20 novembre 1989 muore Leonardo Sciascia

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Leonardo Sciascia
Leonardo Sciascia

Il 20 novembre del 1989, muore Leonardo Sciascia, all’età di 68 anni; colui che viene considerato uno dei più grandi intellettuali italiani ed europei del ‘900.

La vita

Nacque a Racalmuto (Agrigento) l’8 gennaio 1921 e morì a Palermo il 20 novembre 1989. Era di umili origini, sua madre faceva la casalinga e suo padre lavorava in una miniera di zolfo.

All’età di 16’ anni si trasferì a Caltanissetta, e qui ebbe come professore Vitaliano Brancati che lo introdusse nello studio dei classici dell’illuminismo francese e italiano. Nel 1944 sposa Maria Andronica, maestra delle elementari a Racalmuto, dalla quale avrà due figlie.

Quattro anni più tardi, muore suicida suo fratello Giuseppe a cui era molto affezionato.

Le opere

Leonardo Sciascia ha scritto, poesie, articoli, saggi e ha lavorato anche per il cinema.

Nel 1950, Sciascia pubblica “Favole della dittatura”, una raccolta di poesie che Pier Paolo Pasolini commenta e recensisce. Nel 1953 vince il Premio Pirandello, per un suo saggio su “Pirandello e il Pirandellismo”.

Dal 1954 invece, collabora attivamente per alcune riviste ed è già noto a nomi di spicco del panorama culturale italiano come Italo Calvino.

Sciascia si trasferisce a Roma per fare lì l’insegnante e in quell’anno pubblica i racconti dal titolo “Gli zii di Sicilia”. Nel 1958, è di nuovo a Caltanissetta e nel 1961 pubblica il romanzo “Il giorno della civetta”, considerato la prima opera che parla di mafia e dei legami tra lo Stato e la criminalità organizzata. Damiano Damiani ne trae il film omonimo nel 1968. Invece, nel 1966 esce invece “A ciascuno il suo” che ispirerà il film di Elio Petri.

Nel 1967 va a vivere a Palermo e qui inizia la collaborazione con Il Corriere della Sera. Nel 1971 pubblica il romanzo poliziesco “Il contesto” dal quale Francesco Rosi ne trae il film “Cadaveri eccellenti” nel 1976. Da ricordare anche il romanzo “Todo modo”.

L’impegno civile e politico

Nelle opere di Leonardo Sciscia, è chiaro il suo impegno civile nel descrivere la Sicilia, e denunciarne le ingerenze mafiose nella gestione pubblica ed economica. Ma Sciascia è anche un critico dell’ingerenza della Chiesa nella società.

L’impegno politico attivo, inizia nel 1975 come candidato indipendente nel Partito Comunista Italiano (PCI). Ma nel 1977, lascia la carica di consigliere del partito perché contrario al c.d. compromesso storico tra il PCI e la Democrazia cristiana. Nel 1978 pubblica “l’Affaire Moro” di cui era anche in diretta conoscenza dato che faceva parte della Commissione Parlamentare d’inchiesta.

Il 20 novembre 1989, Leonardo Sciascia muore vittima di una lunga malattia e viene sepolto a Racalmuto. La sua casa è diventata un museo e si può visitare.

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