“25 Aprile. Una data che è parte essenziale della nostra storia: è anche per questo che oggi possiamo sentirci liberi. Una certa Resistenza non è mai finita.” (Enzo Biagi)

25 Aprile 1945, i Partigiani, supportati dagli Alleati, entrarono trionfanti nelle maggiori città italiane, mettendo fine alla Seconda Guerra Mondiale e dando così il via al processo di liberazione dell’Italia dall’oppressione fascista.
A istituire ufficialmente la data fu la legge n. 260 del maggio 1949, presentata da Alcide De Gasperi in Senato nel settembre 1948. Da allora i festeggiamenti si ripetono ogni anno per non dimenticare il valore della libertà.

In tutto il territorio italiano sono numerose le iniziative per festeggiare questa importante data. Durante questo giorno si ricordano i partigiani e tutte le persone che persero la vita per liberare l’Italia dalle forze nazifasciste.
“La Resistenza ha ridato dignità all’Italia e per questo va ricordata insieme ai suoi valori, specie in un periodo in cui riaffiorano rigurgiti di autoritarismo, di negazionismi, di indifferenza rispetto ai fondamentali diritti della persona, di antisemitismo”.
Questo è ciò che il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha affermato durante il suo incontro al Quirinale con le associazioni combattentistiche e d’Arma per la cerimonia del 73esimo anniversario della Liberazione dell’Italia.

In questa occasione, Mattarella ha ricordato i principali eventi della Resistenza tra l’8 settembre 1943 e il 25 aprile 1945, a cui le Forze armate hanno dato, con il Corpo italiano di liberazione, il loro prezioso contributo.

“Passioni e comportamenti della Resistenza vanno ricordati costantemente. In tanti Paesi, le società di oggi, pur passate attraverso i drammi umani, le sofferenze e le macerie del ventesimo secolo, sembrano, talvolta, aver attenuato gli anticorpi all’egoismo, all’indifferenza e alla violenza. Chi ha lottato, chi ha sacrificato la propria vita, per la libertà, per la giustizia e per la democrazia costituisce un esempio per tutti e ci ha consegnato un patrimonio di valori che va custodito e trasmesso”
Con questo discorso il Presidente della Repubblica sottolinea come non debba essere sottovaluatato il ritorno di sentimenti antisemiti e razzisti.

Ma in vista delle celebrazioni ufficiali previste per questo 73° anniversario della Festa della Liberazione, la Comunità ebraica comunica che non sarà presente alla celebrazione preceduta dall’omaggio del presidente della Repubblica alla tomba del Milite Ignoto:

“Non basta una nota ambigua in cui si invitano tutti a partecipare, perché in questa giornata bisogna portare rispetto alla Storia e ai suoi protagonisti. L’equidistanza tra i simboli di chi combatteva con i nazisti e quelli della Brigata Ebraica è inaccettabile e antistorica e se l’Anpi non ha la forza e la volontà di delegittimare la presenza di questi gruppi viene meno il senso di una manifestazione unitaria. Siamo grati alla Sindaca di Roma Virginia Raggi per l’impegno profuso in questi mesi nel tentativo di favorire un corteo unitario in occasione di questa Festa e ci rammarichiamo che, nonostante l’impegno dell’amministrazione, non sia stato possibile tornare al corteo unitario, ma purtroppo non ci sono le condizioni”.

La Comunità ebraica renderà omaggio alle Fosse Ardeatine e a Via Tasso ma , anche quest’anno, non parteciperà allo storico corteo organizzato dall’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia (ANPI), a causa della presenza di Associazioni filopalestinesi.
La presidente della comunità ebraica italiana, Ruth Dureghello, invita le istituzioni, i rappresentanti delle varie associazioni, i partiti e tutti i cittadini ad essere presenti in via Balbo, di fronte all’allora sede della Brigata Ebraica, alle ore 10.30, per una “Festa della Liberazione che torni ad essere di tutti“, sostenendo che l’Anpi, paragonando la Comunità Ebraica di Roma a una comunità straniera, è fuori dalla storia e non rappresenta più i veri partigiani.

Anche il Pd non sarà presente. Ad annunciarlo il presidente del Partito Matteo Orfini: “Purtroppo il corteo è diventato un elemento di divisione e non più di unione della città intorno ai valori della resistenza e dell’antifascismo. Non ci saremo. Da qualche anno le cose sono cambiate. In quel corteo sono aumentate le tensioni, le provocazioni, gli insulti e poco a poco ne è cambiato lo spirito”.

E puntando il dito contro l’ANPI afferma: “Non è il 25 Aprile a dividere. Non sono i valori dell’antifascismo. È la scelta di chi ha voluto cambiare la natura di quel corteo, scelta che ha ragioni che nulla hanno a che fare con il 25 Aprile. Noi celebreremo comunque il 25 aprile, come sempre. Onorando la lotta di Liberazione nei tanti luoghi della resistenza romana”.

In risposta il Presidente dell’ANPI di Roma, Fabrizio De Sanctis, afferma: “Siamo convinti che la loro partecipazione sarebbe rispettata da tutti, non accetteremmo aggressioni o insulti nei loro confronti. Tuttavia abbiamo più volte ribadito che non abbiamo intenzione di escludere la comunità palestinese dal corteo”.
Avranno dunque luogo due distinte manifestazioni alle quali, sia la sindaca di Roma, Virginia Raggi, che la Sinistra italiana, saranno presenti.

Il deputato e consigliere comunale di Roma, Stefano Fassina, dichiara in merito:
“È preoccupante l’assenza della Brigata Ebraica dalla manifestazione del 25 Aprile a Roma. La divisione delle iniziative è un indebolimento del fronte costituzionale, in una fase storica di riattivazione di culture, forze politiche e comportamenti autoritari e razzisti. Noi non ci rassegniamo a quanto accade e continuiamo il nostro impegno per superare le divisioni. Per promuovere il dialogo, parteciperemo sia alla manifestazione promossa dall’Anpi, l’associazione dei partigiani e delle partigiane italiane, custode della memoria e attenta alla sofferenza di chi oggi vive senza diritti, sia alla cerimonia organizzata dalla Comunità Ebraica a via Balbo”

“Sul 25 aprile si sono scritti trattati, pensieri, frasi, poesie, ciò che rimane è la conquista dell’uomo della sua libertà spinto, più che mai a ribellarsi a ideali in cui non credeva, ad una soppressione anacronistica. Dovremmo tutti imparare dalla storia, per trovare la forza di dire ‘no’ e lottare per la libertà.” (Stephen Littleword)

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