A SEMAFORI SPENTI – Kimi Raikkonen, The Ice man

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Tra tutti i soprannomi nati tra i box della Formula Uno sicuramente quello dato a Kimi Raikkonen, the ice man, è uno dei più azzeccati. Il pilota finlandese è infatti diventato uno dei personaggi più amati del panorama internazionale grazie al talento che lo ha sempre contraddistinto e al carattere tutt’altro che carismatico. Freddo, silenzioso, impenetrabile, qualche volta addirittura maleducato. In poche parole: un uomo di ghiaccio. Non c’è quindi da chiedersi da dove venga il suo soprannome e perché gli sia stato affibbiato ma è piuttosto singolare che sia proprio il pilota meno loquace del mondo delle corse ad essere il più amato. Intorno alla figura di Raikkonen è nato una specie di mito, quello del ragazzo che non sorride mai, quello che urla agli uomini dei box di starsene zitti, quello che non si interessa del mondo luccicante che circonda i Gran Premi ma che pensa, semplicemente, a fare il suo lavoro. Difficile da credere ma il campione del mondo del 2007 è stato, una volta, un bambino con un grande sogno.

La sua famiglia, dalla fredda Finlandia, fa i salti mortali per far gareggiare lui e il fratello Rami, mentre il padre faceva contemporaneamente il buttafuori nelle discoteche e il costruttore. L’impegno viene presto ripagato e al giovane pilota spetta un caso raro nel mondo della Formula 1: nel 2001, dopo solo 23 gare in categorie decisamente minori e ben 13 successi, Peter Sauber decide di chiamarlo nella sua scuderia per correre in F1.
La carriera in Sauber dura poco e già nel 2002 Raikkonen passa in McLaren, dove prende il posto di Hakkinen.
Per vedere il suo primo successo bisogna aspettare l’anno dopo quando vince, incredibilmente, a Sepang in un clima afoso che poco si addice all’uomo di ghiaccio.
La sua vere e proprie lotte per la conquista del mondiale arrivano però nel 2003 e 2005 ma in nessuno dei due casi riesce a portare a casa il titolo.
Per Raikkonen quello è il momento di cambiare, ed è lo stesso per la scuderia italiana che si ritrova senza il suo grande e amato campione: Michael Schumacher. La necessità di novità delle due scuderie si unisce e Raikkonen vince il titolo mondiale, l’unico per lui e l’ultimo per la Ferrari.
Se pur di poche parole e non molto incline ai sorrisi Kimi si prende il posto nel cuore di moltissimi appassionati e soprattutto degli italiani, ferraristi, che piangeranno il suo abbandono non solo dalla scuderia del Cavallino ma dal panorama della Formula 1.
Ci vorranno due anni nel mondo rally prima del suo ritorno alle monoposto: nel 2012 comincia a competere per il titolo con la Lotus, ottenendo buoni risultati e posizionandosi terzo a fine stagione.
Quello che lo ha riportato alle corse in Formula 1, ha ammesso lo stesso Kimi, è stata la mancanza di competizione nel panorama dei rally, dove non corri contro qualcuno ma piuttosto contro un cronometro e un tempo da abbattere.
È proprio nel 2012 che esordisce con uno dei team radio più famosi di sempre, rivolto ai suoi ingegneuri di pista che volevano dargli indicazioni sulla gestione delle gomme: “lasciatemi solo, so quello che faccio”.
Uno dei tanti exploit che hanno reso il pilota finlandese un mito dei motori sia dentro che fuori la pista.
Raikkonen prosegue così la sua carriera, dimostrando le sue capacità e sorprendendo i tifosi di tanto in tanto con prestazioni davvero strabilianti, fino a un inaspettato ritorno in Ferrari per la stagione 2014. Prima del grande ritorno alla scuderia italiana però Kimi è costretto a saltare il finale di stagione 2013 per operarsi alla schiena a causa dei postumi di un vecchio incidente durante i test con la Sauber a Magny Cours.
Il suo ritorno in Ferrari non ha purtroppo portato lo stesso immediato successo del 2007 ma è stato comunque accolto con grande entusiasmo da tutti i fan, che adorano e adoreranno sempre il finlandese dal cuore di ghiaccio.
Il contratto di Raikkonen nella casa italiana è stato rinnovato anche per la stagione 2018, dove correrà all’alba dei suoi 39 anni. Ma il pilota sembra non vedere l’interesse mediatico che negli anni si è scatenato intorno a lui e non sembra neppure disturbato dalla sua età, la più vecchia all’interno dei paddock. Raikkonen corre perché, come dice lui, il suo lavoro è fare questo, ma lo fa con la grazia e la grinta di un campione del mondo aggiungendo quel carattere assurdo che tutti adorano.

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