70.000 anni fa la prima rivoluzione culturale

A rivelarlo è lo studio di un team di ricercatori norvegesi

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Rivoluzione culturale

Le nuove tecnologie hanno reso possibile la scoperta di ulteriori indizi che avvalorano la tesi per cui 70.000 anni fa in Sudafrica avvenne una vera e propria rivoluzione culturale. A renderlo noto un nuovo studio di un’équipe norvegese. Ma perché accadde proprio 70.000 anni fa e perché è così importante?

Cos’è successo 70.000 anni fa?

A rivelare cosa accadde decine di migliaia di anni fa è uno studio pubblicato su Quaternary Research a firma norvegese. Attraverso l’analisi dei reperti rinvenuti nella grotta di Blombos in Sudafrica è stato possibile ricostruire la storia degli insediamenti umani al suo interno. Secondo la ricostruzione del team di Magnus Haaland, leader del progetto, la caverna nasconde nei suoi strati i resti di una rivoluzione culturale. Essa avvenne circa 70.000 anni fa, quando per mutamenti ambientali l’Homo sapiens perse un facile accesso alle fonti di cibo nella zona. Per sopravvivere i gruppi di cacciatori-raccoglitori dovettero imparare a collaborare e a scambiare informazioni tra di loro. Ne risultò uno sviluppo sociale e tecnologico e nacque l’arte. È a partire da questo momento che nella grotta di Blombos iniziarono a sedimentarsi gioielli e manufatti artistici. Secondo Haaland questi furono forse “La chiave che permise a Homo sapiens di sopravvivere in tempi difficili“.


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L’Homo sapiens e le sue origini


La prima opera d’arte mai esistita e la rivoluzione culturale

La grotta di Blombos non è avara di sorprese. Già nel 2002 gli archeologi vi rinvennero la prima opera d’arte scoperta sino ad ora. Si tratta di una silcrete, un materiale formato da ghiaia e sabbia cementate tra loro, su cui sono state tracciate nove linee di ocra rossa intrecciate. L’opera risale a circa 73.000 anni fa e dimostra che l’Homo sapiens fosse capace di formulare pensieri astratti già all’epoca. Ma in che modo gioielli e manufatti artistici costituirebbero una rivoluzione culturale? A spiegarlo è il professore Harari. Nel suo libro Sapiens, da animali a dei Harari scrive che oggetti simili sono la dimostrazione di una rivoluzione cognitiva che separò l’Homo sapiens dal resto degli animali. Essi provano infatti la capacità di creare realtà intersoggettive. Realtà non esistenti in natura, ma nemmeno soggettive poiché condivise dagli uomini, come ad esempio il denaro, le nazioni o i miti.

Un’opera d’arte in ocra rossa anche in Italia

Proprio collegata al mito, o meglio alla sfera rituale, è un’opera in ocra rossa rinvenuta nella grotta di Fumane (VE). La grotta venne utilizzata come riparo sia dall’Homo di Neanderthal che dall’Homo sapiens. E proprio a quest’ultimo è attribuibile il manufatto artistico, databile a circa 35.000 anni fa. L’opera ritrae una figura che ha fatto molto discutere gli studiosi. Per alcuni essa rappresenterebbe uno sciamano o comunque un operatore rituale, per altri un cacciatore o una madre con un bambino. Soprattutto qualora la prima interpretazione fosse quella corretta, l’opera costituirebbe un’antica testimonianza di una delle prime realtà intersoggettive ideate dall’uomo: la religione. I miti e le religioni infatti, come spiega Harari, cementano i rapporti tra gli esseri umani contribuendo a creare ampie comunità in cui gruppi diversi, per via delle comuni credenze, si fidano a vicenda senza che ogni individuo ne debba conoscere approfonditamente ogni altro.


Studio del team norvegese: Geoarchaeological investigation of occupation deposits in Blombos Cave in South Africa indicate changes in site use and settlement dynamics in the southern Cape during MIS 5b-4