2 agosto 1914: la dichiarazione di neutralità dell’Italia

La Prima Guerra Mondiale sconvolge improvvisamente il mondo. Il 2 agosto 1914 l'Italia dichiara ufficialmente di voler restare neutrale. La scelta non è definitiva: dopo pochi mesi il clima italiano muta e dalla imparzialità si passa all'attacco

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2 agosto 1914

2 agosto 1914: cinque giorni dopo lo scoppio della prima Guerra Mondiale l’Italia dichiarò ufficialmente di voler restare neutrale.

Il 28 luglio 1914 colse di sorpresa il governo italiano. Quando l’Austria inviò l’ultimatum alla Serbia consultò solo la Germania. Quindi tenne fuori l’altro alleato nella Triplice, l’Italia appunto.

Con quella mossa lo stato austriaco diede inizio ad una guerra offensiva. Quel tipo di attacco però fu in aperto contrasto con quanto prevedeva il trattato d’alleanza.


28 luglio 1914: scoppia la Prima Guerra Mondiale


2 agosto 1914: l'Italia dalla neutralità alla guerra

2 agosto 1914: l’Italia non scende in campo

Il governo italiano si sentì tradito dall’iniziativa austriaca. A buon diritto, dunque, scelse di restare in disparte e di non schierarsi a fianco delle altre potenze della Triplice Alleanza.

Così l’Italia offrì ai francesi la possibilità di sguarnire la frontiera alpina e di concentrare tutte le forze disponibili a difesa di Parigi.

Dopo il 2 agosto 1914: il paese fra interventisti e neutralisti

Nei mesi che trascorsero dall’agosto 1914 al maggio 1915 si susseguirono in Italia vivaci discussioni fra i neutralisti e interventisti.

Al primo guppo appartenevano cattolici e socialisti. Lo schieramento interventista invece contava diversi gruppi. C’erano i nazionalisti fra cui spiccava la figura del poeta Gabriele D’Annunzio. Ma vi erano anche gli “irredentisti”. Questi auspicavano la guerra per conquistare il Trentino e la Venezia-Giulia.

Tra gli interventisti emersero anche alcuni fuoriusciti del Partito socialista. Erano tutti quelli che già avevano espresso il consenso per la guerra di Libia.

Dunque rispetto alla possibilità dell’Italia di entrare nella Grande Guerra gli esponenti interventisti s’ingrossarono e non poterono che essere favorevoli.

Tra gli ex-socialisti anche Benito Mussolini

Il patto di Londra

Dopo l’agosto 1914 le diplomazie dell’Intesa si mossero per attirare l’Italia dalla loro parte. Dopo varie peripezie politiche e sociali, il ministro degli esteri Sonnino firmò il patto di Londra con le potenze dell’Intesa.

Ciò accadde il 26 aprile 1915. Quella sigla definì l’alleanza italo-inglese. L’Italia difatti garantì agli alleati il proprio intervento al loro fianco. In cambio gli alleati riconoscevano alla Penisola il diritto di estendere il proprio territorio all’Istria e alla Venezia tridentina. Riconoscevano all’Italia anche il diritto di annettersi il Dodecaneso e una parte della Dalmazia.

2 agosto 1914: l'Italia sopo le dispute si allea con l'Inghilterra

L’talia entra in guerra

Il 20 maggio 1915 all’ordine del giorno delle Camere italiane ci fu l’approvazione del conferimento dei pieni poteri al governo in caso di guerra. Il Parlamento si disorientò per via delle posizioni interventiste del re. Ma anche per le innumerevoli manifestazioni pro-guerra. Le Camere votarono i pieni poteri ad Antonio Salandra. Questi fu il successore del primo ministro Giolitti e soprattutto favorevole all’intervento dell’Italia nel conflitto.

Così il 24 maggio 1915 l’Italia dichiarò guerra all’Austria dopo averle inviato il giorno prima un ultimatum.

Meno di un anno per passare dalla più assoluta neutralità al più convinto “interventismo”.

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