29 dicembre 1923 – nasceva Shlomo Venezia, unico sopravvissuto dei Sonderkommando

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Shlomo Venezia

Il nome “Shlomo” è una derivazione del nome ebraico Salomone, e significa “pacifico”. Il nostro protagonista di oggi, però non ebbe una vita pacifica, almeno nella sua prima parte.

Chi era Shlomo Venezia?

Shlomo Venezia aveva un cognome che riportava all’Italia, la sua famiglia era di religione ebraica ma era greco, nato a Salonicco, nella giornata di oggi del 1923. Avevano però tutti la cittadinanza italiana, e nel 1943, a vent’anni, egli si trasferì ad Atene con la madre, il padre e i fratelli, prima dell’Armistizio. Nel 1944 venne prelevato con tutta la sua famiglia e condotto ad Auschwitz-Birkenau, uno dei campi del complesso di Auschwitz, in Polonia. Shlomo, uno dei suoi fratelli e due cugini passarono la selezione e vennero trattati come ogni nuovo arrivato: confiscati abiti e qualsiasi oggetto avessero con sé, vennero spogliati, rasati, lavati e incisi con quella che sarebbe poi diventata la loro nuova identità.

Il suo destino

Già così la sua sorte sembrava segnata, ma il destino (e i nazisti) avevano in serbo altro per il ragazzo. La sua costituzione fisica era buona e il giovane appariva sufficientemente robusto, così venne assegnato ai Sonderkommando, gruppi di internati che si occupavano di trasportare i cadaveri di chi moriva nelle camere a gas fino ai forni crematori. Queste persone dunque vedevano e sapevano molte più cose dei prigionieri “comuni”, ragione per cui venivano spesso “sostituiti”, eliminando così eventuali testimoni. Quando nel 1945 gli Alleati si avvicinavano ai campi e la Germania aveva compreso di stare perdendo la guerra, le SS radunarono i prigionieri ancora in vita e ridotti meno peggio e li costrinsero a compiere la cosiddetta Marcia della Morte, allo scopo di condurli in campi più lontani dall’avanzata nemica. Shlomo venne incluso tra questi detenuti, e a differenza di tanti altri riuscì a giungere vivo a Mauthausen. Da qui, fu trasferito prima nel sottocampo di Melk e poi ad Ebensee.

La sua storia in un libro

Shlomo aveva contratto la tubercolosi nei mesi di prigionia, così, anche se il campo venne liberato il 6 maggio, fu costretto a restare sino alla fine di giugno. Venne poi trasferito, fermandosi più di un anno, al sanatorio Forlanini di Udine: rimessosi, si stabilì a Roma. Dovette arrivare il 1992 prima che Shlomo Venezia iniziasse a raccontare la sua esperienza, principalmente nelle scuole ma anche come ospite di trasmissioni tv. Le sue testimonianze divennero un libro, Sonderkommando Auschwitz, pubblicato nel 2007. Purtroppo Shlomo Venezia ci ha lasciati il 1° ottobre 2012, ma come tutti i sopravvissuti, di lui restano parole incancellabili, testimone di orrori che ad oggi non possono che farci rimanere ancora senza fiato. Ed oggi lo onoriamo, nel giorno in cui avrebbe compiuto novantasei anni.

La famiglia Ovitz, sopravvissuta ad Auschwitz