Oxford invita ad una tassazione della carne per salvare 220.000 vite

Il Dott. Springmann* e colleghi dell’Università di Oxford, hanno stimato la tassazione necessaria per equilibrare i costi dell’assistenza sanitaria relativi al consumo di carne rossa

 

Nel 2015 un‘allarmante e in seguito, estremamente dibattuto comunicato dell’ l’Organizzazione Mondiale della Sanità, sentenziava che la carne rossa in forma lavorata (salsicce, pancetta e carne secca) fosse cancerogena. Invece le carni rosse non trasformate come la bistecca e gli hamburger erano “probabilmente” cancerogene.

I vari dibattiti a seguire e gli studi contrari, hanno invece definito che è l’eccessivo consumo di carne che potrebbe influire sull’insorgenza di tumori e non solo. Ci sono prove che collegano il consumo di carne a un aumento del rischio di malattie cardiache, ictus e diabete.

Nello studio effettuato dal Dott. Springmann e dai suoi collaboratori nel sollecitare una tassazione per dissuadere dal consumo di carne, l’incidenza sul cancro è associata ad altre variabili come l’impatto ambientale. Viene valutato soprattutto l’aspetto meno emotivo e più materiale qual è quello dell’economia, considerando un calo della produttività per malattia e assistenza ai familiari bisognosi.

D’altro canto, molti governi nel mondo si attivano continuamente a tassare prodotti collegati a problemi di salute, tra cui sigarette, alcool e zucchero.

I numeri

La tassazione suggerita sarebbe del 79% sulle carni lavorate come la pancetta e il 14% sulle carni non trasformate come la bistecca per il Governo Britannico.

Negli Stati Uniti parliamo del 163% e del 34%, considerando un sistema sanitario ancor meno efficiente.

Ci sarebbero 220.000 morti in meno per malattie croniche all’anno in tutto il mondo. Di questo totale, 6.000 morti sarebbero evitati nel Regno Unito e 53.000 negli Stati Uniti.

Secondo il rapporto pubblicato su Public Library of Science ONE si prevede un risparmio globale per la sanità di $ 41 miliardi ( per il Regno Unito $ 1 miliardo all’anno, e per gli USA $ 20 miliardi).

 

E in Italia?

Dopo un calo nel consumo di carne negli ultimi sei anni, c’è stata una forte ripresa del 5% registrata nei primi mesi del 2018.

Ma il consumo di carne in Italia è sempre tra i più bassi in Europa. Le carni italiane, inoltre, sono più sane, più magre e non trattate con ormoni, tanto che ben 40 specialità di salumi  hanno ottenuto la denominazione d’origine o l‘indicazione geografica

A parte pubblicizzare la qualità dei nostri prodotti, bisogna tener conto in ogni caso del quantitativo. La carne consumata in Italia si aggira intorno ai 78 Kg a persona all’anno, ovvero 200gr al giorno: la quantità di carne lavorata da non superare è di 25gr secondo i consigli dell’OMS.

 

In conclusione

Poichè anche nel quadro più catastrofico che può essere rappresentato, persistono gli irriducibili consumatori disinteressati ai rischi per la loro salute sia nell’ambito alimentare che ambientale, sarebbe un bene ricordare che più i cibi sono lavorati e trattati più sono pericolosi.

Le raccomandazioni per la prevenzione del cancro e in generale per una vita più sana che comprende il rispetto dell’ambiente, sono poche e semplici:

-contenere il peso

-fare attività fisica

-limitare l’assunzione di alcool

-non fumare

-limitare i cibi ricchi di grassi, amidi e zuccheri

-integrare i cereali, la frutta, la verdura e i legumi nella propria dieta

-limitare la carne.

 

 

Per maggiori dettagli, sono reperibili approfondimenti sul sito WCRF.

 

*Springmann, M. (2018). Supplementary data to ‘Health-motivated taxes on red and processed meat: a modelling study on optimal tax levels and associated health impacts’ by Springmann and colleagues. University of Oxford.

 

 

Antonella Falabella

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