21 aprile 2020: Norvegia, Italia, Europa

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Alle 4 del mattino del 21 aprile 2020 un’anonima automobile coreana si immette nell’autostrada a nord di Oslo, diretta a sud. A bordo un marinaio italiano alla deriva alle Lofoten, una tanica di caffè norvegese e un pupazzetto di Hallo Kitty in tenuta hawaiana incollato sul cruscotto. Davanti 5 confini, inesistenti fino a pochi mesi prima, ma con la pandemia meno permeabili di quanto lo fossero nel 1944.

Prima del 21 aprile 2020

L’avventura era iniziata un paio di settimane prima su uno Swan 44, la barca su cui il nostro naviga da più di vent’anni, quando HC mosso a pietà dall’amico impossibilitato al rientro in patria, o semplicemente conquistato dall’immancabile e potente martini cocktail, gli lanciò un mazzo di chiavi dicendo ‘beh, cosa c’è di difficile, ecco le chiavi, prendi la macchina e torna a casa’.

Il confine svedese

Il confine svedese appare sull’autostrada più o meno con il sole di una giornata cristallina: un cartello con scritto ‘benvenuti nel Regno di Svezia’, e nulla più. Dopo tre ore di boschi, fiordi e piccoli paesi appare Goteborg, proprio all’ora di punta dei pendolari del mattino, e a giudicare dalle code in tangenziale non ne manca uno all’appello, già, perché la Svezia affronta il virus in modo tutto suo, ai posteri l’ardua sentenza. Poi il traffico inizia a ridursi, fin quasi a scomparire prima del ponte di Øresund, recente meraviglia che collega Malmö e Copenhagen. Sul lato danese il traffico è canalizzato in una piazzola di servizio dove è stato approntato un ‘border control’ in stile africano. Guardie piuttosto imbarazzate chiedono al marinaio dove sia diretto. ‘Ah, in Italia? Vada pure e, davvero, ci dispiace per il suo paese’. Su un ponte della tangenziale di Copenhagen alcuni scolaretti camminano in fila indiana.


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Il passaggio in Germania

Il traghetto per la Germania è stracolmo di TIR e solo 3 auto. Sbarcati, i TIR si iniettano indisturbati sull’autostrada, le tre auto sottoposte a un educato terzo grado, scannerizzazione del passaporto e breve interrogatorio sui motivi del viaggio. Alla domanda su come dovrà comportarsi sul suolo tedesco:’Mah, nulla di che, può andare dove vuole, tenga le distanze e se va in Baviera metta la mascherina. Buon viaggio’. Il traffico intorno alle città tedesche è sostenuto. Ancora nessuna nuvola ha mai infettato un cielo straordinario. Verso sera il marinaio si ferma in una piccola città a sud di Francoforte, sperando di passare inosservato nell’acquisto di una sparuta cena. I bambini giocano a pallone nei cortili, nessuno ha la mascherina nel supermercato, le commesse gentili consigliano le migliori salsicce, il sole continua a splendere. Cena con Kitty a 140 all’ora, berline teutoniche sfrecciano verso Basilea.

Svizzera e poi Italia: 21 aprile 2020

Al confine svizzero pare non arrivare nessuno. Un doganiere piuttosto burbero consiglia al marinaio di viaggiare senza fermarsi il più velocemente possibile verso l’Italia, e comunque solo dopo aver pagato la vignetta per l’autostrada. La notte elvetica è buia come un coprifuoco, solo una decina d’auto tra Basilea e Chiasso, cielo stellato cristallino, il paese intero sembra dormire, cloroformizzato davanti alla televisione. All’uscita della galleria del Gottardo diluvia, un marinaio stravolto arriva a Chiasso e si presenta a un solerte finanziere che lo invita a chiamare immediatamente l’ASL di competenza per la quarantena, pena il divieto di ingresso in Italia. Il numero della ASL non risponde. Il finanziere, mosso a pietà dal diluvio, lascia passare il marinaio. Si scoprirà, nelle quotidiane telefonate per la verifica della quarantena, che il numero dell’ASL sul sito web era sbagliato. Welcome back home.