Il meglio della musica estrema abruzzese coadiuvata da I Necrodeath

 

 

 

 

Una location perfetta, quella di ieri sera, per la prima edizione del Sant’Anger Rock Fest.

Un piccolo centro sportivo a pochi chilometri da L’Aquila ha ospitato tre band del capoluogo più gli storici Necrodeath.

La serata è stata aperta dai giovanissimi In My Ashes. Come spesso accade chi apre una serata ha il compito più arduo, iniziare a scaldare il pubblico.

Sono partiti un po’ timidamente e con un po’ di tensione addosso, tutto comprensibile, bisogna tener presente che non è facile condividere il palco con un pezzo di storia dell’underground italiano.

Sicuramente a livello tecnico sono stati ineccepibili, hanno un grande potenziale. Gli assoli di chitarra di Simone sono stati puri momenti di estasi, Manuel (altra chitarra) e Diego (basso) molto bravi anche loro un po’ tesi ma nulla da dire sull’esibizione. Il batterista Gianpaolo ottima esecuzione ritmica. Per quanto riguarda Michele il cantante, anche qui, la voce c’è ma per come è impostata la parte strumentale dovrebbe essere più aggressiva. Tutto sommato l’esibizione è stata Ottima, la scioltezza arriverà con l’esperienza. Assolutamente da supportare.

I Boycott Mankind sono stati i secondi ad esibirsi. La loro fama non è rassicurante, sono misantropi, brutti, cattivi, rozzi e forse puzzolenti. Una catena nuda e cruda sorregge la chitarra di M7, Alessio fora i timpani con la sua voce growlante e screameggiante. Il misantropo Johnny non azzarda uno sguardo verso il pubblico e Zi Rock nascosto dietro batteria picchia quel povero strumento facendolo urlare.  Un’esibizione secca e cruda come loro, dove neanche un intoppo li smuove.

È il turno dei Congiura, una band tecnica aquilana con un “infiltrato” (il chitarrista Valerio è di Pescara). Il loro stile è un death metal melodico e tecnico anche se, con il loro ultimo album che verrà a breve presentato, promettono un cambio di stile vertendo verso sonorità più “toste”. Un’esibizione come sempre impeccabile, a parte qualche problema tecnico che non li ha certo fermati. Grande fomento. Aspetteremo con fermento il release del nuovo album.

Infine loro, i Necrodeath. La storia italiana del thrash/Black metal. Considerati quasi pionieri del genere, vengono nominati tra gli ascolti di band conosciute a livello internazionale. Si formano nel 84′ ma solo l’anno dopo decidono di cambiare nome in Necrodeath.

Per il 33° anniversario hanno tirato fuori un album davvero bestiale. “The Age of Dead Christ” è il nome del nuovo lavoro, ma perché chiamarlo così? Tutto si ricollega al numero 33 (gli anni della presunta morte di Cristo), come scritto sopra gli anni di carriera, anche i concerti sono stati organizzati con il concetto di cui sopra, infatti il loro tour comprenderà 33 date. Si festeggia alla grande. L’esibizione davvero incredibile Flegias il cantante (personalmente ricorda un po’ Chronos dei Venom) oltre ad avere uno scream pazzesco è un fomentatore, e gli anni di esperienza sul palco si vedono tutti; il bassista (GL) ed il chitarrista (Pier Gonella) sono stati incredibili, un’esibizione da togliere il fiato. Ed infine lui Peso, nonché fondatore della band, un grande batterista. Il pubblico in piedi li davanti allo stage con qualche accenno di pogo, teste rotanti che, l’indomani lasciano il collo indolenzito, corna alzate e tanto chiasso. La storia del metal italiano catapultato in un paesino di provincia, un evento quasi surreale.

Un’idea davvero ottima quella di organizzare questo festival, in quella location, con quelle band. Supportare la musica, soprattutto Underground, è sempre cosa buona e giusta. Supportare sempre!

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