). Sociologo, mi occupo di ricerca sui temi della politica, della comunicazione, della disabilità, della violenza di genere, e svolgo attività di docenza e formazione in ambito universitario. Tra i miei ultimi saggi: "Modelli sociali e aspettative" (Aracne, 2012), "Undermedia" (Aracne, 2013), "Deprivazione Relativa e mass media" (Cahiers di Scienze Sociali, 2016), "Scenari della postmodernità: valori emergenti, nuove forme di interazione e nuovi media" (et. al., MIR, 2017), Identità, ruoli, società (YCP, 2017), "UniDiversità: i percorsi universitari delgi studenti con svantaggio" (et. al., ANCI, 2018). Con "Linea Gotica" (Damster, 2019) ho vinto il primo premio per il romanzo inedito Garfagnana in giallo Barga noir. Il breve saggio "Resistere è fare la nostra parte" è stato pubblicato nel numero 59 della rivista monografica Prospektiva dal titolo “Oltre l’antifascismo” (2019). Dal 2015 curo il mio blog di analisi politica e sociale osservatorio7 (www.osservatorio7.com, oggi su www.periodicodaily.com). Tutto questo, tutto quello che ho fatto, l’ho fatto a modo mio.

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