14 febbraio 2003: muore Dolly, la prima pecora clonata

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Il primo mammifero clonato, Dolly, muore il 14 febbraio 2003

Il 5 luglio 1996 è la data di nascita di Dolly, la quale vivrà fino al 14 febbraio del 2003. Soltanto un anno dopo fu annunciato l’avvenimento, il 23 febbraio 1997. Nata da una cellula somatica, è stata l’esempio del primo mammifero ad essere clonato, benché non il primo animale in assoluto.

Si può definire di nazionalità scozzese, in quanto l’esperimento avvenne a pochi chilometri da Edimburgo, presso il Roslin Institute in Scozia. Il 9 aprile 2003 i resti impagliati di Dolly sono stati posti al Royal Museum di Edimburgo, che fa parte del National Museum di Scozia.

Perché il nome Dolly?

La cellula usata per la clonazione fu una cellula mammaria, a scegliere il suo nome fu il suo allevatore. “Dolly” in onore della famosa cantante country Dolly Parton.

Com’è nata Dolly?

Il metodo utilizzato da Ian Wilmut è consistito nel trasferimento del nucleo di cellule somatiche di una pecora donatrice di 6 anni: i nuclei di cellule non appartenenti alla linea germinale del donatore vengono trasferiti in cellule embrionali denucleate e quindi indotti ad avviare lo sviluppo del feto tramite elettroshock e successiva impiantazione in una madre surrogata.

Le madri di Dolly sono dunque tre: la vera pecora clonata, un’altra la cellula embrionale denucleata ed infine la madre surrogata.

Dai primi problemi all’abbattimento

Su Nature, nel 1999, fu pubblicata una ricerca incentrata sul precoce invecchiamento di Dolly a causa dei ridotti telomeri nelle sue cellule. Si ipotizzò che fossero stati ereditati dalla madre, che dunque Dolly poteva avere geneticamente già 6 anni alla nascita. Nel 2001, all’età di 5 anni, i segni di invecchiamento erano evidenti, partendo da una potenziale artrite.

il Dott. John Thomas, ha evidenziato che la maggior parte degli animali clonati successivamente a Dolly mostrano telomeri di lunghezza normale, e che nei cloni seriali essi addirittura si allungano ad ogni successiva generazione. Un’infezione polmonare, frequente nelle pecore più anziane, costrinse al suo abbattimento.

Nel 2007 Ian Wilmut ha sottolineato che la tecnica di trasferimento dei nuclei non sarà mai abbastanza efficiente da poter essere applicata sugli umani.

Clonazione: salvezza o dannazione?

La clonazione viene vista come il metodo per rianimare animali domestici a noi cari, ma anche come un modo per salvare specie rare in estinzione.
Nel gennaio del 2009, alcuni scienziati del Centre of Food Technology and Research of Aragona, hanno dichiarato la clonazione dello stambecco dei Pirenei, estintosi nel 2000. Lo stambecco neonato è morto immediatamente per un problema polmonare, ma l’impresa ha comunque avuto il merito di dimostrare che un animale estinto può essere clonato.

Nell’uomo i freni sono posti soprattuto su un piano etico-morale, bisogna tuttavia riconoscere che diminuirebbe i rischi di malattie ereditarie. Inoltre assicurerebbe la compatibilità nel trapianto di cellule staminali nelle persone che abbiano almeno un genitore comune. Attualmente la clonazione umana è vietata.

E’ necessario comunque considerare gli insuccessi: Dolly è stato il primo caso positivo dopo 227 embrioni. Di cui 29 sono cresciuti al punto tale da essere trasferiti nell’utero materno. Successivamente, i risultati sono stati migliori, ad esempio sui topi: 1 clone su 100. Il muflone clonato in Italia ha vissuto per circa un anno.

L’alta mortalità, le comune malformazioni, dipendono probabilmente dal gene che codifica la proteina Oct4, che influenza altri geni, non funzionando, si regola in modo sbagliato nel 90% dei cloni.

La colazione domina nel regno dell’incertezza e non è definibile una scienza esatta.

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