95 anni fa nasceva Alberto Manzi, il maestro degli italiani

0
527
95 anni fa nasceva Alberto Manzi

Condusse lo storico programma Non è mai troppo tardi, grazie al quale un milione e mezzo di italiani ottenne, in età adulta, la licenza elementare. Ma, prima che un personaggio televisivo, fu un docente, un pedagogo ed uno scrittore: scrisse diversi libri per ragazzi, il più famoso dei quali è Orzowei, da cui fu tratta una miniserie televisiva nel 1997.

95 anni fa nasceva Alberto Manzi, il maestro degli italiani.

Il maestro che sognava il mare

Da ragazzo, Alberto Manzi studiò per ottenere il diploma magistrale; ma, al tempo stesso, si diplomò anche all’Istituto nautico, assecondando il sogno fanciullesco di diventare capitano di lungo corso.

Dopo la guerra, però, le sue prospettive cambiarono e il desiderio di fare il maestro si rivelò più forte dell’antico sogno marinaresco. <<Dopo l’esperienza della guerra, l’idea fissa che avevo era aiutare i ragazzi. Volevo rinnovare un po’ la scuola, per cambiare certe cose che non mi piacevano>>, dichiarò molti anni dopo.

L’istruzione rende liberi

Il suo primo incarico come maestro fu un compito ritenuto da molti ingrato: insegnare ai giovanissimi detenuti del carcere minorile Aristide Gabelli di Roma. Prima di lui, già quattro insegnanti avevano “abbandonato il campo”: impossibile farsi ascoltare da quei piccoli delinquenti, le cui età oscillavano tra i 9 e i 17 anni (compiuti i 18, i ragazzi, ormai adulti, venivano trasferiti al Regina Coeli).

Ma Alberto Manzi resistette, e riuscì a guadagnarsi non soltanto l’attenzione dei ragazzi, ma anche la loro fiducia. Insieme, quegli studenti difficili e il loro maestro fondarono il primo giornale mai realizzato in un carcere, La Tradotta.

Dei 94 giovani detenuti che furono allievi di Manzi, soltanto 2 rientrarono in prigione in seguito. L’istruzione rende liberi, e il maestro Manzi l’aveva appena dimostrato.

Un maestro per i nativi

Oltre alla laurea in filosofia e pedagogia, Alberto Manzi ne possedeva un’altra in biologia. Fu grazie a quest’ultima che, nel 1954, l’Università di Ginevra lo inviò in Sud America, nella Foresta Amazzonica, per svolgere alcune ricerce scientifiche.

Lì si rese conto delle condizioni delle popolazioni indigene, tenute volontariamente in uno stato di estrema ignoranza affinché fossero maggiormente manipolabili. <<Vi andai per studiare un certo tipo di formiche>> raccontò in seguito, <<ma vi scoprii delle cose che per me valevano molto di più>>.

Decise così di mettere le proprie abilità di maestro al servizio dei Nativi, insegnando loro a leggere e a scrivere. Ma non solo: li incoraggiò anche a riunirsi in cooperative agricole ed a rendersi economicamente indipendenti dall’uomo bianco. La cosa non andò giù al governo peruviano, che accusò Manzi di essere un guevarista e di incitare gli indigeni alla ribellione.

Il maestro venne cacciato dal Paese e diffidato dal farvi ritorno. Tuttavia, con l’appoggio del Pontificio Ateneo Salesiano, Manzi continuò a recarsi periodicamente in America Latina e per oltre vent’anni proseguì la sua missione di alfabetizzazione delle popolazioni native.

Non è mai troppo tardi

Nel 1960, Alberto Manzi fu scelto per presentare il programma Non è mai troppo tardi, che si proponeva di insegnare a leggere, scrivere e far di conto agli italiani che non sapessero ancora farlo. All’epoca, infatti, l’analfabetismo era ancora drammaticamente diffuso nel nostro Paese.

Fin dal provino, fu chiaro come Manzi non fosse particolarmente disposto a seguire le regole: strappò infatti il copione che gli era stato dato ed improvvisò una lezione alla sua maniera.

95 anni fa nasceva Alberto Manzi

Il programma veniva trasmesso nel tardo pomeriggio, per permettere ai lavoratori di seguirlo. Andò in onda per otto anni, e permise ad un milione e mezzo di italiani di ottenere la licenza elementare.

Un maestro ribelle

Nel 1981, la scuola introdusse le schede di valutazione, che avrebbero sostituito le vecchie pagelle. Manzi si rifiutò di redigere tali schede: riteneva che i ragazzi, in continuo mutamento, non potessero essere “bollati” con un giudizio lapidario, che avrebbe influenzato il loro percorso scolastico negli anni a venire.

A causa di questo rifiuto, il maestro venne temporaneamente sospeso dall’insegnamento. L’anno seguente, lungi dall’aver cambiato idea, si disse però disponibile ad assegnare una valutazione uguale per tutti, da apporre sulla scheda tramite un timbro. Tale valutazione recitava: “Fa quel che può, quel che non può non fa”. Quando il Ministero espresse il proprio disappunto, affermando che una valutazione timbrata non fosse certo ciò che il nuovo sistema richiedeva, la risposta di Manzi fu: <<Non c’è problema, posso scriverlo anche a penna!>>

Anche in Argentina Non è mai troppo tardi

Nel 1987 l’Argentina si ispirò alla trasmissione italiana per elaborare il proprio Piano Nazionale di Alfabetizzazione. Alberto Manzi ebbe il compito di formare i docenti che avrebbero poi lavorato al progetto. Nel 1989, grazie anche a lui, il programma di alfabetizzazione argentino fu premiato come il migliore dell’intera America Latina.

L’eredità del maestro Manzi

Alberto Manzi morì nel 1997 a Pitigliano, un piccolo paese della provincia di Grosseto di cui era stato addirittura sindaco per un paio d’anni. Aveva dedicato la propria vita all’educazione: un’educazione rispettosa dei limiti e delle potenzialità dell’allievo, che non è mai troppo vecchio, o non abbastanza sveglio, per imparare qualcosa di nuovo.

95 anni fa nasceva il maestro Manzi

Nel 2014, RAI ha prodotto una miniserie televisiva dedicata alla sua memoria. La fiction, dal titolo Non è mai troppo tardi, racconta la vita del maestro Manzi, interpretato da Claudio Santamaria.

Commenti