21 febbraio 1965: Malcolm X viene ucciso a New York

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New York 21 febbraio 1965 ventuno colpi di arma da fuoco colpiscono a morte Malcolm Little noto come Malcolm X, leader religioso e attivista per i diritti umani, mentre teneva un discorso davanti a 400 persone.

55 anni dall’assassinio di Malcolm X

L’attivista è considerato una delle figure più importanti della storia degli USA del secondo dopoguerra e insieme a Martin Luther King è stato uno dei principali esponenti del movimento dei diritti civili dei neri.  Alla fine di una lunga evoluzione del suo pensiero, che era iniziato da posizioni oltranziste e di contrapposizione violenta allo status quo, sostenne che la religione islamica era in grado di abbattere le barriere razziali e la discriminazione, capeggiando un’organizzazione politica conosciuta OAAU (Organization of Afro-American Unity) in difesa dei diritti umani. 

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Il 14 febbraio del 65 Malcolm e la sua famiglia sopravvissero a un attentato contro la loro abitazione. Una settimana dopo, il 21 febbraio, il leader fu ucciso durante un discorso pubblico davanti a un hotel di Manhattan, all’età di 39 anni. A marzo del 1966 tre membri della Nation of Island furono arrestati e condannati per il suo assassinio ma solamente Talmadge Hayer,conosciuto anche come Thomas Hagan, confessò le sue responsabilità sull’omicidio. In seguito vennero fatti altri ipotesi sui possibili mandanti tutti in seno al N.O.I.

È probabile che Malcolm X temesse da tempo per la propria vita. Nel 1964, un anno prima della sua uccisione, la rivista Life aveva pubblicato una foto in cui era immortalato l’attivista con una carabina in mano intento che controlla fuori dalla sua finestra. Questo famoso scatto era accompagnato dalla frase “con tutti i mezzi necessari” e si riferiva alla minacce di morte subite dall’uomo e alle sue affermazioni che “si sarebbe difeso con ogni arma”.

Chi era Malcolm X?

Malcolm Little era nato a Omaha, in Nebraska e cresciuto in Michigan a Lansing in una famiglia povera ma politicamente attiva seguace del nazionalista nero Marcus Garvey. La vita di Malcolm è da sempre complessa e fatta di luci e ombre. All’età di sei anni l’attivista perse il padre che venne investito da un tram in circostanze misteriose, successivamente Malcom si trasferì dalla zia a Boston. Durante questo periodo lasciò la scuola e prese una brutta strada fatta di truffe, droghe e prostituzione. L’uomo finì in carcere per furto appena ventenne e fu in questa occasione che si convertì alla Nation of Islam. Uscito dal carcere il giovane Malcolm diventò uno dei portavoce più importanti della setta di Elijah Muhammad. La Nazione dell’Islam chiedeva ai suoi adepti di ripudiare il loro cognome definito “da schiavi” e di sostituirlo con “X“.

La religione abbracciata da Malcolm predicava la separazione tra bianchi e neri e vietava di partecipare al processo politico. L’uomo raggiunse quasi l’apice dell’organizzazione e dopo aver reclutato un migliaio di membri nel 1964 se ne allontanò in quanto guidato dal desiderio di fare attività politica e di lavorare con le organizzazioni per i diritti civili.

Il caso Johnson Hinton

L’uomo divenne famoso nel 1957 quando guido una protesta davanti alla stazione della polizia che aveva picchiato e arrestato Johnson Hinton, un membro della Nazione Islamica. Malcolm X riuscì in poche ore a radunare una folla davanti alla stazione di polizia e insieme a un avvocato chiese di vedere Hinton. Inizialmente la polizia negò di averlo in custodia, ma quando le persone all’esterno della stazione diventarono diverse centinaia, gli agenti cambiarono idea e permisero a Malcolm di incontrare Johnson. L’uomo aveva ricevuto diversi colpi alla testa ed era in gravi condizioni. Malcolm X riuscì a farlo trasportare in ospedale.

Successivamente Malcolm si dedicò all’Organizzazione di Unità Afroamericana e decise di internazionalizzare il movimento creando alleanze con i paesi africani, per denunciare alle Nazioni Unite il trattamento dei neri negli USA. 

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Malcolm X 55 anni dopo la sua morte

Malcolm Little è considerato uno dei più grandi e controversi capofila afroamericani del XX secolo. In tanti hanno riflettuto sulla sua figura dopo la sua morte. La personalità di questo leader è avvolta da un alone di mistero: Malcolm X è un eroe o un missionario violento?

La US Army, dichiara che Malcolm era: “un soggetto con tendenze psicopatiche e perversioni sessuali” mentre l’FBI lo aveva schedato come “agitatore sovversivo”. Martin Luther King che dal vivo lo evitava come la pesta, arrivando addirittura a rifiutare di dibattere con lui pubblicamente, davanti la sua bara lo definì: “una voce eloquente e alta nella denuncia della tragedia del nostro popolo”. Registi, rapper e molti giovani neri statunitensi lo definiscono oggi un eroe e la sua autobiografia è stata giudicata dal Times uno dei dieci libri più importanti del ‘900. Qualunque sia la lettura che ognuno vole dare a questa figura, l’uomo senza nome, resta tutt’oggi la paura e presagio di quella sollevazione di un popolo che come lo definì Malcolm: “siede alla tavola imbandita dell’America ma non mangia con gli altri commensali”.


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