10 giugno 1924: l’omicidio di Giacomo Matteotti

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10 giugno 1924: 96 anni fa avveniva l’omicidio di Giacomo Matteotti.

Chi era Giacomo Matteotti?

Giacomo Matteotti frequentò il liceo classico a Rovigo e fu compagno di classe del suo futuro avversario politico cattolico, Umberto Merlin. Si laureò in Giurisprudenza nel 1907 all’Università di Bologna. Entrò da subito in contatto con i movimenti socialisti, nei quali divenne ben presto una figura di spicco. Durante la Prima guerra mondiale (non fu arruolato in quanto unico figlio superstite di madre vedova) si dimostrò un convinto sostenitore della neutralità italiana. Le sue posizioni antimilitariste e il suo attivismo contro la guerra gli costarono l’allontanamento dal Polesine per tre anni. Venne esiliato in una zona montagnosa vicino a Messina. Nel gennaio 1916 aveva sposato con rito solo civile la poetessa romana Velia Titta, sorella del baritono Titta Ruffo. Nel 1918, mentre era ancora in Sicilia al confino, nacque a Roma il suo primogenito Giancarlo.

La morte di Giacomo Matteotti: omicidio o suicidio?

Fin dal 1919, Giacomo Matteotti è protagonista di numerose esperienze politiche come esponente socialista e strettamente anti-fascista. È il 30 maggio del 1924 quando il deputato socialista firma, con un discorso alla Camera, la sua condanna a morte. “Tempesta”, come viene chiamato dai compagni di partito per il carattere battagliero, ne è consapevole. Dopo aver finito di parlare, infatti, e dopo aver denunciato pubblicamente l’uso sistematico della violenza a scopo intimidatorio usata dai fascisti per vincere le elezioni e contestato la validità del voto, dice ai colleghi:

“Io, il mio discorso l’ho fatto. Ora voi preparate il discorso funebre per me”.

Il 10 giugno 1924: Cosa avvenne davvero?

Pochi giorni dopo il suo discorso, il 10 giugno, è la data del rapimento di Giacomo Matteotti; avvenne a Roma. Sono da poco passate le quattro del pomeriggio e si sta recando a Montecitorio. Sotto casa, in lungotevere Arnaldo da Brescia, nel quartiere Flaminio, una squadra di cinque fascisti guidata da Amerigo Dumini lo preleva con la forza e lo carica in macchina (dove viene picchiato e accoltellato fino alla morte, per poi essere seppellito nel bosco della Quartarella, a 25 chilometri dalla Capitale). L’auto, una Lancia Lambda, viene fornita dal direttore del «Corriere Italiano» Filippo Filippelli.

Mussolini si assume la sua responsabilità?

Il 13 giugno Filippo Turati darà in Parlamento la notizia della sua scomparsa, mentre il corpo sarà ritrovato due mesi dopo, il 16 agosto. Per protesta contro il rapimento e l’assassinio del deputato socialista, tutta l’opposizione parlamentare si ritira sul cosiddetto Aventino. Seguono mesi di braccio di ferro, in cui il governo fascista sembra sul punto di capitolare. Ma il 3 gennaio 1925, con un famoso discorso alla Camera, Mussolini si assume in prima persona la responsabilità politica del delitto:

“Dichiaro qui, al cospetto di questa assemblea e al cospetto di tutto il popolo italiano, che io assumo, io solo, la responsabilità politica, morale, storica di tutto quanto è avvenuto. Se le frasi più o meno storpiate bastano per impiccare un uomo, fuori il palo e fuori la corda! Se il fascismo non è stato che olio di ricino e manganello, e non invece una passione superba della migliore gioventù italiana, a me la colpa! Se il fascismo è stato un’associazione a delinquere, io sono il capo di questa associazione a delinquere”

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