Oltre 20 ex Primari di ospedale in pensione con varie specializzazioni, assistiti da personale volontario, offrono le loro prestazioni a titolo gratuito, per pazienti in difficoltà economiche.

E’ un’iniziativa promossa dal distaccamento piemontese dell’Associazione Auser per l’invecchiamento attivo, con sede principale a Roma, nella persona della Presidente Maria Bonomi.

Visite, cure ed esami gratis per chi non può permettersele quindi; accade a Borgomanero in Provincia di Novara, dove questi medici, hanno deciso di aderire a tale iniziativa dichiarando di essere semplici persone, che non hanno smesso di credere nel valore di un aiuto concreto per chi ha bisogno.

Si tratta di un vero e proprio poliambulatorio, in grado di eseguire test diagnostici come elettrocardiogrammi, ecografie, holter ed eco doppler, oltre che normali visite mediche, e da sei mesi l’Auser di Borgomanero ha attivato anche una convenzione territoriale per le cure odontoiatriche.

L’iniziativa, coinvolge molti anziani abbandonati o in difficoltà, sia di salute che economiche, ma anche disoccupati, cassaintegrati e tutte quelle categorie di persone, che selezionate in base all’ISEE, risultino non abbienti e bisognose di cure mediche.

Il poliambulatorio, che esiste da ben otto anni, offre fino a 17 specialità diagnostiche, che vanno dalla cardiologia all’ortopedia, dalla medicina interna all’otorinolaringoiatria, riuscendo a dare assistenza a circa 1.500 persone.

Racconta l’ottantenne ex sindacalista Presiedente dell’Associazione Auser Maria Bonomi:

“La nostra è una scelta di vita. In gioventù ho sperimentato la povertà, quella vera. Il mio sogno prima di morire era dare ad altri ciò che a me è totalmente mancato.

Dopo la crisi economica ho cominciato a vedere intorno a me tante situazioni problematiche. E le difficoltà finanziarie non riguardavano più soltanto i pensionati con la minima, ma anche molti lavoratori, alle prese con licenziamenti e cassa integrazione. Dovevamo quindi fare qualcosa.

Siamo partiti con un gruppo ristretto di medici e il progetto è andato via via ampliandosi. I primi a prestare gratuitamente la loro opera sono stati Piero Sacchi, primario cardiologo; Sergio Cavallaro, urologo e chirurgo e Felice Fortina, nefrologo.

Sempre più persone, bambini compresi, sono costretti a rinunciare al dentista. Abbiamo allora pensato di chiedere ad alcuni professionisti la disponibilità di intervenire a titolo gratuito.

Recentemente ci siamo aggiudicati un bando regionale da 50mila euro. Con questi soldi pagheremo i materiali per i trattamenti odontoiatrici destinati ai pazienti in difficoltà economiche, selezionati in base all’Isee.”

Inizialmente fu proprio l’urologo Sergio Cavallaro ad occuparsi della realizzazione del progetto di Maria Bonomi, e da otto anni è divenuto realtà. Dice Cavallaro: “Eravamo in crisi nera, c’erano persone che riuscivano a malapena a farsi curare, rinunciavano alle visite specialistiche. Agli attuali 22 specialisti si sono aggiunti 3 avvocati e da quest’anno una decina di dentisti. Abbiamo un bacino d’utenza grandissimo, nei paesi vicini ci sono centri d’accoglienza di ragazzi rifugiati che hanno bocche disastrate e da lì l’esigenza degli odontoiatri.”

Aggiunge il Dottor Grisoni, uno dei primari in pensione che ha aderito all’iniziativa: “Coloro che vengono nel nostro poliambulatorio sono persone indigenti e anziani soprattutto che hanno bisogno di parlare. L’accesso è libero e i tempi d’attesa sono brevi.”

E’ sicuramente uno spunto lodevole, che ha dato vita ad un’iniziativa davvero necessaria, che fa in modo che si possa sperare, che l’esempio venga presto seguito in tutta Italia, ma che non sia per le Istituzioni motivo di rilassamento.

Sarebbe il caso infatti, che chi gestisce il Servizio Sanitario Nazionale, prenda atto del fatto che non si può più andare avanti con questo sistema societario, in una nazione dove, tra l’altro, vengono pagate imposte tra le più alte in Europa.

L’invecchiamento della popolazione e un numero sempre crescente di persone indigenti, dovuto ad un divario tra i redditi sempre più evidente, farà sì che sempre meno persone siano in grado di potersi curare e la solidarietà, per quanto sia lodevole, non è la soluzione del problema.

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