Diciassette anni fa, i fatti della scuola Diaz a Genova: non ci resta che ricordare

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Il 21 luglio è una data sporca di sangue: diciassette anni fa, tra le 22 e mezzanotte, i Reparti mobili della Polizia di Stato facevano irruzione nelle scuole Diaz, Pertini e Pascoli che ospitavano i manifestanti del Genoa Social Forum in occasione del G8.

Curioso che proprio qualche giorno fa Giorgia Meloni abbia proposto l’abolizione del reato di tortura per “permettere agli agenti di fare il proprio lavoro”. Come se il lavoro della polizia fosse quello di torturare i cittadini.

Con l’introduzione del reato di tortura gli agenti sono stati mortificati e non sono stati messi in condizione di svolgere il loro lavoro perché basta un insulto per rischiare pene fino a 12 anni” protesta la leader di Fratelli d’Italia: peccato che i carabinieri che quella notte ferirono 61 manifestanti siano rimasti impuniti, così come i 4 agenti che il 25 settembre 2005 provocarono la morte di Federico Aldrovandi, o i carabinieri che uccisero Stefano Cucchi il 22 ottobre 2009.

Lo scorso anno, con la legge 110, il Parlamento italiano aveva approvato l’introduzione del reato di tortura su sollecitazione della Corte europea dei diritti umani, la quale aveva condannato le leggi italiane in quanto inadeguate a punire e prevenire gli atti di tortura commessi dalle forze dell’ordine. Ma l’Onu aveva bollato la legge come “incompleta”, poiché non menzionava lo scopo in questione né identificava l’autore.

La legge approvata, infatti, definisce la tortura come “delitto comune” e non come reato proprio. Nella convenzione del 1984, invece, la tortura è intesa come “atto commesso e realizzato da chi detiene legalmente il potere di tenere sotto controllo un’altra persona”. In quest’ottica, la tortura si distingue come abuso di potere legale, ponendo così l’accento sulla relazione tra colpevole e vittima.

Come dimostrano le vicende sopracitate, la strada per dimostrare gli abusi di potere di ufficiali in divisa è lunga e tortuosa e, spesso, si conclude con la prescrizione dei reati. L’amore per la giustizia viene soppiantato dalla paura del disonore, il che porta omertà e difesa dei colleghi per evitare di infangare la propria categoria di appartenenza.

Le manifestazioni a favore delle vittime di tortura da parte di ufficiali sono state accusate di essere “un’offesa alle forze dell’ordine”, tanto da spingere la consigliera comunale della Lega del Comune di Genova, Francesca Corso, a chiedere la rimozione del cippo commemorativo in onore di Carlo Giuliani, ucciso da un colpo di pistola sparato da un carabiniere nel corso del blitz alla Diaz.

Auspico che si possa giungere alla decisione della rimozione del cippo, che già da troppi anni è presente nella nostra città, a ricordo di un evento che andrebbe invece cancellato”: difficile credere che l’abbia detto davvero, impossibile chiedere di poter dimenticare un simile sopruso che andrebbe invece riscattato, se davvero historia magistra vitae.

Ma le vittime della vergogna non dimenticano e non cessano di chiedere giustizia, seppur sia difficile sperarci ancora, a distanza di 17 anni, perché i fatti sono fatti e non spariranno solo per farci un piacere.

Dopo 17 anni, Genova rimane la tomba della fiducia dei cittadini nelle istituzioni e, in particolare, in quelle Forze dell’Ordine che tentano ancora disperatamente di nascondere la polvere sotto un tappeto troppo lercio per raccogliere altro sangue.

 

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