6 Aprile 2009: il terremoto fuori e dentro di me. Seconda parte.

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ADESSO DOVE VADO?

A casa di Alessia! non poteva andare diversamente, siamo praticamente cresciute insieme, a casa mia era accolta sempre come una di famiglia, cosa molto importante considerando che mio padre non sopportava gente a casa e si infastidiva pure se veniva a trovarci qualche amico.

Comunque Il suo quartiere è stato uno dei meno colpiti dal terremoto, laggiù sembrava quasi che non fosse successo nulla, le case non erano ridotte a pezzi, chiaramente i disagi relativi alla grande scossa c’erano tutti, mancava l’acqua ad esempio, anche se loro avevano una cisterna e per qualche giorno andammo avanti frazionando l’acqua per lavarci, si dormiva fuori visto che la popolazione fu avvertita di non rientrare assolutamente nelle case e così facemmo.

Le prime tre notti dormimmo in macchina, le scosse erano continue e a volte la notte mi svegliavo mentre la mia macchina ballava. Ricordo di aver provato una sensazione strana e rassicurante allo stesso tempo, stavo dormendo nel bel mezzo di un campo dentro la mia macchina, nulla di male poteva succedermi li dentro, così mi svegliavo un secondo, ballavo cullata da madre terra, come un bambino nella culla e quasi rassicurata mi riaddormentavo.

Passai solo 3 giorni a casa della mia amica, poi raggiunsi mio fratello. Ci sistemammo nel giardino di amici, in tende da camping, come appoggio avevamo la casa, c’era un bagno esterno dove ci potevamo lavare e un piccolo rustico dove mangiare. In casa non ci si entrava nemmeno per scherzo, troppa paura. Quelle che seguirono furono per me due settimane molto intense, non solo perché quella famiglia mi aveva accolta come una figlia e mi sono sentita davvero parte di loro e per questo ancora oggi li ringrazio, ma anche perché la mattina mi alzavo e andavo a fare volontariato (Caritas). Andavo a Pettino il mio quartiere, dopo tutto era assurdo stare li a piangermi addosso, meglio fare qualcosa di utile, io stavo bene, fortunatamente non avevo perso nessuno, ero forte e giovane. Poi io sono una persona che non riesce a stare ferma, con le mani in mano in nessuna occasione, quindi… Forse entrò in gioco anche un po’ di istinto di sopravvivenza perché trovarmi un’occupazione non mi fece affatto male, mi permise di mantenere più o meno il contatto con una quotidianità che era ormai del tutto scomparsa, sentendomi in fondo ancora viva, utile, auto sufficiente.

Riprendere in mano le redini della tua vita, e gestire le proprie giornate in maniera intelligente ed utile nonostante la situazione sembri non permetterlo è la cosa più intelligente che si possa fare in una situazione catastrofica, almeno dalla mia esperienza ho appreso questo. Questo perché ti da la forza per reagire, perché non ci si sente del tutto sperduti ed in balia degli eventi, inoltre fare qualcosa anche per gli altri ti fa sentire utile e ti riempie di gioia. Già feci l’errore di piangermi addosso in passato e tutta questa esperienza mi ha invece insegnato che piangersi addosso è davvero uno degli errori più grandi che si possano fare, si rimane intrappolati nel passato, non ci si rende conto del presente e non si lavora per il futuro.

La verità è che passai due settimane tra le più intense e belle della mia vita e che non potrò mai dimenticare. É paradossale, lo capisco!

Ma ero viva più che mai e cosciente più che mai di ciò che veramente valeva la pena nella mia vita e di ciò che amavo davvero. Mia madre e mio fratello, i miei amici, il mio uomo, le mie amatissime montagne, la natura che mi circondava, la mia amatissima ed ormai scomparsa città, erano cose per le quali davvero valeva la pena vivere.

Ma soprattutto per me, per me andavo avanti, perché me lo meritavo, perché ero cosciente che tutto prima o poi passa, che al bel tempo segue sempre la tempesta e che dopo, inevitabilmente, di nuovo sorge il sole… In un lento, continuo susseguirsi di stagioni. É il ciclo della vita e se sappiamo coglierne gli insegnamenti, se sappiamo fare tesoro delle esperienze che facciamo delle persone che incontriamo in momenti di grande crisi, ciò non può che fortificarci e renderci migliori. É la vita, e presto tutti sarebbero tornati a sorridere e a credere in essa e nelle sue molteplici possibilità. Io ci credevo, ci ho sempre creduto e sapevo che sarei rinata dalle mie ceneri come fa la fenice, una sensazione dentro, una forza che mi spingeva alla quale non so dare spiegazione… Forse Dio… Forse L’Universo… Forse la mia anima o semplicemente l’istinto di sopravvivenza, che è innato in ognuno di noi.

 

INVICTUS

Dal profondo della notte che mi avvolge,

buia come il pozzo più profondo che va da un polo all’altro,

ringrazio gli dei chiunque essi siano

per l’indomabile anima mia.

Nella feroce morsa delle circostanze

non mi sono tirato indietro né ho gridato per l’angoscia.

Sotto i colpi d’ascia della sorte

il mio capo è sanguinante, ma indomito.

Oltre questo luogo di collera e lacrime

incombe solo l’Orrore delle ombre,

eppure la minaccia degli anni

mi trova, e mi troverà, senza paura.

Non importa quanto sia stretta la porta,

quanto piena di castighi la vita.

Io sono il padrone del mio destino:

io sono il capitano della mia anima.

W.E. HENLEY

Questa poesia non l’ho scelta a caso, l’ho spesso usata come spinta a reagire, ogni volta che la leggevo, mi ricordava che non importa quello che ci succede nella vita, che sono io che decido se ridere o piangere, sono io che decido se voglio cedere o andare avanti o provarci una volta ancora, sono io che decido se lasciarmi morire di dolore sul pavimento o se rialzarmi dopo ogni caduta, sono io che stamattina nonostante come mi sento, ho deciso dopo un po’ di sconforto, di tornare a sorridere! Perché vale sempre la pena, sempre c’è qualcosa per cui essere grati.

Basta pensare ad un bambino che impara a camminare. Un bambino si rialza ad ogni caduta, imperterrito e coraggioso, non sente dolore. La vita lo chiama e vivere è più importante che lasciarsi sopraffare dalle difficoltà. Un bambino si rialza e cade fino al giorno in cui apprende a camminare! E noi dobbiamo essere così, dobbiamo essere dei bambini che imparano a camminare. Anche se siamo invecchiati il nostro bambino interiore è ancora li a darci tutto il coraggio per avanzare nella nostra esistenza, anche se spesso non lo ascoltiamo, lo abbiamo soffocato con le nostre convinzioni pessimiste ed auto castranti.

INVICTUS. Questo è l’atteggiamento che voglio avere e questo è l’atteggiamento che mi ha permesso di sopportare grandi sofferenze interiori senza mai cedere completamente al dolore e rialzandomi da terra. La rabbia a volte mi ha accecata e anche oggi a volte lo fa, sono umana e non intendo elevarmi al di sopra degli altri, i sentimenti sono reali, sono presenti, ci aiutano ad evolvere, vanno ascoltati e meritano di sfogarsi. Sono cosciente di essere la padrona del mio destino, il capitano dell’anima mia. Voglio scriverlo qui oggi, faccio un patto con me stessa: Francesca non ti lascerò mai sola, sempre sarò al tuo fianco e sempre ti aiuterò ed appoggerò. grazie per essere come sei, per tutto quello che sei stata, sono fiera di te, GRAZIE! GRAZIE! GRAZIE!

Se il mio esempio può servire a qualcuno, vi dico solo: fatelo, non dovete sentirvi sciocchi, fatelo, date a voi stessi il vostro personale appoggio giornaliero. Perché nessuno può animarvi e credere in voi davvero, se prima non lo fate voi. Siate il vostro primo aiuto, il primo amico e il primo amore, sempre! E poi sforzatevi di aiutare il prossimo, poiché l’uomo non è nulla se non condivide. Siate amichevoli e amate il vostro prossimo, sforzatevi anche se dentro di voi c’è una forza… Una forza oscura, una rabbia, un vuoto che diventano freddo, ghiaccio impenetrabile, indifferenza.

SPAVENTATO

E’ un bambino spaventato

quello che mi sta guardando-

Mi sta chiedendo aiuto,

ma non lo posso ascoltare

E’ fuggito dalla sua galera,

fatta di indifferenza e paura.

Ha mangiato alla mensa di giuda.

Ha cercato la via più lunga per giungere

alla casa

del Dio

dei bambini soli.

Ha bussato alle porte del paradiso

ma ora è sconvolto per quello che sta guardando:

La sostanza del tempo è come il vento,

il freddo gelo definisce i contorni

di un inverno annoiato-

Smarrito nel limbo

dei sempreverdi ricordi.

Origlia alle porte del cielo

nelle colline dell’Ade,

bambino deluso da troppe promesse

da resti di un mondo distrutto.

Resta e sconvolgimi l’anima.

Stanotte sei con me,

ed urlo di dolore

misto ad incanto

Ma devo andare avanti

per restare viva.

E’ un bambino spaventato

quello che mi sta guardando.

Mi sta chiedendo aiuto

ma non lo posso ascoltare.

E’ fuggito dalla sua galera

fatta di indifferenza e paura.

Ha bussato alle porte del paradiso

ma ora è sconvolto

per quello che sta guardando.

Nuovi mondi a scoprirmi.

E leccare quel dolce sapore di cammini iniziati

nel lento giro di soffioni che in aria volteggiano

(Francesca Luisi)

(tratto da I Poeti contemporanei n. 180, Edizioni Il Cigno, raccolta di Elio Pecora)

QUE VIVA ESPAÑA!

Mai, dico mai.. avrei immaginato di ritrovarmi un giorno in quel grande paese (con i suoi pregi ed i suoi difetti) che è la Spagna! Eppure ero li…

Il 22 aprile 2009 presi un aereo per volare verso la città di Zaragoza, dove mi aspettava il mio amato compagno per portarmi nella Rioja, la terra del vino! I miei buoni propositi fino al giorno prima del terremoto erano quelli di trovargli un lavoro a L’Aquila e di portarlo li da me. Ma la vita sempre ci stravolge i piani. Il terremoto è stato davvero un grande calcio nel sedere per me, mi ha scossa nel vero senso della parola, mi ha obbligata a fare delle scelte risolutive e ad accettare un cambiamento importante che già era nell’aria ma che non avevo il coraggio di accettare ed affrontare. Perché il vento ci soffia contro? Credo semplicemente che ciò avvenga perché spesso e volentieri quello che vogliamo o meglio “crediamo” di volere non è giusto per noi. Sono convinta che ci sia un’intelligenza superiore, ognuno la interpreti come vuole, che in qualche modo ci guida nel bene e nel male verso quello che è il nostro cammino su questa terra ed in questa dimensione. Improvvisamente succede qualcosa anche di forte che ci costringe a rivedere i nostri piani per riportarci su di una strada che avevamo erroneamente abbandonato. O che non eravamo mai stati capaci di intraprendere.

LONTANA DA CASA

Il mio primo mese in Spagna fu duro, anche se ricco di novità e quindi anche molto stimolante dal punto di vista della mia “bambina interiore” tutta presa dall’ignoto e dalla lontananza da casa. Comunque una situazione paradossale e grottesca poiché io ero sconvolta dagli accadimenti e non stavo tanto bene, avevo bisogno di riposo fisico e psicologico, bisogno di dormire in un letto vero e sentirmi a casa. Ma ero ospitata da estranei! E sembrava pesasse molto la mia presenza. Che gran guaio!

Dopo qualche giorno mi ritrovai nella seguente situazione: la mattina uscivo per andare girovagando per la città, senza potermi appoggiare in un posto dove riposare il corpo e specialmente la mente che era davvero tanto stanca (ancora dovevo metabolizzare il grande cambiamento, nuova città, nuova nazione, usi e costumi, lingua e mentalità diverse; Nonché la lontananza da tutte le persone che amavo, ed ancora peggio la lontananza dalla mia amatissima città che oramai esisteva solo nella mia testa, nei miei ricordi). Comunque circa un mese dopo noi ce ne andammo a vivere in un piccolo mini appartamento (un estudio ): una camera, una cucina-salotto ed un bagnetto ma era il nostro piccolo angolo di paradiso, che bello! Dopo tutto quel che avevamo passato, un posticino piccolo piccolo dove stare stretti stretti insieme. Ma adesso avevo tempo per stare sola e per pensare, ed arrivò la nostalgia, non dormivo la notte, mio fratello mi mancava tremendamente, ed anche la mia città e mia madre… Mi sentivo sola come non mai, non riuscivo a comunicare con il prossimo come avrei voluto perché stavo ancora imparando la nuova lingua e mi sentivo soffocare… Nonostante tutto iniziai a fare volontariato in Caritas (ridondanza) e come già successe a L’Aquila dopo il terremoto questo fu motivo di soddisfazione, mi fece sentire bene aiutare come potevo. E mi aprì molte porte.

 

LA NOSTALGÍA….

Che male che mi fai stasera (12/05/2009)

Nostalgia.
Tenue luce dall’opaco colore
Un vuoto incolmabile che strazia l’anima.
Nel lento canto di morte e dolore.
Preludio e folgore di vite finite,
spezzate,
sotto le macerie…
smarrite.
Forza ed impeto di un natura così sconvolgente.
E poi ricordi…
Gioia e dolore!
Ricordi…
Amore!
Ricordi
Mio fratello, le risa, mia madre, i pianti, gli amici.
E gli odori, la luce, le montagne, i colori…
E roccia.
Dura roccia.
Che male che mi fai stasera.
L’Aquila bella mè.
Francesca Luisi nata a L’Aquila 08/05/1977.

(tratto da I Poeti contemporanei n. 180, Edizioni Il Cigno, raccolta di Elio Pecora)

Scrivo, quando mi sento turbata, quando mi sento triste, scrivo. Lo faccio fin da quando avevo 15 anni. É una voce interiore che mi parla in questa lingua sconosciuta, quella dell’anima credo, mi parla in versi e suggestioni così prendo la penna e scrivo. Avevo molte poesie, di quando ero ragazza ma un giorno tornai a leggerle, lessi il mio passato, un passato pieno di rabbia, non mi piaceva quello che lessi. Allora presi quei quaderni tanto gelosamente custoditi e li feci a pezzettini, buttai tutto nel cestino dell’immondizia.

Immondizia, il mio passato scritto su delle pagine che parlavano di me, mi pareva immondizia a quei tempi. Una moltitudine di frasi sconnesse ed infelici, rabbiose, asfissianti! Sentimenti espressi che mi facevano sembrare debole e sciocca pensavo… In alcuni tratti persino banale. Ma mi sono ripromessa di continuare a scrivere e di non gettare mai più il mio passato nell’immondizia, solo di accettarlo, evolvermi ed andare avanti. Non strapperò più i miei pensieri. Perciò oggi pubblico queste righe.

Adesso, dopo tanti anni da quel famoso sisma, sono di nuovo nella mia amata l’Aquila, il mio compagno di allora non c’è più, la vita qui è dura, si fa fatica a riprendersi economicamente, ma io sono tornata per restare, perché io L’Aquila bella mé non ti riesco ad abbandonare né so se ci riuscirò mai…

Sono successe molte cose nel frattempo, tra il 2009 ed il 2018, ma quella signori miei, quella è un’altra storia!

 

Ringraziamenti speciali ad autori ed amici che mi hanno illuminato in quegli anni:

  • Louise L. Hay
  • Osho
  • Brian Weiss
  • Ronda Byrne
  • Barnabé Tierno
  • Fracesco Guarino.

Autori che mi hanno ispirata ed aiutata con i loro libri nel lungo cammino verso la presa di coscienza e l’accettazione del mio essere, spirituale, fisico e mentale.

  • Il mio spirito guida (o per chi preferisce Angelo Custode) che e sempre con me.

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