29 aprile 1519 – Nasceva Tintoretto, artista ribelle

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Jacopo Robusti, il Tintoretto

Una città come Venezia non poteva certo non avere i suoi pittori, per immortalarne la bellezza. Due in particolare furono prima allievo e maestro e poi rivali: ed oggi parliamo di uno dei due, il più tormentato di tutti.

La data di nascita di Jacopo Robusti, in arte Tintoretto, si attesta probabilmente il 29 di aprile. Di certo c’è solo l’anno, il 1519, proprio a Venezia.

Il suo soprannome veniva dal mestiere del padre, che svolgeva uno dei lavori più remunerativi del tempo, quello di tintore di stoffe. Lo abbiamo studiato tutti a scuola: il colore più richiesto era il porpora, un rosso molto carico, che si ricavava da piccoli molluschi chiamati murici. Si trattava di un colore simbolo di potere, che indossavano prevalentemente personaggi potenti come i cardinali.

Il giovane Jacopo iniziò a dilettarsi coi colori proprio nella bottega del padre. Notando la sua passione, il padre decise di mandarlo a bottega, come capitava spesso di quei tempi. Ma non da un pittore qualsiasi: il suo maestro fu nientemeno che Tiziano in persona, anche se pare dopo poco questi si indispettì delle capacità dell’allievo, tanto da cacciarlo dalla sua accademia. Da allora tra i due fu inizialmente ostilità, poi guerra aperta, tanto che Tiziano tentò di boicottarlo in ogni modo, anche negli anni seguenti.

In tutti i casi, nel 1539 Tintoretto poteva già fregiarsi del titolo di “maestro”, quindi in possesso di un suo proprio studio. Una delle sue peculiarità era la velocità di disegno: poteva dipingere con una rapidità impressionante, e anche negli anni in cui acquisì la notorietà si poneva un passo avanti agli altri chiedendo compensi quasi irrisori, se non proprio nulli.

A differenza di altri artisti, il Tintoretto praticamente non si mosse mai da Venezia, qui vivendo e lavorando. La sua prima commissione documentata risale al 1541, richiesta dal nobile Vettor Pisani in occasione del suo matrimonio. Si trattava di una serie di sedici tavole raffiguranti Le Metamorfosi di Ovidio, che avrebbero abbellito la sua casa.

Nel 1550 il pittore sposò Faustina Episcopi, di ventitré anni più giovane. Ella gli diede sette figli, il maggiore dei quali, Domenico, ottenne in eredità il soprannome paterno, essendo pittore a sua volta. Ebbe anche una figlia illegittima, Marietta, la sua prediletta che conduceva a bottega con sé (anche se costretto a vestirla da ragazzo). La giovane era una promettente ritrattista, ma purtroppo morì precocemente, scomparendo del tutto dalla Storia: la sua perdita prostrò l’artista, che non si riprese mai del tutto.

La vita di Tintoretto come pittore fu turbolenta. Sempre in competizione coi suoi colleghi (Tiziano in primis, ma anche Veronese, di dieci anni più giovane) e impegnato ad aggiudicarsi commissioni prestigiose, ci riuscì spesso con metodi non del tutto ortodossi. Lavorò a diverse opere adesso ancora visibili in parecchi edifici storici di Venezia. Il San Rocco risana gli appestati nella chiesa omonima; le tre tele raffiguranti San Marco per la Scuola Grande (San Marco salva un saraceno durante un naufragio, Trafugamento del corpo di San Marco, Ritrovamento del corpo di San Marco); il Paradiso nella Sala del Maggior Consiglio, sempre per la Scuola Grande di San Rocco.

Gli ultimi anni della sua vita furono molto fecondi. Le ultime tre opere si trovano ancora nella Basilica di San Giorgio Maggiore, e si tratta di L’Ultima Cena, Gli Ebrei nel deserto e la caduta della manna e la Deposizione nel sepolcro.

Molti e più capolavori potremmo citare, tutti ancora in esposizione nella splendida Venezia. Jacopo Robusti, detto Tintoretto, morì il 31 maggio 1594 in seguito a due settimane di febbre.

L’animo tumultuoso, il tratto deciso, turbolento e ribelle nella vita quanto nell’arte: lo celebriamo oggi, a cinquecentouno anni dalla sua nascita.

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