5 Giugno 1981, l’AIDS parte da qui.

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È il 5 Giugno del 1981 quando dagli Stati Uniti arriva una notizia che si diffonderà in poco tempo. Questa notizia prende il nome di AIDS, una dolorosa malattia che ancora oggi non ha trovato cura. L’ AIDS fu per anni la causa di atroci sofferenze, polemiche e discriminazioni, rendendo per un lungo periodo la nostra società non curante di ciò che stesse realmente accadendo.

IL VIRUS E LA MALATTIA

L’ AIDS (Acquired Immune Deficiency Syndrome – Sindrome da Immunodeficienza Acquisita) è una malattia del sistema immunitario che colpisce le cellule, rendendo l’organismo estremamente suscettibile alle infezioni. La causa scatenante deriva da un virus chiamato HIV. L’infezione si localizza in alcune cellule del nostro sistema di difesa ed il virus si moltiplica al loro interno, distruggendole progressivamente. La diminuzione di esse porta, nel corso degli anni, alla comparsa di malattie infettive che riguardano polmoni, cervello, intestino o sangue. Questo indebolimento può causare anche la comparizione di diversi tumori. La presenza di queste malattie e questi disturbi è la fase finale chiamata, appunto, AIDS.

Il virus si trasmette attraverso rapporti sessuali non protetti con una persona infetta, con lo scambio di siringhe contaminate, attraverso il contatto del sangue con le mucose e tramite trasmissione verticale tra madre e figlio durante la gravidanza.

L’origine di questo male fu noto agli scienziati solo due anni dopo, nel 1983. La causa era il virus dell’HIV (virus dell’Immunodeficienza Umana) e deriva dal virus di Immunodeficienza delle Scimmie, SIV.

KOPROWSKi E HOOPER

 Come sia stato possibile trasmettere all’uomo un virus appartenente ai primati, fu un interrogativo che suscitò l’interesse di diversi giornalisti. Uno degli esempi più eclatanti riguarda lo scienziato Hilary Koprowski che si confrontò pubblicamente durante una conferenza stampa nel Settembre del 2000 con il giornalista Edward Hooper.

Fu un dibattito molto acceso quello tra le due parti: Il primo un famoso scienziato che negli anni ’50 si impegnò per trovare il vaccino contro la Poliomielite, una malattia che colpisce prevalentemente i neuroni motori del midollo spinale; l’altro un giornalista che si recò in Congo per affinare alcune ricerche con l’intento di dimostrare che lo sfruttamento del tessuto derivante dagli scimpanzè per curare la Poliomielite, fu la causa del contagio di AIDS ed HIV nell’uomo. Durante la conferenza Koprowsky ebbe la meglio e non fu la prima volta. Nel 1992, infatti, fece causa al giornalista Tom Curtis e alla rivista Rolling Stones dopo una serie di articoli e lettere in cui veniva accusato di aver compiuto la medesima azione, vincendo per la cifra simbolica di un solo dollaro.

L’esito della conferenza lasciò Hooper senza possibilità di replica e la sua teoria venne dichiarata infondata; nonostante ci siano state testimonianze di altri scienziati e collaboratori di Koprowski a favore del giornalista, le affermazioni scientifiche asserite durante il dibattito sono risultate necessarie per prendere una posizione ben precisa.

LA SOCIETA’

Mentre negli Stati Uniti si iniziò a parlare del virus nel 1981 con la morte di cinque ragazzi a Los Angeles, in italia il primo servizio a riguardo ci fu nel 1983, rivolgendosi per lo più solo ad una parte della popolazione, ossia quella omosessuale. Ma la diffusione mediatica arrivò presto, quando l’attore Rock Hudson morì a causa del virus. L’AIDS ora riguardava gay ed etero. Se ne iniziò a parlare in ogni angolo, in ogni rete ed in ogni spazio pubblico del mondo. Nel 1985 era già considerata un’epidemia. Le persone dichiararono di aver paura del contagio anche solo con una stretta di mano, convinzione che creò numerosi problemi per chi, invece di essere discriminato, aveva solo bisogno di cure adeguate.

Le televisioni italiane vedevano trasmettere spot pubblicitari in cui si raccomandava l’uso del preservativo, e di prestare attenzione sull’uso di siringhe altrui. Nei canali esteri alcuni spot, quasi terroristici, fecero scorrere immagini crude e suggestive.

Il 20 Luglio del 1988 la Campagna del Ministero della Sanità manda in onda uno spot che promuove, nuovamente, l’uso del profilattico; spot che susciterà scandalo all’interno del Vaticano cui risposta sarà quella di praticare l’astinenza sessuale.

Ma nessuna pubblicità di nessuna rete televisiva bastò a placare la convinzione popolare di come avvenisse il contagio. Venne addirittura fatta una petizione per chiudere una casa all’interno del parco di Villa Glori, situata nel quartiere Parioli di Roma, in cui alloggiavano ben 9 persone bisognose di cure.

Donat Cattin inviò una lettera nelle case degli italiani per placare quest’ondata di allarmismo, suggerendo di condurre una normale vita sessuale.

Il pensiero popolare era diviso a metà.

All’interno delle carceri i tossicodipendenti, che costituivano un buon 23% dei detenuti di cui molti sieropositivi, non sempre riuscivano ad avere le cure necessarie.

NO ALLA PAURA

Prima che qualcuno decidesse di mostrare il proprio volto e far sentire la propria voce passarono anni. Nel 1991 alcune persone infette si fecero coraggio e si dichiararono. Non erano solo persone malate, erano prima di tutto persone. Enzo Biagi fece un servizio televisivo cui protagonista fu un uomo infetto da HIV che raccontò la propria storia, interrogandosi su quando, e se, si sarebbe mai trovata una cura.

Serate di beneficienza, trasmissioni in cui il ricavato veniva donato alle associazioni, cartelloni pubblicitari di brand noti che si esponevano senza riguardo. Ma non tutti furono d’accordo con i media circa il modo di trattare l’argomento, ed esposero questo pensiero mostrando striscioni sui balconi delle case durante programmi svolti in piazza, per palesare un dissenso derivato dal dubbio che stesse diventando solo una questione di buisness.

L’AIDS causò migliaia e migliaia di vittime ed è un male per cui, tutt’oggi ancora non c’è una cura. Sicuramente l’evolversi della ricerca scientifica ha permesso grandi passi avanti, i farmaci che consentono di vivere meglio nonostante il virus dell’HIV ne sono un grande esempio anche se i costi di questi medicinali, arrivati in Italia dagli Stati Uniti nel 1995, sono molto alti.

Oggi non si parla più di questo problema, come se tutto quello per cui si è lottato negli anni fosse quasi dimenticato. Raramente vengono girati spot che raccomandano l’uso del preservativo, un’ottima prevenzione per questa terribile piaga sociale.

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