22 marzo 2016: l’ex primo ministro Charles Michel ricorda gli attentati

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Era un giorno come tanti altri, ma improvvisamente, tutto cambia: il 22 marzo 2016 Bruxelles diventa teatro di guerra. Prima due kamikaze si fanno saltare in aria nella hall dell’aeroporto di Bruxelles-National, poi una bomba esplode alla stazione della metropolitana di Maalbeek. In un attimo morte e paura s’impadroniscono del Belgio e di tutta l’Europa. Il bilancio è terribile: 32 morti e oltre 200 feriti. L’Isis rivendica subito la paternità degli attacchi terroristici. 

Quali sono le parole dell’allora primo ministro?

Recentemente, durante un’intervista Charles Michel, ora presidente del Consiglio europeo e ospite dei vertici dell’Ue, ha ammesso di sentirsi ancora segnato dagli eventi di quel maledetto 22 marzo: “Il paese non è più lo stesso dopo quegli attacchi. Una minaccia che fino ad allora avevamo pensato come teorica è diventata reale […] sono ancora segnato, ricordo il momento in cui ho ricevuto la comunicazione. Quando il ministro dell’Interno mi ha chiamato per informarmi, pochi minuti dopo l’attacco a Zaventem, sono partito direttamente per Bruxelles, diretto al centro di crisi”.


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Ripercorriamo il 22 marzo 2016

Il primo doppio attentato suicida ha preso di mira i viaggiatori all’aeroporto di Bruxelles a Zaventem, appena fuori città. Ma l’aggressore ha colpito anche il cuore della capitale: proprio vicino all’ufficio di Michel e alla sede delle istituzioni dell’Unione europea.

Mentre stavamo tornando in città, vicino alla metropolitana, abbiamo visto dei vetri rotti e ho capito che anche lì c’era stata un’esplosione – ha detto Michel – in quel momento davvero la sensazione che altri attacchi seguiranno […] un’azione coordinata e sincronizzata. Nei giorni successivi vivevamo in uno stato di assedio, la sicurezza era diventata un’ossessione”.

Gli attentatori

La polizia immediatamente blinda l’intera area e lo stato di allerta sale al massimo livello. Si ferma tutta l’Europa: c’è una guerra in corso. Dalle prime indagini vengono individuati tre sospettati. Due di questi, inquadrati dalle telecamere di sorveglianza dell’aeroporto, sono ripresi mentre spingono dei carrelli con dei grossi borsoni sopra. Dettaglio: indossano un solo guanto, sulla mano sinistra, che sarebbe servito a nascondere i detonatori degli ordigni. Proprio loro due si sarebbero fatti saltare in aria. Il terzo sospettato in quel momento è diventato l’uomo più ricercato d’Europa. La polizia chiede aiuto ai cittadini, dando inizio a una vera e propria caccia all’uomo. Nel mentre vengono messi al sicuro tutti gli obiettivi sensibili: stazioni, centrali nucleari, porti e aeroporti, e centinaia di soldati e poliziotti si schierano lungo le frontiere


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