415 milioni i bambini vittime della guerra

Secondo un rapporto di “Save the Children” sono almeno 415 milioni i minori costretti a crescere in zone di conflitto tra abusi sessuali e reclutamento nei gruppi armati. I bambini più colpiti sono in Africa

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1 bambino su 6 a livello mondiale – circa 415 milioni in totale – sta vivendo in zone di conflitto. Si stimano a 10’000 i minori colpiti nei combattimenti nel 2017, 100’000 i neonati che muoiono ogni anno per conseguenze – dirette e indirette – delle guerre, soprattutto malattie e malnutrizione.
E non migliorano i dati raccolti nel 2018, che superano di oltre il doppio dell’ammontare registrato nel 1995, secondo quanto recentemente reso noto dalla ONG Save the Children.

È impressionante che il mondo rimanga a guardare mentre i bambini sono presi di mira senza conseguenze”, ha dichiarato Inger Ashing, la Responsabile di Save the Children International, in un comunicato. “Dal 2005, almeno 95’000 bambini sono rimasti uccisi o menomati, decine di migliaia rapiti, e a milioni di bambini è stato negato l’accesso all’istruzione primaria o ai servizi di assistenza sanitaria dopo che sono stati colpiti gli stessi ospedali”.

Inger Ashing, CEO per Save the Children International

Afghanistan, Yemen, Sud Sudan, Repubblica Centrafricana, Repubblica democratica del Congo, Siria, Iraq, Mali, Nigeria, Somalia sono le zone dove si perpetrano le maggiori violazioni.

I casi di “violazioni gravi” contro i minori sono aumentate del 170% dal 2010, secondo quanto riportato dall’ultimo studio pubblicato dalla ONG, col titolo “Stop alla Guerra contro i Bambini”.
Secondo gli ultimi dati “Dal 2010 c’è stato un incremento del 34% del numero di bambini che vivono nelle zone di conflitto”.

La Ashing ha anche aggiunto che “la distruzione delle giovani vite” continuerà fino a che i governi di tutto il mondo non decidano di mettere in atto misure concrete per la protezione dei minori e ha ribadito la necessità che gli artefici delle violazioni siano chiamati a risponderne.

A soffrire maggiormente sono i bambini africani. I minori in Africa sono infatti i più colpiti, con 170 milioni che stanno tuttora vivendo in zone di guerra.
Nel Medio Oriente circa 1 bambini su 3 è circondato dai conflitti armati.

Il rapporto di Save the Children ha altresì registrato l’ammontare di bambini costretti a convivere con il rischio costante di essere uccisi o mutilati e sopportare gravi violazioni dei diritti umani, quali il reclutamento nei gruppi armati come bambini soldato, rapimenti, allontanamenti dalle famiglie di origine, stupri o altre forme di violenza sessuale, attacchi alle strutture scolastiche od ospedaliere, nonché il mancato accesso agli aiuti umanitari.

Milioni di bambini sono costretti a vivere nella miseria, in assenza di assistenza sanitaria e di istruzione

Al di fuori dei singoli Paesi, il maggior numero dei minori che sta vivendo in zone ad alto rischio di conflitto si stima essere in Nigeria, Messico, Repubblica democratica del Congo e Afghanistan.

Lo studio ha ricordato che il 2019 rappresenta il 18° anno di conflitto in Afghanistan e che nessun bambino è nato in un periodo di pace. Simili circostanze coinvolgeranno anche le successive generazioni della Repubblica democratica del Congo (RDC), della Somalia e del Sud Sudan.

Sulla strada verso la scuola temo attentati suicidi o di essere rapito e [ho paura] che qualcuno possa uccidermi” ha raccontato Hemat, bambino afghano di dieci anni, proseguendo: “La gente uccide i bambini. Non siamo per nulla protetti. E non abbiamo scuole adeguate. Molte persone vengono uccise e non ci sono posti sicuri per nessuno”.

Lo studio ha anche dimostrato che maschi e femmine sono soggetti a differenti tipi di minacce.

Le bambine hanno un rischio maggiore di subire violenze a carattere sessuale o di altre forme di violenze basate sul sesso, tra cui l’essere costrette ad avere figli e sposarsi in giovanissima età”, riporta lo studio. “I maschi sono maggiormente esposti al rischio di rimanere uccisi o mutilati, rapiti e reclutati” come bambini soldato.

I bambini sono soggetti a violazioni diverse in base al genere

La ONG nello studio riporta alcune atroci testimonianze degli stessi bambini.

Samira, una ragazzina irachena di 15 anni e mamma di uno bambino di due, ha spiegato di come sia stata rapita assieme alla madre e alla sorella, segregata e venduta per tre volte a uomini che l’hanno picchiata e abusato di lei sessualmente prima di costringerla a sposare un combattente dello “Stato Islamico” in Siria.

Un ragazzino, chiamato Peter, ha spiegato come sia stato reclutato da un gruppo di miliziani in Sud Sudan prima di riuscire a scappare in Uganda. “C’hanno dato dei fucili per sparare” ha raccontato “Ci hanno insegnato come caricare un arma, come mettere i proiettili e premere il grilletto per sparare”. Ripensando alla sua fuga, ha aggiunto “Il mio cuore era traboccante di gioia quando sono arrivato in Uganda”. E ha aggiunto con gli occhi che gli brillavano “Ho visto le scuole e gli ospedali. Ero emozionatissimo”, dicendo a se stesso: “Questo è il luogo dov’è possibile studiare e ricevere assistenza medica, ogni volta che ci si ammali”. 

E questi racconti la dicono lunga sulle priorità dei minori costretti a vivere nelle zone di conflitto in situazioni di miseria, malnutrizione e in assenza di assistenza medica, non potendo contare nemmeno sul fatto di ricevere un’istruzione.

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