9 dicembre 1946: processo ai dottori nazisti

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Il 9 dicembre del 1946 si apre a Norimberga il cosiddetto “processo ai dottori” contro i criminali nazisti che in nome di un concetto di scienza malato di un’ideologia folle hanno operato atroci esperimenti su esseri umani. Indegni del titolo di medici, si sono trovati sul banco degli imputati accusati di crimini contro l’umanità. Inumani, hanno effettuato per anni i loro esperimenti su persone indifese, non risparmiando neppure i bambini.

Auschwitz

Il grande assente

Al processo c’è un grande assente: Josef Mengele, Dottor Morte, l’Angelo della morte, epiteti quanto mai appropriati. Tra le sue vittime preferite i gemelli, l’ultima dei quali, Eva Mozes Kor, è morta quest’anno. Dai suoi racconti emerge l’orrore di questi bambini, letteralmente strappati ai propri genitori e sottoposti ad esperimenti di ogni sorta, spesso causa di morte.

Neppure i bambini

Racconta Eva Kor -deportata ad Auschwitz quando aveva soli 10 anni e scelta dal dottor Mengele con la gemella Myriam – la scena che le si era presentata appena messo piede nel blocco loro assegnato e quello che aveva trovato sul pavimento: cadaveri di bambini.

Bambini che per Mengele e quelli come lui non erano più persone, ma cose da spremere per i propri scopi, da buttare quando non servono più. Bambini strappati alla loro mamma e al loro papà, a cui venivano provocati dolori atroci, febbri altissime, a cui nessuno più rimboccava amorevolmente le coperte, preparava qualcosa di caldo, portava sollievo.

Eva Kor e la gemella sono sopravvissute a Mengele, anche se non hanno più visto nessuno dei loro familiari e le conseguenze degli esperimenti se le sono portate tutta la vita.

bambini sopravvissuti

Non è toccata la sorte di sopravvivere alla gemella di Rita Prigmore: a loro avevano cercato di cambiare il colore degli occhi. Strappate dalla braccia della madre appena nate, Rolanda era rimasta uccisa dai folli esperimenti di eugenetica tenuti presso la clinica dell’Università di Wuerzburg, in Baviera, ad opera del dottor Werner Heyde, che operava in stretto contatto proprio con Mengele, suo maestro. La piccola non aveva ancora compiuto i due mesi.

Non è toccata la sorte di sopravvivere neppure a Sergio de Simone, bambino napoletano con origini ebraiche. Fu ucciso a soli 8 anni con altri 19 innocenti, tutti sottoposti ad esperimenti in cui sono stati volontariamente infettati con bacilli della tubercolosi. Tutti impiccati senza pietà nella cantina della scuola di Bullenshuser Damm.

Nessun rimorso

Delle 23 persone a processo tra dottori e amministratori tutte, incredibilmente, si sono dichiarate “non colpevoli”.

Dopo aver esaminato 1471 documenti e ascoltato 85 testimoni, il processo ha visto la sua conclusione il 20 agosto dell’anno successivo alla sua apertura.

La maggior parte degli imputati è stata condannata al carcere a vita o all’impiccagione.

Non dimenticare

Si fa fatica a credere che sia successo davvero, ma è successo. Si fatica a credere che degli esseri umani possano essere arrivati a tanto, eppure è successo. E noi non dobbiamo dimenticare.

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