14 aprile 1986 – moriva Simone De Beauvoir, in prima linea per i diritti delle donne

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Simone de Beauvoir

È una delle prime e più importanti figure femministe della storia moderna: scrittrice ma anche filosofa, paladina dei diritti delle donne. Lei è Simone De Beauvoir.

Nacque l’8 gennaio del 1908 a Parigi da una famiglia benestante, il padre avvocato. La madre impartì a lei e alla sorella Hélène un’educazione rigidamente religiosa, quasi bigotta, dalla quale però la giovane Simone inizierà a discostarsi in età adolescenziale.

Naturalmente appassionata di letteratura, si dimostrò da subito un’allieva brillante e si iscrisse all’Istituto Désir, con ottimi risultati. Proseguì poi con un percorso di studi che, nelle sue intenzioni, avrebbe dovuto portarla a svolgere la professione di insegnante.

Iscritta alla Sorbona, entrò a far parte del movimento socialista e infine si laureò in Filosofia. Introdotta in ambienti intellettuali incontrò Jean Paul Sartre, al quale rimase legata da un rapporto sentimentale spesso difficile e travagliato.

Uscita dall’università, Simone ottenne alcuni incarichi come docente e lavorò fino al 1943, quando prese la decisione di dedicarsi completamente alla scrittura. Negli stessi anni un evento in particolare minò la sua visione del mondo fino a quel momento: la morte dell’amica d’infanzia Elizabeth Mabille, morta di polmonite dopo essere stata costretta dalla famiglia a lasciare il suo amante, considerato inadatto ad una giovane borghese. Fu allora che si rese conto di quanto la società fosse opprimente nei confronti delle donne e le costringesse sempre agli stessi ruoli stereotipati.

Insieme al compagno Simone viaggiava moltissimo, in Europa e fuori. Nel corso della Seconda Guerra Mondiale i due presero parte, anche se per poco alla Resistenza, ma Simone De Beauvoir non si rispecchiava in nessuna corrente politica, per quanto condividesse alcune idee socialiste.

Il suo primo romanzo uscì nel 1943, ed il titolo era L’invitata. Qui iniziava ad esplorare la vita di coppia con l’inserimento di una terza persona, sicuramente tratta dalla sua esperienza con Sartre. Per quanto i due avessero un rapporto aperto, infatti, non mancavano i momenti di tensione e le crisi di gelosia, da una parte e dall’altra.

Il secondo libro vide la luce l’anno seguente ed era Il sangue degli altri, storia basata questa volta sulla sua esperienza in tempo di guerra. È del 1945 invece la fondazione, insieme a Jean Paul Sartre e ad altri intellettuali, della rivista Les Temps Moderns, dove venivano pubblicati articoli di attualità e di filosofia.

Una delle sue opere più importanti è il saggio Il secondo sesso: uscito nel 1949, esplorava la condizione femminile in tutti i suoi aspetti, ed ebbe un enorme successo, anche se provocò altrettante reazioni sdegnate.

Nel 1954 uscì un nuovo romanzo, I Mandarini, che vinse il Premio Goncourt. Gli anni seguenti furono impiegati nella scrittura della sua autobiografia, quattro libri in tutto: Memorie di una ragazza perbene, L’età forte, La forza delle cose e A conti fatti. Un altro libro biografico uscì nel 1966, era dedicato alla madre appena scomparsa ed aveva titolo Una morte dolcissima.

Furono gli anni Sessanta quelli in cui si fece sentire più forte la sua coscienza femminista. Il 1966 e il 1967 furono inoltre portatori di due nuovi romanzi, Le belle immagini e La donna spezzata.

Un altro saggio nacque nel 1970, e testimonia l’attenzione di Simone verso gli anziani. Il titolo era La terza età.

Nel 1980 Simone De Beauvoir perse il compagno, e convogliò il suo dolore nel libro La cerimonia degli addii, parte conclusiva della sua autobiografia. Non gli sopravvisse tuttavia a lungo: morì a Parigi il 14 aprile 1986, all’età di settantasei anni.

Ad oggi Simone De Beauvoir rimane un importante punto di riferimento per le femministe moderne, un esempio di forza femminile, intelligenza e anticonformismo. Ed oggi la celebriamo, a trentaquattro anni dalla sua scomparsa.

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