1848: l’anno delle rivoluzioni. Il 12 giugno insorge Praga

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Le rivoluzioni del 1848 prendono anche il nome di Primavera delle nazioni, Primavera popolare, Primavera dei Popoli o L’anno di rivoluzione. Sono una serie di sconvolgimenti politici che avvennero in tutta Europa nel 1848. Resta la più diffusa ondata rivoluzionaria nella storia europea.

Nel 1848 eccezionale fu la rapidità con cui il moto rivoluzionario si diffuse in tutta l’Europa continentale. Solo la Russia (dove l’arretratezza della società civile e l’efficienza dell’apparato repressivo impedivano l’emergere dei fermenti democratici) e la Gran Bretagna (dove al contrario il sistema politico si dimostrava più adatto a recepire le novità della società) risultarono estranee all’ondata delle rivoluzioni.

Tratti comuni delle rivoluzioni del 1848 in Europa

Gli eventi del 1848 furono il frutto di crescenti tensioni sociali e politiche dopo il Congresso di Vienna del 1815. Avvennero tra marzo 1848 e novembre 1849.

Un primo elemento comune era la situazione economica: nel biennio 1846-47 l’Europa aveva attraversato una fase di crisi. Il disagio economico e l’inquietudine sociale bastavano di per sé a provocare una crisi di così vaste proporzioni. Si aggiunse l’azione consapevole svolta dai democratici di tutta Europa, depositari di una tradizione comune che affondava le sue origini nella rivoluzione francese. Simile fu il contenuto dominante delle insurrezioni: la richiesta di libertà politiche e di democrazia e la spinta verso l’emancipazione nazionale. Simile fu anche la dinamica dei moti: cominciarono con grandi dimostrazioni popolari nelle capitali; sfociarono poi in scontri armati. Un altro tratto comune delle rivoluzioni del 1848 fu rappresentato dalla massiccia partecipazione dei ceti popolari urbani. In particolare a Parigi, la componente popolare e operaia si mosse in relativa autonomia, e spesso in contrasto, rispetto alle forze democratico-borghesi. Cercò di imporre propri specifici obiettivi di lotta.

Obiettivi preposti e obiettivi raggiunti

Le rivoluzioni erano essenzialmente borghesi, democratiche e liberali. L’obiettivo era doppio: rimuovere le vecchie monarchiche strutture e la creazione di Stati-nazione indipendenti. Le rivoluzioni si sparsero in tutta Europa: la prima iniziò nel territorio francese nel mese di febbraio. Esse colpirono più di 50 Paesi, ma senza un coordinamento significativo o la cooperazione tra i rispettivi rivoluzionari. Furono vari i fattori che contribuirono al malcontento. C’era la diffusa insoddisfazione nei confronti della leadership politica, le richieste di più partecipazione del governo, l’esigenza della libertà di stampa. A ciò si aggiungono altre richieste fatte dalla classe operaia, la recrudescenza di nazionalismi e il raggruppamento delle forze governative stabilite.

A guida delle rivolte c’erano coalizioni di riformatori, classi medie e lavoratori, che non potevano restare insieme per molto tempo. Ci fu la rapida soppressione di quasi tutte le rivoluzioni. Decine di migliaia di persone sono state uccise e molte altre sono state costrette all’esilio. Ci furono, però, riforme significative che durarono: l’abolizione della servitù della gleba in Austria e in Ungheria, la fine della monarchia assoluta in Danimarca e l’introduzione della democrazia rappresentativa nei Paesi Bassi.

Il collocamento delle rivoluzioni del 1848

Le rivoluzioni più importanti avvennero in Francia, Paesi Bassi, negli Stati della Confederazione tedesca, in Italia e nell’Impero austriaco. Nell’Impero asburgico, negli Stati italiani e nella Confederazione germanica gli echi degli avvenimenti parigini si sormontarono ad una situazione già tesa. Il malcontento suscitato dalla crisi economica si univa alla protesta contro la gestione autoritaria del potere e si mescolava alle tensioni provocate dalle numerose “ questioni nazionali”. Diversamente da quanto accadde in Francia, la componente sociale rimase in secondo piano. Il primo importante episodio insurrezionale avvenne a Vienna. Poi vi furono tumulti a Budapest, si sollevarono Venezia e Milano.

La rivolta di Praga

A Praga, il 19 marzo i cittadini inviarono una petizione all’imperatore chiedendo autonomia e libertà politiche. In aprile formarono un governo provvisorio. I patrioti cechi si limitarono a chiedere maggiori autonomie per le popolazioni slave dell’impero ed un’uguaglianza tra nazionalità ceca e tedesca. Ai primi di giugno si riunì a Praga un congresso cui parteciparono delegati di tutti i territori slavi soggetti alla corona asburgica. Ma il 12 giugno, pochi giorni dopo l’apertura del congresso, scoppiarono alcuni incidenti fra la popolazione e l’esercito che fornirono alle truppe imperiali il pretesto per un intervento. La capitale boema subì numerosi assedi e bombardamenti; ci fu la dispersione del congresso slavo e lo scioglimento d’autorità del governo ceco.

La sottomissione di Praga segnò l’inizio della riscossa per il potere imperiale. Essa, inoltre, mostrava che l’efficienza e la fedeltà dell’esercito non venivano intaccate dagli ultimi rivolgimenti politici.

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