Dopo l’allarme stupri delle ultime ore in Italia, il movimento di estrema destra Forza Nuova, ha deciso di compiere un’azione dimostrativa e di visibilità sulla spiaggia di Rimini, città protagonista di due casi di violenza sessuale negli ultimi giorni. Il gruppo politico guidato da Roberto Fiore (che in luglio aveva già organizzato ronde con altri movimenti di estrema destra polacchi in riva al mare per pattugliare la zona contro i “migranti”) ha deciso di chiudere per provocazione la spiaggia con il tipico nastro rosso e bianco con cartelli che riportavano la scritta “Danger! No go area”. La delimitazione dell’area è stara fatta lungo il parco Viale Regina e tra Rivazzurra e Miramare, dove lo scorso anno avvennero aggressioni nei confronti di alcuni turisti stranieri (da qui si potrebbe ci si potrebbe porre la domanda “quali sono gli stranieri che vanno bene e quelli che non vanno bene? La differenza è data quindi dalla disponibilità economica? Non erano forse polacchi i turisti aggrediti lo scorso anno a Rimini? La Polonia fino a qualche anno fa non era vista da questi movimenti come luogo di partenza di “pericolosi migranti?)

Rimini infatti era stata al centro anche lo scorso anno di due casi di stupro arrivati anche alle cronache internazionali. Una coppia polacca e poco prima una donna peruviana erano stati derubati e le donne violentate in riva al mare in piena notte davanti agli occhi del fidanzato da quattro giovani migranti (alcuni di seconda generazione) poi successivamente identificati e arrestati dalle forze dell’ordine.

Il tema della sicurezza sul litorale riminese ha però forse bisogno di una discussione più ampia. Oltre alla perdita di appeal dal punto di vista turistico (le vittime erano tutte turiste straniere in vacanza sulla Riviera Romagnola), ci si dovrebbe chiedere quanto a Rimini ci sia un vero problema di sicurezza generale e quanto legato alle aggressioni sessuali? Forse il ragionamento dovrebbe partire su quanto il turismo di questa città si sia negli anni “prostituito” alle masse, masse che non conoscono l’immensa storia e patrimonio culturale della città, ma che la vivono come fosse un “divertificio”, senza rispetto verso i locali e gli altri turisti.

Siamo quindi davvero tutti e tutte d’accordo che il problema siano i migranti e che non ci sia un problema più generico su cui ragionare? I due “italianissimi” fermati qualche giorno fa con l’accusa di stupro verso una turista tedesca non erano forse aspiranti poliziotti che ci avrebbero dovuto difendere proprio da chi questi atti li commette? Se parlare di turismo fa paura perchè toccherebbe l’economia di una delle zone più ricche del paese, forse sarebbe necessario cominciare ad educare le persone alla sessualità e ai rapporti tra i generi, alla sconfitta e al consenso, educazione che ad oggi invece viene totalmente contrastata nelle scuole, per via dello spauracchio del “gender” (nei laboratori proposti nelle scuole ma contrastati dai “no gender” c’è una parte consistente di educazione all’affettività e alla sessualità). Ma questo è un altro discorso.

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1 COMMENT

  1. Fatto bene.
    Ma non chiamateli migranti.
    Migranti eravamo io e la mia famiglia negli anni 60 in Svizzera, chiamati dal consolato per lavoravi e non clandestini, senza pagare delinquenti libici, con i documenti in mano e non buttati in mare, accolti in baracche di legno e non alberghi 4 stelle, lavorando per mangiare senza 35 euro al giorno.
    E quando ci hanno detto di andarvene, ce ne siano andati.
    PERCHE’ QUELLA NON ERA CASA NOSTRA, MA LORO.
    Chiamateli CLANDESTINI, per favore.

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