1829: il parlamento inglese vota la libertà di religione

Un passo avanti nel riconoscimento dei diritti civili ai Cattolici in Gran Bretagna

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L’Inghilterra è sempre considerata agli occhi dei più come un Paese di espressione democratica.

Quando vige la democrazia, il parlamento, che rappresenta nel suo complesso il popolo, legifera, cercando sempre di avere presente gli interessi della collettività.

La situazione religiosa in Inghilterra

Le differenti posizioni religiose tra Londra e Roma, scaturite dalla Riforma Protestante e mai appianate complessivamente, si erano riproposte come fondamentali nel primo trentennio dell’800.

Nel periodo di regno di Giorgio IV, l’emancipazione dei cattolici subì una battuta d’arresto, a causa principalmente dell’ostilità del re nei loro confronti.

Questo se si considera che l’Inghilterra aveva importato manodopera irlandese, da sempre ceppo di origine cattolico, soprattutto per lavori manuali, nell’ampliamento urbano delle città, non era un atteggiamento politicamente corretto.

Eppure, nonostante fosse evidente la necessità di una pacifica convivenza tra etnie diverse, il re non si piegava ad alcun riconoscimento nella vita civile ai cattolici.

Atto di emancipazione del 1829

Ma ormai i tempi erano maturi per un intervento legislativo di grossa portata che garantisse un cambiamento notevole, al riguardo, sul suolo britannico.

L’Atto di emancipazione del 1829, votata dal parlamento inglese, servì innanzitutto a scongiurare il pericolo di rivolte, ormai in procinto di scoppiare, soprattutto in Irlanda.

Un riconoscimento importante per i Cattolici, soprattutto di stampo irlandese, strenuamente fedeli al papato, che gettava le basi per un clima di distensione.

Questo, tra l’altro, alla vigilia del passaggio del trono a Guglielmo IV, in successione del fratello Giorgio IV. http://www.radiospada.org

Cosa riconosceva l’Atto di emancipazione

Primo obiettivo di questo intervento legislativo fu il riconoscimento ai cattolici del diritto di voto, ma anche di sedere stabilmente in parlamento e di occupare quasi tutti gli uffici civili e militari dello Stato.

Un passo avanti davvero importante, decisivo. Talmente decisivo che farebbe sorgere il dubbio sulle reali motivazioni alla base di un simile atto.

Infatti, per non turbare i Protestanti, ai Cattolici fu fatto divieto di accedere all’università, e le celebrazioni religiose erano vietate fuori dalle chiese e dalle private dimore.

L’atteggiamento del mondo cattolico

All’Atto di emancipazione il mondo cattolico rispose con un atteggiamento placido, per evitare contrasti con lo Stato.

Si dedicò principalmente alle opere caritatevoli, che purtroppo furono sempre più frequenti soprattutto tra i concittadini proprio di religione cattolica.

Questi, infatti, versavano in condizione di indigenza più marcata rispetto ai Protestanti, perchè il raggiungimento di incarichi civili di livello non fu così immediato come l’Atto riconosceva.

Ragion per cui queste persone venivano aiutate dalle organizzazioni cattoliche a far fronte alle necessità della vita.

Anche da questo fatto, che si manifesta come un intervento legislativo assolutamente positivo, si evince la difficoltà nel garantire pacifica convivenza civile laddove ci sono diversità di vedute su aspetti fondanti della vita sociale.

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