1909: Marinetti pubblica su Le Figaro il Manifesto del Futurismo

Come il movimento futurista si è imposto ad inizio Novecento

0
198

Il Manifesto del Futurismo viene ufficialmente presentato al pubblico proprio il 20 febbraio 1909, pubblicato sul giornale francese Le Figaro da parte di Filippo Tommaso Marinetti, scrittore e drammaturgo.

La prima avanguardia storica culturale del Novecento nasce così come reazione alla cultura borghese ottocentesca.

Il motto è “parole in libertà”, come rottura degli schemi tradizionali. E sicuramente fin dalle prime righe del Manifesto si intuisce questo cambiamento di passo rispetto al passato.

Versi come “noi vogliamo cantar l’amore per il pericolo, l’abitudine all’energia e alla temerarietà” preludono ad un secolo incentrato sulla velocità, sulle grandi sfide.

Prima fra tutte, il contrasto ai professori, agli archeologi, agli antiquari.

20 febbraio 1909: nasce il Futurismo

In 11 punti fondamentali, Marinetti introduce così il movimento al pubblico degli intellettuali, con un impatto davvero travolgente e suscitando non poche polemiche.

Sembra che la passione per la velocità sia venuta a Marinetti nel 1908, dopo un incidente nei pressi di Milano con la sua cento cavalli. Ne uscì incolume e da questa esperienza trasse vigore, trasferendolo anche nella letteratura, avvertendo la necessità di una rottura culturale.

L’automobile, quindi, come simbolo dell’orientamento verso il futuro anche del panorama culturale. Ovvero, quei caratteri innovativi della società industriale amalgamati nella nuova spinta culturale.

Il movimento, inizialmente letterario, si è poi esteso alle altre arti, scultura, disegno, musica, affrontati e riletti tra convegni e scontri intellettuali.

Al riguardo, uno scontro famoso fu con il pittore fiorentino Ardengo Soffici, quando questi contestò, in occasione di una mostra milanese, la nuova avanguardia. In particolare, Soffici si era scagliato contro lo stacco totale del Futurismo verso il passato.

In effetti, la proposta del movimento futurista è addirittura rivoluzionaria, fino a coinvolgere l’impaginazione delle opere, con l’utilizzo di caratteri disuguali e forme convergenti ad esprimere i pensieri del poeta futurista.

Questo messaggio è stato quindi recepito anche dai pittori futuristi, primi tra tutti Boccioni, Carrà e Severini, a dimostrazione di come certi canoni stavano investendo anche le arti figurative.

Il movimento si stava così imponendo e ampliandosi, prima di essere affiancato e poi superato da altri.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here