Una donna di 49 anni, residente a Bra in Provincia di Cuneo, è stata sottoposta a fermo ed ora si trova nel carcere di Torino: è accusata di tentato omicidio aggravato nei confronti del marito 55enne.

Tale episodio risale a fine Dicembre 2018, quando la Direzione Sanitaria dell’Ospedale di Bra (Cuneo) ha allertato le Forze dell’Ordine, allarmata dagli esiti degli esami del sangue dell’uomo.

La vicenda inizia ad Ottobre dello stesso anno quando l’uomo, D. D., viene ricoverato nel nosocomio Braidese in seguito ad una intensa crisi respiratoria causata da una polmonite. La situazione è grave e richiede il trasferimento prima all’Ospedale di Savigliano (Cuneo) e poi alle Molinette di Torino.

Durante le settimane successive le condizioni dell’uomo migliorano, questo gli consente di tornare a Bra ricoverato nel Reparto di Medicina Semintensiva.

Poco prima delle dimissioni, però, dagli ultimi esami appaiono valori fortemente fuori scala; questi ultimi hanno fatto scattare la segnalazione ai Carabinieri e l’inizio delle indagini.

Dai risultati, si vede ch nel sangue della vittima sono presenti sostanze anticoagulanti, le quali non gli erano mai state prescritte, farmaci antiglicemici e una sostanza presente nel veleno per topi, il bromadiolone.

Il Comandante dei NAS, Colonnello Biagio Carillo, ha battezzato l’intervento con il nome “Mantide”. Le indagini hanno portato, nel giro di poche ore, al fermo della donna ed al successivo arresto.

Dagli esami appare che la situazione in cui versa l’uomo non può essere fisiologica, si sospetta alla presenza di un esterno che interviene sul quadro clinico.

Le indagini proseguono con l’installazione di telecamere nella stanza dell’uomo. Inizialmente non si esclude nessuna pista: dall’uomo che assume i farmaci spontaneamente al personale sanitario che li somministra. Invece le telecamere rivelano essere la moglie l’unica responsabile.

Dal video diffuso dagli inquirenti si desume che la donna, D. L., portava un thermos argentato presumibilmente con all’interno una bevanda alterata. Inoltre, dalla tasca, sembra che estraesse una bustina contenente una polvere; quest’ultima veniva aggiunta ai pasti dell’uomo a sua insaputa.

Il Comandante Biagio Carillo afferma di aver agito con estrema tempestività, bloccando la donna con le sostanze addosso.

L’accusa è di tentato omicidio aggravato dalle condizioni precarie dell’uomo.

Il movente non è ancora chiaro: la donna avrebbe detto di aver agito per aiutare il marito, ma tale risposta è stata valutata illogica. Sono in corso le indagini per capire principalmente il movente e anche se ci sono dei complici.

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