20 Novembre 1945: il processo di Norimberga compie 74 anni

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Quando, l’8 maggio del 1945, la seconda guerra mondiale finì, la Germania era ridotta a un enorme campo di macerie. Questa guerra, fortemente voluta e cercata da Hitler, aveva portato al bilancio agghiacciante di 55 milioni di morti e 35 milioni di feriti e la responsabilità era unicamente della Germania di Hitler.

Nell’estate del ’45 lo stato nazista non esisteva più, la Germania era occupata dalle truppe americane, sovietiche, inglesi e francesi. Il morale della popolazione era a terra, la fine della guerra era vista da molti con un misto di sollievo per la fine del terrore e di angoscia per una temuta vendetta dei vincitori. Furono gli alleati a decidere il destino della Germania. Inizialmente il processo si doveva svolgere a Berlino, ma tra le rovine della capitale non c’era più nessun edificio e nessuna prigione adatto allo svolgimento – la terribile battaglia di Berlino nelle ultime settimane della guerra aveva praticamente raso al suolo tutto. Così fu scelta Norimberga dove il palazzo di giustizia e l’adiacente prigione erano rimasti quasi illesi dalle distruzioni della guerra. Norimberga aveva inoltre un valore altamente simbolico per lo stato nazista: era qui che Hitler tenne i congressi del partito nazista e la città era ritenuta la capitale ideologica del nazismo.

Il processo 

Il processo principale iniziò il 20 novembre 1945 e durò fino al 1 ottobre 1946. Oltre ai 24 accusati dovevano essere processati anche Adolf Hitler, cancelliere della Germania e principale responsabile di tutti i crimini, Heinrich Himmler, capo della SS e della polizia e Joseph Goebbels, il capo della propaganda nazista, ma questi tre si erano suicidati già una settimana prima della fine della guerra. Nella lista degli accusati dovevano esserci anche Adolf Eichmann e Josef Mengele, due dei massimi responsabili del genocidio degli ebrei, ma entrambi erano riusciti a fuggire in Sudamerica.

I capi di accusa contro gli incriminati erano:

  1. cospirazione per commettere crimini contro la pace,

  2. aver pianificato, iniziato e intrapreso delle guerre d’aggressione,

  3. crimini di guerra,

  4. crimini contro l’umanità.

Un aiuto importante per l’accusa fu la collaborazione di un pentito importante, Erwin von Lahousen, uno dei capi dei servizi segreti di Hitler, che riuscì a smontare molte delle tesi della difesa. Alcuni degli accusati ritennero di non essere colpevoli perché avrebbero solo eseguiti degli ordini ai quali non potevano opporsi. Solo pochi mostrarono pentimenti per le loro azioni durante il nazismo. Una linea di difesa decisamente più aggressiva segui Hermann Göring, uno dei massimi esponenti del regime nazista, che negò al tribunale il diritto di giudicare gli accusati: essendo il processo tenuto dai vincitori della guerra poteva solo essere espressione di vendetta e non di giustizia. Tra l’altro, questa argomentazione viene portata avanti, fino ad oggi, anche dai neonazisti tedeschi.

Alla fine furono emesse le seguenti sentenze:

  12 condanne a morte

  3 ergastoli

  4 condanne a 10, 15 o 20 anni di carcere

  3 assoluzioni

Negli altri 12 processi contro medici e giuristi, membri della polizia e della SS, capi industriali, ministri e alti funzionari dello stato nazista con complessivamente 185 accusati, le sentenze furono: 24 condanne a morte, 20 ergastoli, 98 condanne da 18 mesi a 25 anni di carcere, 35 assoluzioni.

Molto più difficile della punizione dei grandi criminali fu invece l’individuazione e la neutralizzazione dei tanti piccoli nazisti ed opportunisti che avevano in fondo retto lo stato nazista. Con la cosiddetta “Entnazifizierung”, cioè la denazificazione, si cercò di ripulire le istituzioni pubbliche dai nazisti compromessi o ancora convinti.

Ma stabilire delle precise responsabilità individuali era un’impresa difficile, in molti casi quasi impossibile. Con la denazificazione si aprì anche un campo vasto e praticamente incontrollabile di corruzione e di atti di vendetta personale. Inoltre, questa campagna fu condotta in modo molto diverso nelle 4 zone occupate dai vincitori della guerra. Alla fine numerosi colpevoli, tra i quali per esempio molti giudici, che durante il nazismo avevano costituito un aiuto importantissimo e accondiscendente per Hitler, rimasero non solo impuniti, ma continuarono anche a lavorare con gli stessi incarichi di prima, affermando o di aver cambiato idea o di essere sempre stati contro Hitler.

Il processo di Norimberga fu un evento che scosse profondamente la coscienza dei tedeschi. Molti sentirono per la prima volta da una fonte ufficiale i racconti delle terribili crudeltà che erano state commesse in nome della Germania e della cosiddetta “razza ariana”. Altri sentirono solo la conferma di quello che si sapeva già o almeno si era intuito da molto tempo. Per molti fu comunque uno shock che provocò una vergogna profonda e che avrebbe lasciato, nella coscienza collettiva dei tedeschi, dei profondi segni che sono percepibili ancora oggi.

Le conseguenze del processo

Nei 20 anni dopo la guerra molti tedeschi volevano solo una cosa: dimenticare. Il modo più efficace di scrollarsi di dosso la responsabilità per quello che era successo durante il nazismo fu per molti affermare di non avere visto, sentito e saputo niente dei crimini dei nazisti. Solo a partire degli anni ’60 e ’70 iniziò in Germania una rielaborazione collettiva del nazismo, non sempre facile, spesso osteggiata e per molti dolorosa.

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