28 febbraio 1533, nasce Michel de Montaigne

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Montigne, il folosofo dell'Io

Il 28 febbraio del 1533 nasceva a Bordeaux uno dei massimi filosofi del sedicesimo secolo francese, Michel de Montaigne. Noto per essere stato uno dei primi, se non il primo intellettuale ad utilizzare l’aforisma, Montaigne ha condizionato anche la vita politica del tempo, prendendone parte attivamente (nel 1557 divenne membro del Parlamento di Bordeaux, dove conobbe Etienne de La Boetie, autore de ‘La servitù volontaria).

La sua importanza, il suo peso intellettuale specifico lo si ritrova leggendo e studiando i Saggi, usciti in 2 volumi a Bordeaux nel 1580, scritti in un periodo di massimo isolamento dell’intellettuale. L’opera è fondamentale e ricca di spunti. In grado non solo di dare un affresco del suo pensiero, fortemente stoicista vista la sua passione per Seneca, ma anche politico. Montaigne infatti anticipa le caratteristiche del’uomo del XVII sec., quello tollerante, ma comunque dominatore degli istinti e seguitore della ragione.


Michel de Montaigne: il filosofo che ha dipinto l’io

Qual era il pensiero di Montaigne?

I Saggi (1580)

Inseritosi tra lo stoicismo e scetticismo, il pensiero del filosofo sposa appieno una via di mezzo di questi due filoni di pensiero. La sua formazione era fortemente legata al concetto di uomo e Io, che non sono mai immobili ma mutano in maniera incessante. Nei Saggi, la visione dell’uomo è senza alcun dubbio condizionata dalla sua incapacità di percorrere un unico sentiero esistenziale. Non a caso non l’opera non tratta la questione seguendo un percorso omogeneo, ma elenca una serie di proposte etiche a volte frammentate.

Per Montaigne di fronte all’impossibilità di raggiungere conoscenze certe, è utile scegliere solo una strada, quella del silenzio, del non giudizio di matrice scettica. In tutto il suo percorso, il filosofare dell’intellettuale francese è tendenzialmente autobiografico: Montaigne infatti struttura una complessa l’indagine di sè stesso che poi estendeva a tutta l’umanità (celebre è il suo aforisma “Sono io stesso oggetto del mio libro“). L’esperienza umana per Montaigne doveva essere sottoposta ad un’analisi non religiosa ma laica. Quindi perfettamente aderente con la concezione rinascimentale, ante litteram perchè in grado di rappresentare l’honnête homme, sensibile, tollerante e moderato del secolo successivo.