A Capodimonte la mostra su musica e porcellana è un omaggio alla città e alla sua storia

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Museo e Real Bosco di Capodimonte Napoli, Napoli, Napoli di Lava, Porcellana e Musica © photo Luciano Romano 2019

Dal 21 settembre al 21 giugno 2020 è possibile ammirare la mostra su musica e porcellana ospitata a Napoli, all’interno della magnifica cornice del Museo Nazionale e Real Bosco di Capodimonte.

Museo Nazionale e Real Bosco di Capodimonte

Realizzata e organizzata dalle maestranze del museo coordinate dal curatore Sylvain Bellenger, direttore di origini francesi del Museo e del Real Bosco, in collaborazione con il Teatro San Carlo, con la produzione e l’appoggio di Mondadori Electra, casa editrice specializzata in pubblicazioni artistiche, e con l’Associazione Amici di Capodimonte, onlus che dal 2005 si propone di sostenere il Museo attraverso una attenta e studiata attività di promozione, valorizzazione artistica ed economia solidale ed intelligente che si concretizza in numerose iniziative promosse e sostenute ogni anno, la mostra è l’esempio di come le arti minori possano assurgere a grande importanza e valore artistico, al pari delle opere cosiddette maggiori nate dalla creatività di illustri personalità.

Sylvain Bellenger

L’ambizioso progetto multidisciplinare il cui titolo è Napoli, Napoli. Di lava porcellana e musica, è l’ultimo appuntamento della trilogia di esposizioni dopo Carta Bianca. Capodimonte Imaginaire e Depositi di Capodimonte. Storie ancora da scrivere, volute dal Bellenger e dedicate a Capodimonte e alla valorizzazione delle sue collezioni museali.

Musica e Porcellane

Le preziose porcellane delle Reali Fabbriche di Capodimonte sono esposte all’interno di una spettacolare e coinvolgente scenografia ideata dall’artista e designer modernista Hubert le Gall che si sviluppa lungo 18 sale dell’Appartamento Reale. Mentre lo spettatore ammira le ceramiche sarà intrattenuto dalla musica del San Carlo che potrà ascoltare tramite apposite cuffie dinamiche in grado di selezionare la musica laddove si passi da una sala tematica a quella successiva.

Questa esperienza multisensoriale che non può fare a meno della musica, filo conduttore del percorso espositivo che, insieme alle ceramiche, è in grado di creare un’atmosfera unica e immersiva capace, in concomitanza all’ambientazione scelta della Reggia di Capodimonte, di ricreare storia, usi e costumi privati dell’aristocrazia del Regno di Napoli durante gli anni di reggenza da Carlo di Borbone a Ferdinando II, detto anche Re Bomba, periodo che va all’incirca dal tempo della Restaurazione al periodo subito precedente l’Unità d’Italia.

La mostra, benché ammodernata e attualizzata dall’intervento del le Gall che mediante il suo lavoro ha permesso alle opere esposte e alla musica di essere ancora più incisive a livello artistico permettendo alla mostra di essere ancora più apprezzata, ricrea ambientazioni, stili di vita e tradizioni di corte tratte dalla vita quotidiana che due secoli fa i compatrioti dell’allora Regno di Napoli erano soliti intrattenere. Mentre l’utente si aggira nel mondo incantato del repertorio museale per le sale viaggiando attraverso cultura, uomini, generazioni e un conglomerato armonico di arti davvero ragguardevole, allettato dalla musica di un Pergolesi, Cimarosa, Pacini, Paisiello, Leo o uno Jommelli, potrà essere educato alla sublime estetica e ad una raffinatezza di arti e mestieri di cui pochi sono i precedenti. Solcando come un novello Colombo l’oceano di più di migliaia di pezzi esposti, il fruitore conoscerà i cambiamenti della storia facendo esperienza delle mode e dei gusti dell’Italia di un tempo.

Le altre aree tematiche della mostra

Ma il percorso non è solo porcellane e musica classica, infatti si possono ammirare anche alcuni strumenti musicali provenienti dal Conservatorio di San Pietro a Majella di Napoli messi a disposizione in occasione dell’evento, tra i quali i pianoforti di Paisiello e Cimarosa e l’arpetta Stradivari, che si armonizzano con le arti figurative dei dipinti di Gaspare Traversi e di Louis Nicolas Lemasle. Non manca nemmeno la commemorazione del Grand Tour, che sulla scorta delle scoperte di Ercolano e di Pompei datate a cavallo tra gli anni ’30 e ’40 del Settecento proprio nel periodo cui la mostra è dedicata, portarono il Nostro Paese ad essere la principale tappa Europea del turismo culturale, uno dei primi esempi, se non il primo esempio in assoluto al mondo, di viaggi finalizzati all’arte, alla conoscenza e al divertimento.

Similmente a come succede oggi quando si adottano soluzioni per rimpinguare le casse dello Stato attraverso l’incentivazione del turismo e la propaganda artistica, gli scavi di Pompei ed Ercolano furono il più grande evento culturale della fine del secolo e furono utilizzati dai Borbone, che ne controllavano gli accessi, come un vero e proprio strumento di pubblicità e grande attrazione del Regno delle Due Sicilie. La corsa alla cultura e alle rovine è riproposto dalla composizione di le Gall nel salone dei Camucci, in cui non mancano sculture di Righetti, terraglie e porcellane Del Vecchio e Giustiniani, vasi archeologici della collezione De Ciccio e i manichini in costumi di scena dello stilista Emanuel Ungaro. Il percorso continua con l’Egittomania, gusto scoppiato in quegli anni in seguito alle campagne napoleoniche nella Terra dei Faraoni e con la Cina e le cineserie, maggior rappresentante di quest’ultima moda di grido orientaleggiante è lo spettacolare boudoir appartenuto alla regina Maria Amalia di Borbone.

Inoltre si può fare la conoscenza di come venivano sviluppati gli studi di geofisica, vulcanologia e mineralogia che proprio a Napoli, città, come sostiene Charles de Brosses, al temo stesso naturale, folclorista e paragonabile alle maggiori capitali europee, in cui l’analisi delle nuove scienze della terra era all’avanguardia per motivi legati all’alta incidenza sismica ed eruttiva del territorio partenopeo.

Non sono solo le scienze della terra ad essere rappresentate, ma anche quelle ambientali, tra cui le faunistiche e le floristiche, in particolare è presente la branca dell’ornitologia che prevede l’esposizione della collezione di Mario Schettino e riferimenti al tassidermista Francesco Saverio Monticelli e alla più recente Cecilia Picchi. Saranno presenti anche esemplari faunistici tipici del territorio campano e capodimontineo in particolare, quali la volpe e lo sparviere, il falco cuculo, il gufo reale e il lodolaio, uccelli esposti in un una grande voliera all’interno di una delle sale del percorso museale. Omaggio è dato ai personaggi della commedia dell’arte, soprattutto alla maschera caratteristica del folclore partenopeo, Pulcinella. Le ultime sale sono dedicate al gioco, una tradizione di Napoli, perciò sono esposte carte, scacchi, dame, tricetrac, tombola, lotto, e alle feste e ai vezzi alla moda, quindi si potranno scoprire costumi e abiti originali, parrucche, orologi, tabacchiere, bastoni, ventagli e molti altri accessori ancora. Saranno presenti i lussuosi costumi della collezione del San Carlo. L’ultima sala, invece, ospita un videomapping dell’artista Stefano Gargiulo che riporta su quattro grandi monitor immagini della Napoli di ieri e di oggi e scene delle principali opere tratte dall’Archivio storico del Teatro San Carlo.