Bologna, il papa agli studenti:”Non accontentatevi di piccoli sogni”

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“Lavoro”: ecco la parola-chiave dell’Angelus di papa Francesco in Piazza Maggiore a Bologna. Il papa ha parlato della disoccupazione, in particolare di quella giovanile, come “realtà alle quali non possiamo abituarci” e che non possono essere trattate come mere statistiche. Il lavoro, considerato da Francesco strumento di lotta alla povertà e veicolo per l’accoglienza. Di conseguenza, ai poveri deve essere restituita la dignità derivante proprio dallo svolgere un mestiere e non si può dunque pensare di aiutarli senza creare le condizioni di impiego.

“Una sfida appassionante” paragonabile agli anni della ricostruzione dopo la guerra, in uno scenario dominato da fame e miseria. Papa Francesco ha poi fatto riferimento al Patto per il Lavoro, il quale ha recentemente visto le parti sociali impegnarsi ad affrontare temi come povertà, esclusione sociale, disoccupazione giovanile e precarietà del lavoro.

Come ha ricordato anche il papa, la crisi ha una dimensione europea e globale e non si risolve nella dimensione economica. La crisi di cui parla Francesco è “una crisi etica, spirituale e umana”, la cui radice va individuata in ciò che il papa definisce “il tradimento del bene comune”. La soluzione sta nel togliere centralità alla legge del profitto e assegnarla alla persona e al bene comune. Il lavoro deve essere dunque una preoccupazione centrale e le difficoltà vanno vissute come opportunità di crescita.

Strettamente collegato al tema del lavoro è anche il discorso che papa Francesco ha tenuto nel pomeriggio agli studenti dell’Alma Mater in piazza San Domenico. L’Università di Bologna è stata definita dal papa “laboratorio di umanesimo da quasi mille anni”, il che le ha conferito il soprannome di “dotta”. “Dotta, ma non saccente”, come specifica Francesco. Ancora una volta, il papa torna sul tema dell’accoglienza, centrale all’interno dell’Università di Bologna, considerata crocevia secolare di incontri e culla del progetto Erasmus, la quale ospita studenti provenienti da contesti diversi non solo italiani, ma globali.

Francesco ha affermato che laricerca del bene è la chiave per riuscire negli studi e l’amore è l’ingrediente che dà sapore ai tesori della conoscenza e, in particolare, ai diritti dell’uomo e dei popoli. Il riferimento poi a tre diritti attuali: in primis, il diritto alla cultura, che equivale alla tutela della sapienza. Il papa ha condannato modelli di vita banali ed effimeri che ci condizionano, i quali screditano il sacrificio e inculcano l’idea che lo studio non serve se non dà subito qualcosa di concreto. Al contrario, il papa ha affermato che lo studio serve a porsi delle domande e a non farsi anestetizzare dalla realtà, come Ulisse che non cede al canto delle sirene.

Il compito degli studenti è quello di rispondere ai ritornelli del consumismo con la conoscenza, la ricerca e la condivisione. “Cultura” è ciò che coltiva, che fa crescere l’umano e, secondo il papa, oggi non abbiamo bisogno di chi si sfoga strillando allo stomaco. In un discorso ricco di patos, Francesco ha condannato “i teatrini di indignazione che spesso nascondono grandi egoismi e la pseudocultura che riduce l’uomo a scarto”.

Il secondo diritto cui il papa ha fatto riferimento è il diritto alla speranza: in un mare di solitudine e abbandono, occorre non essere invasi quotidianamente dalla retorica della paura e dell’odio del populismo. E’ il diritto per i giovani a crescere liberi dalla paura del futuro, a sapere che nella vita esistono realtà belle per cui vale la pena mettersi in gioco, che il lavoro non è un miraggio da raggiungere, ma una promessa che va mantenuta.

Poi, un desiderio:Quanto sarebbe bello se le aule dell’Università fossero cantieri di speranza, officine dove si impara ad essere responsabili per sé e per il mondo”. Alle radici dell’Università europea, papa Francesco si appella ad un terzo diritto: il diritto alla pace, ricordando il sessantesimo anniversario dei Trattati di Roma. “Non abbiate paura dell’unità” è l’invito del papa, che ha richiamato le parole di Benedetto XV nel definire la guerra “un’inutile strage”.

In conclusione, papa Francesco ha parlato a cuore aperto agli studenti:“Non credete a chi vi dice che niente cambierà. Non accontentatevi di piccoli sogni, ma sognate in grande. Sogno anche io, ma non solo mentre dormo, perché i sogni veri si fanno ad occhi aperti e si portano avanti alla luce del sole”. Parole da porre come segno ai polsi, come segno fra gli occhi, sugli stipiti della casa e sulle porte.

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