6 Maggio 1861: nasce Rabindranath Tagore

Filosofo e poeta

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“sparirà con me ciò che trattengo ma ciò che avrò donato resterà nelle mani di tutti”

R. Tagore

Rabindranath Tagore nasce nel 1861 a Calcutta da una famiglia aristocratica e si rivelò presto un poeta precoce e sensibile, tanto da essere nominato, dopo gli studi in Europa, vicepresidente dell’Accademia di Lettere del Bengala. Nel 1901 si dedica alla scuola di Santiniketon con l’obiettivo di insegnare ai giovani secondo il cuore, nella gioia, nella libertà e a contatto con la natura. Anche in seguito a gravi lutti familiari, le poesie di Tagore si caratterizzano sempre più per temi filosofici e religiosi.

Nel 1913 ottiene il Premio Nobel per la letteratura e utilizza il ricavato per trasformare Santiniketon in una sorta di Università Internazionale, luogo di incontro dei popoli più diversi: il progetto si concretizzerà otto anni dopo. Nell’ultima parte delta sua vita Tagore compie viaggi in tutto il mondo, fino alla morte, che lo coglie il 7 agosto 1941.

Quale insegnamento ha lasciato Tagore?

Tagore fu sopratutto poeta, filosofo e studioso e ha lasciato un’eredità preziosa anche come educatore, non tanto per un contributo teorico, quanto per la sua attività diretta. In particolare, Tagore è stato portatore di un messaggio di solidarietà internazionale, che è più prezioso perché è nato in un contesto in cui il sentimento prevalente era l’odio per la dominazione straniera.

Come allievo di scuole inglesi, Tagore ha sperimentato un sistema scolastico oppressivo, e ha capito l’importanza del recupero delle tradizioni indiane. Egli contesta l’efficacia di un’educazione fondata su un modello occidentale, che si ritiene valido su scala universale, tale da essere esportato ovunque, come hanno sempre pensato i paesi colonizzatori. Il poeta si convince dell’importanza per l’educazione dei giovani di recuperare gli antichi principi indiani.

ll progetto educativo di Tagore unisce l’educazione ai bisogni dell’individuo, alla comunità, alla rinascita della propria memoria storica ed identità culturale, ma anche alle aspirazioni universali dell’umanità. L’educazione deve liberare gli individui dai pregiudizi che impediscono ai popoli di comunicare e capirsi; è necessario dare agli uomini una nuova fede e all’educazione grandi ideali.

Come scrive in Personalità (1917): “Fine dell’educazione è di dare all’uomo il concetto dell’unità del vero. Quando la vita era semplice, tutte le facoltà dell’uomo erano in perfetta armonia; ma da quando fu separato l’intelletto dallo spirito e dal fisico, la scuola trascurò completamente lo spirito: mirando unicamente a fornire delle cognizioni, accentua lo squilibrio delle facoltà. Io credo in un mondo spirituale, non come cosa staccata da questo mondo, ma come la sua più intima essenza”.

L’esperienza di Tagore resta valida soprattutto come ideale-limite: realizzare la sua scuola “isola felice” lontana dalle dinamiche del contesto sociale non è una strada educativa facilmente realizzabile e consigliabile. Resta, prezioso, il richiamo alla formazione ai valori tradizionali, al dialogo e all’armonia complessiva dell’educazione.

A Santiniketon Tagore mette in piedi una casa d’incontro per uomini di tutto il mondo, di qualunque credo religioso e appartenenza etnica, in un grande centro di cultura umanistica. Gli obiettivi di questa università mondiale sono favorire la conoscenza delle culture orientali da parte dell’Occidente e viceversa, e la realizzazione di condizioni di pace per il mondo attraverso l’integrazione reciproca di valori.

La cultura occidentale ha molto da offrire alle altre culture per la capacità tecnica e l’attitudine al pensiero scientifico che ha sviluppato, purché si tratti di un’integrazione e non della sostituzione con l’abbandono di una cultura per un’altra.

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