50 anni fa nasceva lo Statuto dei lavoratori

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Il 20 maggio di 50 anni fa veniva approvata la legge 300/1970, meglio nota come Statuto dei lavoratori. Con questo si diede piena attuazione alle disposizioni previste dalla Costituzione che erano a lungo rimaste solo parole su carta.

Storia e riforme successive

I suoi articoli diedero vita ad uno dei provvedimenti più avanzati in materia del lavoro. Con l’art.1, infatti, venne sancita la libertà d’opinione del lavoratore. Si trattò di un passo fondamentale per impedire che il lavoratore venisse discriminato per le sue opinioni politiche o per il suo credo religioso. All’art.2 venne previsto il divieto per il datore di lavoro di controllare i suoi dipendenti attraverso il ricorso alle guardie giurate. L’art.4 proibiva l’uso di impianti audiovisivi per sorvegliare le attività dei lavoratori e il famoso art.18 prevedeva il reintegro del lavoratore in caso di licenziamento illegittimo.

Lungo è stato il percorso che ha portato all’approvazione di questo statuto, ma diverse sono anche state le riforme successive.

L’articolo 18, per esempio, è stato più volte oggetto di riforma. Con la legge Fornero, infatti, è stata introdotta una casistica che prevede che in certi casi di licenziamento illegittimo il lavoratore non sia reintegrato sul luogo di lavoro. Al posto della reintegrazione è infatti prevista l’erogazione di un indennizzo economico. Ma la legge Fornero non è stata la sola a modificare l’art. 18. Con il Jobs Act, durante il governo Renzi, infatti, tutte le tutele previste dalla norma sono state congelate per i contratti stipulati dopo il 1 marzo del 2015.

L’approvazione dello Statuto è stata sicuramente un grande passo per il nostro paese, ma oggi è sufficiente? Abbiamo forse bisogno di un nuovo Statuto?

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