13 aprile 1695 – moriva Jean De La Fontaine, favolista raffinato

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Jean De La Fontaine

Pochi giorni fa abbiamo parlato di uno dei massimi esponenti della fiaba a livello mondiale, Hans Christian Andersen. Oggi invece celebriamo uno dei più famosi favolisti, vissuto nel Seicento: Jean De La Fontaine.

Nacque l’8 luglio del 1621 a Château-Thierry, nella regione dell’Alta Francia. Il padre avrebbe desiderato che prendesse i voti, e il figlio iniziò gli studi teologici, anche se con poco entusiasmo. Si rese presto conto però di avere ben altre aspirazioni: nel 1647 si sposò, ma nel 1658 si trasferiva a Parigi, da solo.

Era il periodo del regno del Re Sole, e il legame instaurato con l’allora Sovrintendente alle Finanze Nicolas Fouquet gli costò, alla caduta di quest’ultimo, l’ostilità di Luigi XIV. Privo quindi di un protettore, De La Fontaine richiese il favore del re, che però non gli venne concesso. Fortunatamente poté contare sull’aiuto di altri facoltosi amici, tra cui la duchessa d’Orléans. Grazie a lei fece la conoscenza di altri autori, nomi del calibro di Racine e Molière.

Da sempre appassionato di letture, aveva anche iniziato a scrivere sue opere. La sua prima pubblicazione risale al 1665, e si trattava della prima raccolta di Racconti e novelle: del 1668 invece i primi sei libri delle celeberrime Favole, che riscossero da subito un enorme successo.

Non esiste certo nessuno di noi che non conosca almeno una delle favole di Jean De La Fontaine. Il suo stile era influenzato da favolisti come Fedro ed Esopo, e poneva come protagonisti animali che però parlavano e agivano come uomini. Ad essi attribuiva pregi e difetti prettamente umani, e faceva largo uso di metafore. Tra le tante possiamo citare Il lupo e l’agnello, Il Topo di città e il Topo di campagna, Il Corvo e la Volpe, La Volpe e la Cicogna, oltre naturalmente alla celebre La Cicala e la Formica. Eleganza nella forma, umorismo pungente ma raffinato, questo il suo tratto distintivo.

Una seconda raccolta di libri vide la luce nel 1678, per la precisione sei. In totale quindi ne avrebbe pubblicati dodici. Vivendo a stretto contatto con la nobiltà dell’epoca, Jean De La Fontaine conosceva bene quel mondo e ne riportava fragilità e debolezze nelle sue opere: atto, questo, che richiedeva una buona dose di coraggio.

La sua vita privata non fu tormentata né problematica come quella di altri artisti già trattati. Godette invece di una stabile situazione economica e familiare, ebbe la possibilità di studiare e leggere e fu sempre circondato da buoni amici che non gli facevano mancare il loro sostegno. Un uomo normale, quindi, anche se raffinato e colto, ma dal talento straordinario.

Divenne membro dell’Académie Française nel 1683, ma non rimase tale per molto tempo: morì infatti il 13 aprile del 1695, a settantatré anni.

Lo celebriamo quindi, a trecentoventicinque anni dalla sua morte: le sue parole rimangono immortali, amatissime ancora oggi da grandi e piccoli.

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