82 anni fa moriva Gabriele D’Annunzio

Vita ed eccessi del poeta Vate

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Scrittore, poeta, militare, giornalista e molte altre cose: questo era Gabriele D’Annunzio. Moriva il 1 marzo 1938 a Gardone Riviera nella sua villa, il Vittoriale, divenuta un simbolo, ancora oggi meta di grande turismo.

Definito “il Vate”, espressione del Decadentismo, ma anche simbolo della Prima Guerra Mondiale, con le sue celebri imprese, D’Annunzio ha lasciato il segno grazie a poesie dall’alto profilo letterario e opere teatrali splendidamente interpretate da Eleonora Duse.

La sua arte influenzò in maniera profonda la cultura di massa, tanto da modificare usi e costumi dell’Italia dell’epoca.

Terzo di cinque figli di una agiata famiglia di Pescara, fin dagli anni del liceo si distinse per la sua profonda vena poetica.

Fu proprio in questo periodo che pubblicò la prima raccolta di poesie, accolta con grande attenzione e successo.

Negli anni 80 del XIX secolo D’Annunzio fu a Roma, e l’ambiente culturale così vivace dell’allora capitale del Regno contribuì a forgiare il suo stile.

Divenuto giornalista più per esigenze economiche che non per passione, riuscì tuttavia a coniugare nel suo lavoro la sua personalità in chiave di intermediario tra la cultura raffinata romana e alcuni circoli che si formavano, soprattutto di intellettuali provenienti da altre regioni del centro-sud Italia.

E sebbene scrisse a lungo con lo pseudonimo di “Duca Minimo” sulla rivista La Tribuna, il grande successo letterario arrivò per D’Annunzio con la pubblicazione del suo primo romanzo, “Il piacere”, con l’editore Treves.

Il successo superò quello riconosciuto da estimatori e lettori colti, per raggiungere anche un pubblico più di massa, attirato anche e soprattutto dal suo stile da divo.

Il successivo periodo napoletano e soprattutto fiorentino segnarono l’attività artistica del poeta, ma anche la sua vita privata, caratterizzata dalla relazione con l’attrice Eleonora Duse.

Una vita densa di attività la sua, nei passaggi tra la massoneria e l’elezione in Parlamento, i contatti con Filippo Tommaso Marinetti e la sua partecipazione all’Accademia della Crusca.

Una vita mondana eccessiva, che lo indusse a contrarre debiti ingenti. Ma il suo coraggio caratterizzò soprattutto le sue imprese militari.

Nel 1918, a bordo del MAS 96, partecipò alla cosiddetta “Beffa di Buccari”, che animò gli italiani dopo la disfatta di Caporetto.

Ed è dello stesso anno la traversata in aereo di oltre 1000 km, quasi tutti in territorio nemico, a scopo propagandistico, fino a Vienna, per lanciare volantini, con scritte inneggianti alla pace e alla fine delle ostilità.

Il suo motto, “Memento audere semper”, ricordati di osare sempre”, che troneggia anche al Vittoriale degli Italiani entrando nel locale dove è ricoverato il MAS 96, riassume in tre parole la sua vita, condotta spesso sopra le righe, ma che comunque ha segnato un epoca, tra la fine dell’800 e l’inizio del ‘900.

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