44 militari morti in attacco talebano nell’Afghanistan settentrionale

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Almeno 44 soldati afghani sono morti nell’attacco sferrato nelle prime ore di questa mattina dei talebani ad una base militare nella provincia settentrionale di Baghlan. La notizia è riportata dai media locali. L’attacco è stato rivendicato dal gruppo per bocca del portavoce Zabihullah Mujahid, che su twitter ha confermato attacco e numero delle vittime. Almeno 35 soldati e 9 uomini della polizia sono caduti nell’attacco.

Nei giorni scorsi l’assalto talebano alla città di Ghazni ha causato centinaia di morti. Definito “una catastrofe” dal New York Times, è costato all’esercito afghano oltre 200 uomini. L’assalto alla città (270.000 abitanti, 200 km a sud della capitale Kabul), sferrato da circa un migliaio di combattenti talebani e durato 4 giorni, ha reso necessaria la strenua resistenza delle forze afghane e l’intervento aereo delle truppe statunitensi per essere infine respinto. I talebani continuano così a tenere sotto scacco le forze di sicurezza in diverse provincie del paese.

L’offensiva si inserisce perfettamente nel contesto della situazione venutasi a creare nel paese durante tutto l’arco del 2018 e che è andata ad aggravarsi negli ultimi mesi. Con l’intensificarsi dell’attività americana nel teatro bellico afghano in funzione antitalebana sotto l’amministrazione Trump si è di conseguenza infittita l’attività talebana. La nomina di Mike Pompeo a Segretario di Stato USA ha dato nuova linfa all’attività militare statunitense all’estero, sia per via diplomatica, sia sul campo.

Nello specifico tra Afghanistan e Pakistan sono aumentati esponenzialmente gli attacchi con droni ai vertici delle organizzazioni ribelli, separatiste o considerate terroristiche dagli USA. In risposta  a questa rinnovata politica dell’ammnistrazione Trump i talebani hanno annunciato nuovi attacchi suicidi in tutto il paese. La stessa capitale afghana Kabul è stata bersaglio del terrorismo talebano, operazione questa volta a dimostrare a USA e NATO la propria forza e il proprio radicamento sul territorio.

La leadership talebana ha comunque rivendicato soltanto attacchi che coinvolgono forze militari e di polizia, guardandosi bene dal confermare attacchi su bersagli civili. Il movimento politico-religioso dei Taliban (letteralmente “gli studenti”, a sottolineare la loro natura di religiosi islamici) ha bisogno infatti di legittimare se stesso prima di tutto davanti alla popolazione, memore della loro passata attività terroristica anche contro i bersagli più sensibili.

In secondo luogo hanno ora più che mai bisogno di darsi una stabilità interna, essendo lo stesso movimento Taliban dilaniato da dispute e lotte interne. La più importante di queste è quella per la successione seguita all’annuncio della morte del Mullah Omar, leader dell’organizzazione dal 1994 al 2013, anno della sua morte. Dal 1996 Omar aveva guidato, in virtù del suo ruolo ibrido di leader politico e guida spirituale all’interno del movimento, l’Emirato Islamico dell’Afghanistan in qualità di Capo del Consiglio Supremo. carica questa da cui venne destituito a seguito dell’intervento americano nel Paese, continuando a guidare i talebani in clandestinità.

Fonti vincine alle forze di sicurezza afghane hanno confermato, trovando poi riscontro da parte dei talebani stessi, la morte del Mullah Omar. Morte che sarebbe avvenuta nel 2013 nella città pakistana di Karachi, per tubercolosi.

Alla diffusione di questa notizia, nel 2015, gli stessi talebani disorientati hanno cominciato a fronteggiarsi per far prevalere la leadership di questo o quel mullah, di questa o quella fazione. Lo stesso Mullah Mansour, successore di Omar alla guida del gruppo, è stato ucciso da un drone USA nel 2016, dopo un solo anno alla guida dei talebani. Nonostante Obama sperasse che l’assassinio di Mansour conducesse a un processo di pacificazione nel paese ciò ha portato soltanto allo spaccarsi in due del movimento, che da quel momento porta avanti attacchi sempre più sanguinari contro militari NATO, forze afghane e, checché ne dicano i maestri della propaganda talebana, anche civili.