Il 12 giugno 1667 è una data molto importante per la medicina:viene eseguita la prima trasfusione di sangue su un umano dal medico francese Jean-Baptiste Denis.

Cenni storici

Le prime trasfusioni di sangue risalgono all’età degli Egizi quando vengono pensate per impedire l’invecchiamento del faraone. Una pratica conosciuta anche da Greci e Romani: è famosa la leggenda di Tanaquilla che nel 577 a.C, per salvare suo marito Tarquinio Prisco, gli dona il proprio sangue.

In alcune opere si fa riferimento all’utilizzo del sangue per donare energia, bellezza e giovinezza, ma consiste in una pratica magica trasmessa oralmente e non somministrata attraverso una reale trasfusione. Con qualche dubbio Celso rammenta di come sia possibile curare l’epilessia bevendo il sangue del gladiatore appena sgozzato.

L’idea di trasfondere il sangue di una persona sana in quello di un malato ha origine nel Rinascimento, quando la magia cede il passo alla medicina.

Il primo tentativo documentato ed accertato di trasfusione risale al 1492 quando a Papa Innocenzo VIII, in fin di vita, viene somministrato da un medico ebreo del sangue prelevato giorni prima da tre bambini di 10 anni, dissanguati a morte. Il medico è costretto alla fuga. Dopo quest’episodio si susseguono svariati tentativi con risultati di scarsa rilevanza.  

Nel 1628 William Harvey, medico inglese, scopre il sistema circolatorio del sangue. 

Nel 1665 si verifica la prima trasfusione di sangue veramente documentata da cane a cane, dalla carotide del donatore alla vena giugulare del ricevente ad opera di Richard Lower, studente a Oxford. L’esperimento fallisce perché il sangue rimase in stallo nel tubo di raccordo. Successivamente quando Lower prova a tappare un arteria nel cane donatore l’esperimento dà esito positivo: la pressione più alta da parte del flusso di sangue arterioso era necessaria per il successo della trasfusione.

Prima trasfusione di sangue su un umano

Il 12 giugno 1667 il medico di Luigi XIV Jean-Baptiste Denis inietta sangue di agnello a un giovane malato di tifo. Il medico viene poi accusato di omicidio per la morte del giovane, ma la pratica della trasfusione vede una diffusione capillare, sempre con l’utilizzo di sangue animale, con risultati così negativi da venire presto abbandonata.

Nel 1678 la Società Parigina dei Medici dichiara illegale la pratica della trasfusione dal momento che non è ancora possibile garantire sufficienti condizioni di sicurezza. Lo stesso provvedimento viene preso poco dopo dall’ Inghilterra e dallo Stato Pontificio.

Prima trasfusione di sangue da umano a umano

Passano anni, decenni senza che si verifichino tentativi documentati fino a quando nel 1818 James Blundell, un ostetrico inglese, cura un’emorragia post partum utilizzando il sangue del marito, ricevuto dalla sua paziente con grande successo con la tecnica della trasfusione braccio a braccio. Si comprende appieno che con il sangue umano, a differenza di quello animale, i rischi sono minori, anche se le possibilità di reazioni anche mortali rimangono molto alte.

Nel 1881 William Stewart Halsted, celebre per essere stato il primo ad aver praticato un intervento di mastectomia radicale, trasfonde il proprio sangue alla sorella, salvandola. Nel 1913 Richard Lewisohn, un medico tedesco trapiantato in America, scopre il metodo per conservare il sangue, evitando la coagulazione e raffreddandolo.

Nel 1901 il biologo austriaco Karl Landsteiner attraverso i suoi studi arriva a scoprire i primi tre gruppi sanguini: A,B, 0,una scoperta che nel 1930 gli vale il Premio Nobel; grazie a lui l’idea di compatibilità tra donatore e ricevente diventa un assioma della medicina trasfusionale. Durante le due guerre mondiali per porre rimedio alle emorragie e fare operazioni al fronte le tecniche di trasfusione subiscono un notevole miglioramento e si fa largo uso delle banche del sangue. Assieme a Alexander S.Wiener, Landsteiner scopre nel 1940 l’antigene detto “fattore Rh”.

Proprio quando le reazioni mortali immunitarie sembrano essere state debellate si diffondono dati allarmanti riguardanti l’alta percentuale di malattie infettive nei soggetti trasfusi: epatite B, epatite C e AIDS. Per scongiurare queste gravi malattie si decide di procedere con maggiori controlli sul sangue del donatore.

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