Riflessioni sui possibili scenari dell’alleanza militare.

Mentre i Paesi membri si riuniscono per celebrare il 70 ° anniversario della NATO questa settimana,c’è stato un simposio dove gli addetti ai lavori hanno cercato di delineare i potenziali sviluppi dell’Alleanza Atlantica.

Come dovrebbe investire il suo budget che aumenta sempre più? Quali nuove tecnologie sono necessarie per contrastare l’aggressione russa? Quali altre possibili minacce deve affrontare la NATO per garantire la propria sicurezza?

Se si pensa alla NATO come ad un programma per computer, la NATO 1.0 è stata la Guerra Fredda,con le due superpotenze in perenne reciproca allerta con l’Europa che faceva da spazio condiviso. La NATO 2.0 ha puntato invece su di una fase espansiva con operazioni antiterrorismo post 11 settembre in Afghanistan, Iraq e Libia. Ora siamo nella NATO 3.0, che si è rifocalizzata sull’Europa e sulla minaccia dell’aggressione russa come dimostrato con gli interventi in Moldavia, Georgia e soprattutto in Ucraina – non membri della NATO, ma partner della NATO.

Si potrebbe ipotizzare che la versione 4.0 della NATO in un intervallo di tempo di 10 anni potrebbe continuare a proteggere i suoi membri in Europa dalla pressione russa, ma anche molto più impegnata nell’Artico, investire in cybersecurity  e continuare ad affrontare la migrazione illegale e il movimento di gruppi terroristici .

La NATO potrebbe aggiungere altri membri come la Georgia, la Svezia o la Finlandia.

Le maggiori sfide a lungo termine potrebbero essere una perdita graduale di interesse da parte degli Stati Uniti per la tutela dell’Europa, come dimostra l’atteggiamento ambivalente dell’amministrazione del Presidente degli Stati Uniti Donald Trump . Ciò sarà aggravato dalla Brexit e da una volontà politica che cerca di ridurre il budget militare Nato al fine di soddisfare i bisogni sociali e infrastrutturali.

Le priorità saranno più incentrate sulla cybersecurity,sui veicoli senza equipaggio (dallo spazio al fondo del mare) e sulle forze speciali. Ci sarà un maggior interesse sulle capacità marittime e meno su quelle terrestri, a meno che l’atteggiamento russo non diventi particolarmente pericoloso.

La NATO compie 70 anni in un momento di profonda ristrutturazione globale. L’alleanza nacque durante l’egemonia statunitense e divenne il cuore pulsante della sicurezza dell’ordine mondiale liberale.

Quell’ordine sta svanendo velocemente.

Il mondo si sta trasformando in una realtà più multipolare, caratterizzato da un mix di competizione, conflitto e, auspicabilmente, ma non necessariamente, cooperazione duratura. Per adattarsi, la NATO deve cambiare radicalmente.

Il suo compito più urgente è quello di rivedere il “contratto sociale” che sostiene l’alleanza. Negli ultimi 70 anni, quel contratto prevedeva che gli Stati Uniti dovessero assumersi la parte maggiore per quanto riguarda la difesa in Europa. In cambio, gli europei hanno ampiamente accettato di perseguire le loro politiche estere in linea con gli Stati Uniti, anche quando, come spesso accadeva in Medio Oriente,i loro interessi non coincidevano con quelli di Washington.

La fine dell’ordine liberale internazionale, così come la conosciamo, significa che la cooperazione transatlantica diventerà ancora più vitale di adesso. Per mantenere un sano legame transatlantico, l’Europa dovrà assumersi maggiori responsabilità in materia di difesa e Washington dovrà avere maggiore rispetto per la ricerca di un’ autonomia europea. Sarà un percorso lungo e sconnesso, ma necessario.

In un mondo in cui i poteri illiberali, o almeno non liberali, svolgeranno un ruolo sempre più importante, gli europei e gli americani dovranno stare più uniti per proteggere i valori alla base dei loro sistemi politici ed economici. In termini di sicurezza, ciò richiederà una NATO ancora più forte nei 70 anni a venire.

Per sopravvivere, la NATO deve porsi una domanda fondamentale: quale ruolo avrà nella nuova lotta per il potere globale?

Durante la Guerra Fredda, la missione della NATO era di contenere e scoraggiare la Russia in Europa. In seguito divenne uno strumento per facilitare la trasformazione dell’Europa centrale e integrare la regione in Occidente; poi si è trasformato in una piattaforma per interventi militari americani-europei congiunti nei Balcani e in Afghanistan. Dal 2014, in seguito all’annessione della Crimea da parte della Russia e al suo attacco contro l’Ucraina orientale, la NATO ha ripreso la sua missione originaria: proteggere il territorio europeo dall’aggressione russa.

Ora, di fronte a cambiamenti significativi nell’ordine globale, ha bisogno di ripensare ancora una volta alla sua mission.

Gli Stati Uniti ,anche se è probabile che rimarranno il più importante partner europeo in materia di sicurezza , dovranno sempre più confrontarsi con la concorrenza della Cina. Anche la Russia, il suo concorrente nucleare, rimarrà in cima all’agenda di Washington. La NATO dovrà determinare dove si inserisce in questa nuova dinamica di potere.

In tal modo, la più grande sfida della NATO sarà quella di mantenere un alto grado di coesione e cooperazione con gli Stati Uniti e di resistere alle forze centrifughe che spingono l’Europa e l’America verso il divorzio. L’alleanza deve assicurarsi che Washington non perda di vista il valore della sua alleanza con l’Europa e che gli europei siano pronti a fare la loro giusta parte investendo considerevolmente in difesa.

Entrambe le parti hanno molto da perdere da un crollo delle relazioni: senza i suoi alleati di prim’ordine in Europa, gli Stati Uniti sarebbero molto più deboli e, senza l’ombrello nucleare statunitense, l’Europa non sarebbe in grado di resistere alla pressione russa e di mantenere la sua indipendenza.

In termini di come sarà la NATO, probabilmente non si sarà espansa ulteriormente, con la possibile eccezione di Finlandia e Svezia che vanno dal partenariato all’adesione. 

Più probabilmente gli Stati Uniti sposteranno la loro attenzione sempre più contro la Cina,quindi l’Europa avrà bisogno di assumersi responsabilità sempre maggiori, inclusa la propria difesa contro la Russia.

Gli unici potenziali candidati all’Alleanza sono la Bosnia-Erzegovina, l’Ucraina e la Georgia, che sono casi speciali a causa del territorio occupato dai russi. Dopo l’aggiunta della Macedonia e Montenegro, ci sarà probabilmente una pausa nelle ammissioni effettive. Se la Finlandia e la Svezia si sentiranno minacciate dalla Russia, potrebbero decidere di passare da partnership ad affiliazione.

In termini di spesa, gli Stati Uniti sono ancora al primo posto: aerei da trasporto, petroliere per il rifornimento, intelligence, sorveglianza e droni.

Un fattore molto importante sarà destinare una quota più alta di Pil per il budget NATO. Molti paesi sono ancora preoccupati per il terrorismo o le migrazioni illegali. Queste sono le sfide immediate che preoccupano l’area del sud Europa : gli spagnoli, gli italiani, i greci e i francesi.

La NATO ha collaborazioni con paesi dell’Europa meridionale, come il Dialogo Mediterraneo e l’Iniziativa per la cooperazione di Istanbul. Quindi nei prossimi 10 anni la NATO dovrebbe avere lo stesso livello di interesse che ha ora nell’Europa orientale.

Quando si tratta del futuro della NATO, i membri dell’alleanza, sono la più grande sfida. Se non prendono sul serio la loro sicurezza, metteranno in pericolo tutto ciò che è stato realizzato negli ultimi 70 anni.

La NATO oggi ha un potenziale bellico. La ragione per cui è sopravvissuta più a lungo di qualsiasi altra alleanza a carattere difensivo è che ha messo dei valori democratici, come la libertà di parola e la libertà di stampa, lo stato di diritto e un sistema giudiziario indipendente, la separazione tra chiesa e stato e, soprattutto, una tolleranza di opinioni contrarie , al centro della sua missione. Questi punti di forza devono essere protetti.

Stiamo entrando in un periodo di grandi cambiamenti geopolitici e non possiamo permetterci di farci condizionare da paesi illiberali. L’alleanza deve fare di più per mantenere le promesse fatte e condividere equamente le spese. Sebbene la NATO abbia una deterrenza militare molto elevata , ha anche punti deboli che gli avversari sanno come sfruttare. Cercano di interferire nelle elezioni, dominare le piattaforme online, sfruttare la corruzione e alimentare le reti criminali organizzate a livello mondiale. I carri armati e i missili non rappresentano una difesa contro le interferenze online e gli attacchi mirati alle infrastrutture.

Per affrontare queste sfide, bisogna dedicare più risorse all’intelligence. Aumentare l’efficienza nell’informare e istruire i paesi alleati , contrastare i pericoli online e rafforzare le difese delle istituzioni democratiche.

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha fatto capire che Washington non sarà sempre pronto in prima linea a proteggere l’Europa,anche se dovrebbe rammentarsi che i 70 anni di NATO sono stati uno dei migliori investimenti americani. Ma il suo atteggiamento ha avuto un lato positivo: ha spinto gli europei a spendere di più in difesa. Mentre entriamo nei prossimi decenni dell’alleanza, dobbiamo anche assicurarci di spendere i nostri soldi nel modo giusto.

Negli ultimi anni, la NATO si è giustamente concentrata per garantire che sia pronta a contrastare le minacce esterne e spostare agevolmente le forze attraverso l’Atlantico e il continente europeo. Guardando al futuro, l’alleanza ha bisogno di rivolgere la sua attenzione al rafforzamento delle sue capacità in nuove aree, come il cyber e lo spazio.

L’alleanza ha fatto passi da gigante per garantire che la sede della NATO e i suoi comandi operativi siano protetti dalle minacce informatiche. Il quadro tra i singoli alleati della NATO, tuttavia, è molto meno incoraggiante. Troppi paesi continuano a mancare di capacità informatiche difensive e offensive e pochi alleati stanno adottando le misure necessarie per ridurre le loro vulnerabilità .

Quando si parla di spazio, i paesi membri fanno molto affidamento sui satelliti per l’intelligence e la sorveglianza sulle missioni in luoghi come l’Afghanistan. I nostri avversari lo sanno e stanno costruendo armi per contrastare questi satelliti. La NATO ha bisogno di una politica spaziale che riconosca l’importanza dello spazio e delinei i modi in cui l’alleanza può ridurre le sue vulnerabilità. 

La NATO dovrà anche impegnarsi di più tempo nel dialogo con la Cina. Dati i massicci investimenti che la Cina sta facendo nell’intelligenza artificiale, nelle sue acquisizioni di tecnologie avanzate europee e nei suoi numerosi investimenti nelle infrastrutture europee, l’alleanza non può più permettersi di rimanere in secondo piano.

Per prepararsi alle sfide future, la NATO ha urgente bisogno di condividere informazioni su ciò che la Cina sta facendo in Europa, esaminare potenziali punti di influenza all’interno della comunità transatlantica e discutere su come possa rispondere alle potenziali minacce future degli investimenti cinesi.

Oggi la NATO deve affrontare il problema della sicurezza in maniera ancora maggiore: la Russia potrebbe destabilizzare vaste zone dell’Europa; instabilità attraverso la parte meridionale dell’Alleanza che alimenta il terrorismo; e nuove minacce informatiche e cibernetiche. Dal 2014 è impegnata in una trasformazione ambiziosa per far sì che possa affrontare queste minacce.

La spesa per la difesa è stata ulteriormente aumentata, con altri $ 100 miliardi investiti nel periodo 2016-2020. Ciò ha portato ad affrontare il problema critico della condivisione degli oneri tra gli alleati ed aggiornare l’obiettivo di spesa al 2% del Pil. Migliorerà inoltre notevolmente la capacità di preservare, per i prossimi 10 anni e oltre, la posizione della NATO come il più importante contributo alla sicurezza, stabilità e pace per quasi 1 miliardo di cittadini in Europa e nel Nord America.

L’acquisizione da parte dell’alleanza di capacità chiave che affrontano le carenze ha migliorato notevolmente la possibilità di sostenere le sfide future. La NATO ha rinnovato la propria attenzione sui requisiti di interoperabilità, integrando una strategia di investimenti a lungo termine in tecnologie all’avanguardia.

La rilevanza della NATO nei prossimi 10 anni dipenderà dalla sua capacità di continuare a reagire, adattarsi, modernizzare e riflettere gli interessi comuni degli alleati. Il suo investimento nel legame transatlantico sarà anche la chiave per il successo futuro. 

Per rafforzare la NATO nel prossimo decennio non bisogna focalizzarsi sugli eserciti: sono già abbastanza forti. Gli investimenti militari falliranno se, in tempo di crisi,i governi rischiano di essere ricattati e paralizzati dagli attacchi informatici. La sfida più pressante dell’alleanza consiste nel proteggere le reti IT critiche dei suoi paesi membri.

La crescente interconnessione delle reti civili critiche che gestiscono treni, ospedali e servizi pubblici è la più grande vulnerabilità. Gli avversari sarebbero sciocchi nel colpirci dove siamo relativamente forti. Invece, intraprenderanno il percorso di minor resistenza: interrompendo la fornitura dei servizi sanitari; colpire la fornitura elettrica ed il riscaldamento; e mandando in tilt la viabilità attraverso gli attacchi informatici.Bloccando le reti critiche, l’obiettivo dei nostri avversari è quello di dividere la NATO dall’interno. 

 Le compagnie di assicurazione dovrebbero insistere su standard di sicurezza internet più elevati. I governi dovrebbero pagare i gestori (per lo più privati) delle reti più importanti di un paese per avere accesso alle migliori competenze e assistenza IT. Ciò costerà denaro – e la maggior parte arriverà, presumibilmente, dai bilanci della difesa dei governi esterni.

 Gli alleati della NATO hanno ancora comunque carenze nelle capacità militari, compresi i mezzi per distruggere le difese aeree degli avversari. L’alleanza deve fare entrambe le cose,proteggere le infrastrutture critiche ed aumentare la spesa per la difesa nazionale.

Se la NATO vuole sopravvivere nel prossimo decennio, deve adattarsi a due grandi tendenze che stanno ridisegnando le relazioni transatlantiche.

Il primo è la spinta dell’Europa a diventare più indipendente militarmente. Washington vuole che l’Europa sia più autarchica in questo settore, investa nelle sue capacità di difesa territoriale nei confronti della Russia e si assuma maggiori responsabilità per il suo vicinato nel Medio Oriente e nel Nord Africa. Ma è anche diffidente nei confronti della spinta dell’Europa verso “l’autonomia strategica”, poiché ci sarebbe il rischio di veder diminuire le vendite nel settore militare americano.

Per rassicurare gli Stati Uniti, gli europei devono dimostrare chiaramente in che modo la UE riesca ad aumentare la spesa per la difesa nell’interesse della NATO. Gli americani, a loro volta, dovrebbero accettare che le loro richieste di una più equa ripartizione degli oneri porti inevitabilmente ad una maggiore indipendenza europea.

La seconda tendenza è la crescente preoccupazione americana per l’ascesa della Cina come rivale economico, politico e militare, che sta rimodellando il modo in cui vede la NATO e l’alleanza transatlantica.

Il segretario di stato americano Mike Pompeo ha dichiarato a febbraio che gli Stati Uniti avranno più rimostranze a collaborare con gli alleati europei che hanno procurato attrezzature per le telecomunicazioni Huawei. Alcuni a Washington vogliono anche che gli europei sostengano gli sforzi degli Stati Uniti per fornire sicurezza e proteggere le rotte commerciali in regioni come il sud-est asiatico. Sebbene la maggior parte degli alleati europei abbia poco da offrire militarmente nel Mar Cinese Meridionale, essi hanno un interesse a proteggere i loro sistemi politici dall’influenza cinese.

Se l’Europa e gli Stati Uniti si scontreranno su come trattare con Pechino, la NATO ne soffrirà senza dubbio. E’ fondamentale che la NATO si preservi da una possibile spaccatura transatlantica per affrontare la sfida di una Cina sempre più potente.

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