Rifiuti tossici nucleari radioattivi: i 7 depositi in Italia decisi dall’Unione Europea

Quella dello stoccaggio dei rifiuti tossici, provenienti dalle centrali nucleari, è una questione molto spinosa, le cui immense implicazioni, ne fanno un argomento attuale di cui parlare, anche se non ha origini recenti.

Infatti, lo sfruttamento dell’energia nucleare in Italia, ha avuto luogo tra il 1963 e il 1990, e dopo il referendum del 1987, che vide il popolo italiano esprimere la sua riluttanza verso il nucleare, la conseguente chiusura di 4 centrali e l’ulteriore conferma avuta con quello del 2011, con il quale sono state abrogate alcune disposizioni concepite per agevolare l’insediamento delle centrali nucleari, si pensava che la questione avesse trovato il suo naturale epilogo.

La storia dello stoccaggio dei rifiuti tossici in Italia, ha inizio negli anni ’50, periodo in cui non esisteva ancora una politica ecologica di smaltimento, e come attesta la banca dati internazionale IAEA “International Atomic Energy Agency”, “Agenzia internazionale per l’energia atomica”, nel 1967 furono inabissati nel Mar Mediterraneo, i primi 23 metri cubi di scorie nucleari, consentendo in seguito ad alcuni Stati europei, come Germania, Francia, Olanda e Svizzera, di poter fare altrettanto.

Secondo un inventario del 2000 dell’ENEA, “Ente per le nuove tecnologie, l’energia e l’ambiente” e dell’allora APAT, “Agenzia per la protezione dell’ambiente e per i servizi tecnici”, divenuta poi ISPRA, “Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale”, tutt’oggi operante, mancherebbero all’appello 350 metri cubi di rifiuti tossici, dei 700 prodotti dal reattore RTS 1 di Pisa, gestito dallo Stato Maggiore della Difesa.

Non a caso, sono proprio 350 i metri cubi di scorie nucleari, provenienti dalla centrale atomica militare di Pisa, rinvenuti nella miniera di Pasquasia in Sicilia, chiusa misteriosamente seppur produttiva, dove ha operato l’ENEA stessa per un esperimento in materia di confinamento di scorie nel sottosuolo.

Ad oggi, gli Europarlamentari di Bruxelles, secondo quanto scritto a pagina 30 dell’audizione Sogin Spa, ovvero “Atto del Governo n° 58 “Gestione combustibile nucleare esaurito e rifiuti radioattivi”, hanno deciso di impiantare un nuovo deposito in Italia.

Il suddetto documento riporta testualmente: “Il Deposito Nazionale sarà costituito da una struttura di superficie, progettata sulla base degli standard IAEA e delle prassi internazionali, destinata allo smaltimento a titolo definitivo dei rifiuti radioattivi a bassa e media attività.”

Le regioni italiane coinvolte sarebbero Piemonte (Trino, Saluggia, Bosco Marengo), Lazio (Borgo Sabotino), Campania, (Garigliano), Basilicata (Trisaia di Rotondella, già sede ENEA) e un nuovo sito in Sardegna, quindi non si dovrebbe parlare di “deposito” al singolare ma al plurale, e sarebbero quindi, a titolo definitivo.

Sempre secondo l’APAT, in una stima pregressa, la quantità di scorie da allocare nel sito sardo indica una quantità complessiva di 26.137 metri cubi; la Sogin, invece, ne ha già stimato 90 mila metri cubi tutti provenienti da centrali atomiche europee.

Il decreto legislativo del 4 marzo 2014, emanato dall’ex Presidente Napolitano, raccomanda la lettura di un documento dell’ENEA, stilato ad uso del Governo italiano, e più precisamente per le Commissioni riunite Ambiente e Industria del Senato della Repubblica.

All’Art. 3 comma 6 di tale documento, vengono fissate le condizioni alle quali sono soggette le spedizioni, importazioni ed esportazioni di rifiuti radioattivi e di combustibile nucleare esaurito, che possono essere smaltiti anche in Paesi Terzi, con i quali siano vigenti specifici accordi con il benestare della Comunità.

Infatti la Direttiva riconosce esplicitamente i possibili benefici di un approccio “dual track”, un doppio accordo, tendente ad affiancare alla creazione di un deposito nazionale anche un deposito geologico multinazionale condiviso, che possa essere incluso nei programmi di gestione dei rifiuti radioattivi nei vari Paesi Europei.

Alla fine, l’Italia che non aveva espresso il suo consenso in favore del nucleare, e quindi non si può affermare che esista il benestare della Comunità, si ritrova a dover sotterrare nelle sue terre, le scorie radioattive di altri Paesi.

Condividi e seguici nei social

Pasquale Kovacic

Giornalista e scrittore, nato a Monza nel 1969. Saggista e studioso di psicologia, parapsicologia e spiritualità, scrive per lo più su tali argomenti oltre che cronaca, attualità, ambiente, società e politica. "L'informazione è un dovere e una responsabilità che grava su chi scrive per tutti. Per questo motivo deve sempre smascherare e contrapporsi alla disinformazione".

Pasquale Kovacic has 24 posts and counting. See all posts by Pasquale Kovacic

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

RSS
Follow by Email
Facebook
Facebook