Il 10 giugno 1926 all’ Hospital de la Santa Creu si spegneva, dopo due giorni di ricovero, l’architetto catalano Antoni Gaudí, lasciando a Barcellona un patrimonio artistico inestimabile.

Gaudí ha dato vita ad un’arte scevra di razionalità. Grazie al suo genio ogni edificio si trasformava in una struttura magica, fiabesca. Definirlo architetto è riduttivo: è progettista, scultore, decoratore; fonde le varie arti nella sua arte, unica nel panorama architettonico, intrisa di irrazionalità.

Ogni volta che progetta un’opera non procede seguendo un piano prestabilito e non si limita mai alla questione progettuale, ma disegna, inventa, si occupa di tutti gli aspetti del lavoro, dall’illuminazione alla scelta dei colori. Sette delle sue creazioni sono state inserite nella lista dei patrimoni dell’umanità dell’UNESCO nel 1984.

Un artista sempre alla ricerca di novità e con la volontà costante di migliorarsi, di superare se stesso andando oltre al proprio limite: solo così Gaudí realizza le proprie opere e inventa nuove forme artistiche.

La vita

Antoni Gaudí i Cornet nasce nel 1852 a Reus, in provincia di Tarragona, da una famiglia di artigiani dediti alla lavorazione di metalli. Fin da piccolo è affascinato dall’idea di creare qualcosa e osserva con grande attenzione suo nonno e suo padre che con maestria ricavano bellissimi oggetti di uso quotidiano lavorando i metalli.

La sua non è una vita felice. La madre muore quando è ancora piccolo e altri lutti si susseguono nella sua famiglia: prima il fratello, un dottore, e poi la sorella. Ben presto è costretto a fare i conti con terribili reumatismi che sicuramente hanno contribuito alla formazione del suo carattere schivo; infatti a causa delle cure deve vivere periodi di totale isolamento dalla comunità.

A 17 anni si trasferisce a Barcellona dove studia architettura alla Llotja; qui grazie alle sue abilità manuali e al suo spiccato senso di osservazione riesce a emergere. Però per il suo fare poco ortodosso, per le scelte all’avanguardia e per il temperamento sanguigno molti maestri si discostano dalle sue teorie, giudicate troppo avanti rispetto ai tempi.

Nonostante le conflittualità e la sua insofferenza verso il rigido accademismo, consegue il diploma nel 1878 con il giudizio finale di ottimo. Il direttore della facoltà afferma:

Non so se abbiamo conferito il titolo a un pazzo o a un genio, con il tempo si vedrà

I grandi industriali della borghesia catalana sono pronti a credere in lui, commissionandogli opere nuove. Uno dei più importanti committenti è il mecenate Eusebi Güell, che rimane esterrefatto dall’esuberanza creativa del catalano osservando i suoi lavori all’Exposition Universelle di Parigi del 1878.

Grazie al loro sodalizio Barcellona gode ancora oggi di strutture celebri, come Parc Güell, Palau Güell e i Padiglioni Güell che vedono la fusione di scultura, natura e architettura.

A partire dal 1914 si dedica solamente alla Sagrada Familia: l’opera segna uno spartiacque esistenziale per l’architetto che man mano si ritira dalla vita pubblica, sentendo forte un richiamo spirituale che gli impone uno stato di vita ascetico e frugale. Non cura più il proprio aspetto e cammina per la città con vestiti trasandati e logori.

Il 7 giugno 1926, poco dopo le sei di pomeriggio, assorto tra i suoi pensieri, si sta dirigendo dalla Sagrada Familia verso la Chiesa di Sant Felip Neri, dove si reca ogni giorno per confessarsi con padre Mas. Quando sta attraversando la strada viene investito da un tram; l’autista scende ma lo scambia per un barbone e sposta il suo corpo sul selciato, abbandonandolo al proprio destino come se nulla fosse accaduto.

Viene poi portato in ospedale, grazie a due passanti, e muore dopo due giorni di ricovero, il 10 giugno 1926. Il 12 giugno tutta Barcellona partecipa ai funerali per omaggiare quell’uomo definito “l’interprete del popolo catalano”. Gaudí viene sepolto nella cripta della Sagrada Familia, imbalsamato e vestito da monaco, gli viene messo un rosario nella mano sinistra e una maschera mortuaria sul volto.

Queste le sue opere più conosciute:

Parc Güell

Parc Guell, Gaudí

Casa Batlló

Casa Batlò, Gaudí

Casa Milà (“La Pedrera”)

La Pedrera, Gaudí

Sagrada Familia

Sagrada Familia, Casa Vicens, Gaudí

Casa Vicens

Casa Vicens, Gaudí

Palazzo Güell

Palazzo Guell, Gaudí

Colonia Güell

Colonne Guell, Gaudí

Architetto di Dio, la Sagrada Familia

Per concentrarsi sulla sua opera più grande, Gaudí si isolò completamente dal mondo circostante. Alla realizzazione dell’opera divenuta il simbolo della città di Barcellona lavora dal 1891 fino alla sua morte, ben consapevole che non l’avrebbe mai vista finita. Quando qualcuno gli domandava quando sarebbero terminati i lavori, replicava con queste parole:

Il mio cliente non ha alcuna fretta. Dio ha tutto il tempo del mondo.

La Sagrada Familia è il simbolo della devozione che dalla città sale verso Dio ed è concepita proprio per non essere mai terminata. Ogni generazione porterà avanti il suo lavoro in una grande “preghiera collettiva” che i catalani rivolgono a Dio, continuando a contribuire alla creazione dell’edificio.

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