Scotch Whisky: lo “spirito” più conosciuto al mondo

E’ difficile attribuire una paternità a una bevanda così antica ed effettivamente si ignora quando gli abitanti degli altopiani scozzesi abbiano iniziato a produrre per la prima volta il Whisky. Con tutta probabilità la distillazione di spirito da cereali fu avviata per la prima volta in Irlanda intorno all’anno Mille, da parte dei monaci; sarebbero passati poi in Scozia nell’alto Medioevo tramandando il metodo di produzione dell’ “aqua vitae” (l’antico nome del Whisky).

Lo Scotch Whisky è da sempre un simbolo della cultura e della storia della Scozia, ma ha vissuto momenti difficili, soprattutto a partire dal 1725, pochi anni dopo lo Union Act (l’unione dei parlamenti inglese e scozzese). Il governo di Londra impose una pesante tassa sul malto causando diverse sommosse tra la popolazione scozzese, soprattutto nelle Highlands. Questi, però, erano territori selvaggi e fuori dalla portata degli ispettori del governo ed iniziarono quindi a sorgere e a prosperare distillerie clandestine. Tutto ebbe termine solo più di un secolo dopo quando finalmente il governo inglese diminuì la tassa sul malto e promulgò la “Legge per l’eliminazione della distillazione illegale”, l’Excise Act.

Con il termine Scotch Whisky si intende una bevanda alcolica dalle caratteristiche precise, stabilite dalla legge (il Finance Act del 1990): essa deve essere prodotta in una distilleria scozzese, con acqua e orzo maltato, macerato nella distilleria stessa e fermentato solo con l’aggiunta di lieviti. La stagionatura deve essere effettuata sempre in Scozia, in un magazzino doganale, per almeno tre anni e non si devono aggiungere altre sostanze se non acqua e caramello. In Scozia è vietato produrre whisky che non sia Scotch, cioè…scozzese.

Il processo di produzione ha diverse fasi, la prima delle quali è la macerazione dell’orzo in ampie vasche contenenti acqua di sorgenti nei pressi della distilleria. Dopo un periodo che non deve superare le 70 ore, l’orzo viene tolto dalle vasche e posto su un pavimento dove inizia la sua germinazione; viene rivoltato con pale e dopo una o due settimane, ormai trasformato in “malto verde”, è pronto per l’essiccazione in forno. Qui il malto è “asciugato” dal fumo di torba che contribuisce all’aroma finale; si crea così un mosto semitrasparente, dolce e non ancora alcolico, il worth, che viene poi refrigerato con l’aggiunta di lievito di modo che inizi la fermentazione. Questa dura dalle 48 alle 112 ore e al suo termine si ottiene il wash, un liquido a basso grado alcolico, pronto per essere inserito negli alambicchi per la distillazione quando, finalmente, diventerà Whisky.

Per la sua conservazione si usano generalmente barili in rovere, americani già utilizzati per maturare il bourbon, o spagnoli che abbiano già contenuto sherry, porto o madeira; è proprio il legno delle botti a dare al whisky le sue caratteristiche finali e più piccola è la botte, più veloce sarà la maturazione, che non deve essere inferiore ai tre anni; il periodo ottimale sarebbe la decade. E’ anche importante il clima circostante, di fatti il whisky maturato nelle Highlands o nelle isole è più longevo e ha un “carattere” più deciso; quello delle Lowlands è più delicato. Prima di finire in bottiglia, poi, il whisky è allungato con acqua per stabilizzare la gradazione alcolica tra i 40 e i 45 gradi.

Ancora oggi il territorio delle Highlands è il maggior produttore di Scotch Whisky, seguito dalle isole Orcadi, Mull, Skye e Islay, l'”isola della torba”. Ma è a Edimburgo che si trova la più grande collezione di Whisky al mondo, composta da 3.384 bottiglie, è esposta presso la Scotch Whisky Experience, nel Royal Myle.

Slàinte! (Salute!)

https://www.scotchwhiskyexperience.co.uk/

 

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