In questo ultimo periodo il nostro Vicepremier e ministro Luigi Di Maio ha affrontato più volte il tema del Rei. La sigla Rei sta per reddito di inclusione. Si tratta di una misura di contrasto alla povertà dal carattere universale, condizionata alla valutazione della condizione economica. Il nostro Vicepremier lo considera come un semplice palliativo e per tale motivo vorrebbe ricorrere prima possibile al reddito di cittadinanza, da lui considerato un “serio strumento” di sostegno al reddito. Ad ogni modo del reddito di inclusione i cittadini hanno iniziato a farne richiesta già dallo scorso mese di dicembre presso il Comune di residenza o eventuali altri punti di accesso indicati dai Comuni stessi.
Il REI si compone di due parti:
– un beneficio economico, erogato mensilmente attraverso una carta di pagamento elettronica, la cosiddetta “Carta REI”;
– un progetto personalizzato di attivazione e di inclusione sociale e lavorativa volto al superamento della condizione di povertà, predisposto sotto le direttive dei servizi sociali del Comune.
Dal 1° gennaio 2018 il REI ha sostituito il SIA (Sostegno per l’inclusione attiva) e l’ASDI (Assegno di disoccupazione) ed è diventato così lo strumento unico nazionale di contrasto alla povertà e all’esclusione sociale.
Esso viene erogato alle famiglie in possesso di determinati requisiti, ovvero:
Requisiti di residenza e soggiorno
Il richiedente deve essere cittadino dell’Unione Europea e residente in Italia, in via continuativa, da almeno due anni al momento della presentazione della domanda.
Requisiti economici
Il nucleo familiare deve essere in possesso un valore ISEE in corso di validità non superiore a 6mila euro;
- un valore ISRE l’indicatore reddituale dell’ISEE non superiore a 3mila euro;
- un valore del patrimonio immobiliare, diverso dalla casa di abitazione, non superiore a 20mila euro;
- un valore del patrimonio mobiliare (depositi, conti correnti) non superiore a 10mila euro (ridotto a 8 mila euro per la coppia e a 6 mila euro per la persona sola).
Altri requisiti
Per accedere al REI è inoltre necessario che ciascun componente del nucleo familiare:
- non percepisca già prestazioni di assicurazione sociale per l’impiego o altri ammortizzatori sociali di sostegno al reddito in caso di disoccupazione involontaria;
- non possieda autoveicoli e motoveicoli immatricolati la prima volta nei 24 mesi antecedenti la richiesta (sono esclusi gli autoveicoli e i motoveicoli per cui è prevista una agevolazione fiscale in favore delle persone con disabilità);
- non possieda navi e imbarcazioni da diporto;
Il beneficio viene concesso per un periodo massimo di 18 mesi e, se necessario, potrà essere rinnovato per ulteriori 12 mesi. Condizione necessaria per accedere al beneficio è aver sottoscritto il Progetto personalizzato, con il quale la famiglia è tenuta a svolgere determinate attività. La Legge di Bilancio 2018 (art. 1, comma 192) abroga dal 1° luglio 2018 tutti i requisiti familiari, quali: presenza di un minorenne, di una persona disabile, di una donna in gravidanza, di un disoccupato ultra 55enne. Pertanto, a partire dal 1° giugno 2018, possono presentare domanda tutti coloro che possiedono gli altri requisiti, indipendentemente dalla composizione familiare. La seconda componente del Rei è il progetto personalizzato per l’integrazione sociale e lavorativa. Il progetto riguarda l’intero nucleo familiare e viene definito dai servizi sociali del Comune, che operano in rete con i servizi per l’impiego, i servizi sanitari e le scuole, nonché con soggetti privati attivi nell’ambito degli interventi di contrasto alla povertà, con particolare riferimento agli enti non profit. Il progetto non riguarda solo la situazione lavorativa in senso stretto. Ma può anche riguardare la ricerca di una casa, la somministrazione di cure mediche e l’educazione dei figli. Viene definito considerando la situazione complessiva della famiglia, cioè le condizioni personali e sociali, economiche e lavorative, di istruzione e di formazione, e la condizione abitativa. Il Progetto prevede specifici impegni che vengono individuati da operatori sociali identificati dai servizi competenti, sulla base di una valutazione delle problematiche e dei bisogni. Saranno sempre i servizi sociali del Comune a monitorare il rispetto degli accordi presi. Nel caso non lo siano, le sanzioni andranno dalla riduzione di un quarto del beneficio mensile fino alla totale decadenza dello stesso.
Per assicurare una presa in carico integrata e multidimensionale delle persone in condizione di bisogno, i Comuni e gli Ambiti territoriali devono garantire adeguate professionalità; rafforzare la capacità di operare in rete con altri soggetti pubblici, privati e del terzo settore; ripensare il modello organizzativo dei servizi e attivare misure rivolte ai componenti dei nuclei familiari beneficiari del sostegno economico (quali la formazione, i tirocini, le borse lavoro, le misure di accompagnamento sociale). In definitiva ha lo scopo di portare la famiglia a superare la situazione di difficoltà.
Potranno ricevere il reddito di inclusione sociale i cittadini italiani e comunitari. E potranno accedervi anche i cittadini extracomunitari con permesso di soggiorno e i titolari di protezione internazionale. In tutti i casi dovranno essere residenti in Italia da almeno due anni al momento della presentazione della domanda.
Fino al 30 giugno 2018, per ricevere il Rei erano previsti requisiti economici-patrimoniali e requisiti familiari.
Dal 1° luglio 2018 valgono invece i soli requisiti economici e patrimoniali. Mentre quelli familiari non sono più in vigore.
Migliora la conoscenza del Reddito di inclusione (Rei) e cresce il numero di nuclei familiari che sperano di beneficiarne. Tale strumento di inclusione dal 1° luglio è diventato universale, non essendo più legato ai requisiti familiari, ma solo a quelli economici.
È cambiata anche la tipologia degli utenti che vanno agli sportelli: all’inizio erano prevalentemente famiglie, italiane e straniere in egual misura, anche in virtù del fatto che uno dei principali requisiti era la presenza di un minore nel nucleo familiare. Ora ci sono anche persone singole che magari sono già seguite dal dipartimento di Salute mentale o dalle Dipendenze patologiche. È il mondo degli adulti fragili in stato di bisogno con cui l’Ambito prende contatto grazie alla presenza agli sportelli di un assistente sociale e che vengono indirizzati, se necessario, ad altri servizi.
Tutto ciò è stato realizzato per consentire ai beneficiari una prospettiva duratura di fuoriuscita dalle difficoltà.

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