26 maggio 1831: muore il patriota Ciro Menotti

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Il 3 febbraio 1831, a Modena, il Duca Francesco IV D’Asburgo- Este sventa un’insurrezione capeggiata da Ciro Menotti. Il patriota italiano viene fatto prigioniero dal Duca e successivamente impiccato a Modena il 26 maggio dello stesso anno.

I moti del 1830 e la figura di Ciro Menotti

I moti rivoluzionari scoppiati in Francia nel luglio del 1830 provocano in tutta Europa sollevazioni contro i regnanti dei vari paesi. In Italia sono gli aderenti alla Carboneria a muovere le fila del nuovo tentativo insurrezionale che ha il suo epicentro nel ducato di Modena, dove è attivo Ciro Menotti.

Quest’ultimo appartiene ad una famiglia che si è arricchita con il commercio in età napoleonica e egli stesso è un ottimo uomo d’affari, tanto da aver fondato a Modena una filanda e una ditta di spefizioni, con notevole esportazione sul mercato inglese. Affiliato alla Carboneria già dal 1817, Menotti matura forti sentimenti democratici e patriottici, che lo portano a mal sopportare la dominazione austriaca nella penisola. A questo proposito, a partire dal 1820, intreccia contatti con circoli liberali francesi e con gli esuli democratici italiani.

Menotti riesce nel dicembre del 1830 ad istituire vari comitati rivoluzionari in Emilia: scrive, inoltre, un programma di azione che invia agli esuli italiani in Francia dal titolo”Idee per organizzare delle inteliggenze fra tutte le città d’Italia” nel quale auspica una soluzione unitaria e monarchica del problema italiano:

Lo spirito pubblico d’Italia è disposto interamente per un cambiamento di reggimento politico. A tale oggetto in ogni città d’Italia vi saranno delle intelligenze fra cui le migliori o piu influenzanti abitanti: questi capi di ogni città si formeranno in comitati locali e questi saranno tanti raggi di un Comitato Centrale Italiano. Lo scopo di questi comitati deve essere l’adempimento di tutta l’Italia

A questo fine tutti devono intendere a formare poscia dell’Italia una Monarchia Rappresentativa, dando la Corona a quel soggetto che verrà scelto dall’assemblea a Congresso Nazionale e che Roma sia la capitale, quella Roma che non ebbe l’eguale e che non l’avrà mai nell’opinione dei presenti e dei posteri. Indipendenza, Unione e Libertà siano il grido dell’Italia rigenerata, e lo stendardo dei tre colori, rosso, verde, bianco sia composto ancora dalla croce, che cosi avvicina il simbolo del trionfo della Libertà e della Religione”.

Ciro Menotti e l’insurrezione nel Ducato di Modena

Ciro Menotti, insieme all’altro cospiratore Enrico Misley, entra in contatto con il Duca di Modena Francesco IV, credendo di averlo come alleato nella battaglia come predominio austriaco. Personaggio ambiguo, intrigante e ambizioso, il Duca spera in realtà di approfittare di una insurrezione italiana per diventare il sovrano di un regno dell’Italia centro-settentrionale.

Dopo aver incoraggiato le speranze dei patrioti liberali Francesco IV si spaventa delle possibili conseguenze delle sue azioni e, soprattutto, della reazione militare dell’Austria: decide quindi di smettere di appoggiare i cospiratori senza però informare questi ultimi.

Nella notte tra il 3 e il 4 febbraio del 1831 Ciro Menotti riunisce in casa sua circa quarantatre rivoluzionari, ma Francesco IV, che viene informato della riunione, fa circondare l’abitazione e ordina l’arresto dei cospiratori. Ciro Menotti, insieme ad altri compagni, viene cosi catturato. Bloccata a Modena l’insurrezione scoppia però a Bologna, Parma e nei territori pontifici delle Marche e della Romagna. Francesco Iv è costretto a rifugiarsi a Mantova, dove porta con sé come prigioniero Ciro Menotti.

Il fallimento dei moti del 1831: la morte di Ciro Menotti

I patrioti di tutti i territori insorti danno vita al Governo delle Province unite italiane e arruolano dei volontari per prepararsi a difendersi dall’intervento militare austriaco. Tuttavia, le diatribe tra moderati e democratici rivoluzionari, insieme al mancato intervento francese, su cui si fondano tutte le speranze degli insorti, segnano la rapida fine dei moti rivoluzionari.

A marzo tutto si conclude: le truppe austriache incontrano ovunque deboli resistenze e il cancelliere dell’impero asburgico Klemens Von Metternich può riconfermare il ruolo di gendarme dell’ordine costituito in Europa. La restaurazione porta con sé la solita scia sanguinosa di arresti e condanne. Una delle vittime illustri della repressione è proprio Ciro Menotti. Dopo avet passato del tempo nella prigione di Mantova il giovane patriota roentra a Modena con Francesco IV: qui viene processato da una speciale Commissione Militare che lo condanna a morte. La sentenza della pena capitale è eseguita per impiccagione il 26 maggio 1831.

La sua figura di rivoluzionario impavido ha fatto di Menotti il precursore del Risorgimento italiano. Basti pensare che Giuseppe Garibaldi ha chiamato il figlio primogenito Menotti, proprio per ricordare l’estremo sacrificio del patriota.

Un monumento a Ciro Menotti viene commissionato da un comitato di cittadini modenesi allo scopo di ricordare gli avvenimenti della notte del 3 febbraio 1831 e realizzato dallo scultore modenese Cesare Sighinolfi nel 1879. La statua in ricordo del patriota è localizzata proprio all’ingresso del Palazzo Ducale della città, con lo sguardo rivolto verso laxstanza dove è stata firmata la sua condanna a morte.