53 attivisti di Hong Kong sono stati arrestati

53 attivisti di Hong Kong sono stati arrestati in un'enorme repressione. Cosa ne sarà della democrazia?

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53 attivisti di Hong Kong

53 attivisti di Hong Kong sono stati arrestati. Questo evento ha dato il via alla più grande repressione avvenuta dalla nascita della Legge sulla Sicurezza Nazionale. Tra le persone arrestate troviamo attivisti e politici. Come possiamo immaginare, stavano tutti lottando per la democrazia.

Tutta colpa delle primarie

1.000 poliziotti hanno fatto un’imboscata in 72 sedi diverse della città. In alcune di queste, diversi attivisti stavano organizzando delle “primarie” non autorizzate. Lo scopo di questi ritrovi era scegliere i candidati dell’opposizione prima delle prossime elezioni. Tutti i partecipanti sono stati accusati di aver cercato di rovesciare il governo. Conoscendo la tragica situazione di Hong Kong, non dovrebbe sorprenderci dell’assurdità della cosa. Trovare un’opposizione da far partecipare alle elezioni dovrebbe essere una cosa normale no? No, o almeno, non ad Hong Kong. Pechino ha subito difeso gli arresti di mercoledì, giustificandoli come: “Forze esterne di individui che minavano alla stabilità e alla sicurezza della Cina“. Dietro a queste parole, noi possiamo vedere solo la cruda verità: i timori di molti erano reali. La “nuova” legge cinese, sarebbe stata utilizzata contro chiunque si opponesse all’establishment.

Chi sono i 53 attivisti di Hong Kong?

Tra i 53 arrestati troviamo numerosi giovani. Per citarne alcuni, c’erano grandi personaggi dell’opposizione come: James To, Lam Cheuk-ting, Claudio Mo e Benny Tai. Tuttavia, c’era anche un avvocato per i diritti umani e due accademici che dovevano curare le strategie elettorali. In questo lungo elenco, compaiono anche diversi giovani attivisti pro-democrazia. Pian piano, tutti gli oppositori della Cina stanno venendo arrestati. Questi arresti di massa hanno causato un grande clima di terrore, che di sicuro, non invoglierà molte persone a continuare a lottare. Infine, sono andati in prigione anche i 13 candidati alle primarie. Alcuni organi di stampa che pubblicavano annunci sulle primarie, sono stati obbligati a consegnare tutte le informazioni.

Una lotta per l’alternativa

Ognuna di queste persone ha lottato per qualcosa di ben preciso, per un’alternativa. Una seconda via, che non fosse controllata e soppressa da Pechino. Questa seconda via avrebbe condotto alle elezioni che l’estate scorsa sono state rinviate a causa del coronavirus. A luglio, c’erano state delle piccole primarie. Più di 600.000 persone ci hanno creduto e hanno votato. Tuttavia, molte delle figure candidate a quelle primarie sono scomparse durante la corsa. Tra questi troviamo Joshua Wong, il giovane volto della democrazia di Hong Kong. Già allora, il leader della regione Carrie Lam aveva avvertito i sovversivi: sarebbero stati repressi. Una minaccia che è diventata realtà.

I 53 attivisti di Hong Kong ci insegnano qualcosa

Guardando il documentario su Joshua Wong, si può notare come i primi che lottano per la democrazia sono proprio quelli che non l’hanno mai vista. Giovani, studenti di 14, 15 o 16 anni. Radunati nelle piazze sotto la pioggia a chiedere al governo di non insegnargli ad essere quello che non sono. Gli adulti avevano paura, gli adulti li guardavano con paura e un po’ di ammirazione. La nuova legge cinese ha bruciato quelle speranze e spazzato via le tende nelle quali dormivano i giovani attivisti. Quella misura così controversa, può arrivare e punire chiunque. Tuttavia, questi ragazzi che non hanno mai visto la democrazia desiderano essere liberi. Noi intanto, la accusiamo, la condanniamo, diciamo di continuo di essere in una dittatura. Come se noi avessimo mai provato il terrore di non poter esprimere le nostre opinioni.


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