I nostri anni 90: Speciale girlband

Salve! Come dice il titolo, oggi tratteremo un tema che ha riguardato prevalentemente gli anni Novanta, nonostante naturalmente il fenomeno sia nato molto prima. Ecco, in breve, la storia delle girlband.

Con la definizione “girlband” intendiamo, dagli anni Sessanta ad oggi, un gruppo di un numero variabile di membri (da un minimo di tre ad un massimo di sei), naturalmente esclusivamente di sesso femminile. Lo stile preponderante è il pop, anche se abbiamo anche un caso di un trio R&B (le TLC, delle quali parlerò più approfonditamente anche in un articolo a loro dedicato). Generalmente studiati a tavolino, con canzoni dalle melodie semplici e facilmente assimilabili, cioé tutto quello che di norma chiamiamo musica pop.

In principio, se vogliamo partire proprio dagli albori, furono le Supremes, capitanate dalla mitica Diana Ross. L’anno era il 1966.

Negli anni Ottanta fu la volta delle Bangles (certo ricordate tutti Walk like an Egyptian), poi delle Go Go’s di Belinda Carlisle e delle Bananarama (come non pensare alla celeberrima Venus, usata e abusata in decine di pubblicità?).

E con questo arriviamo agli anni Novanta. Prima delle Pussycat Dolls (2009), delle Little Mix (2011) o delle Fifth Harmony, l’ultimo in ordine di tempo, avevamo per prima cosa loro: le Spice Girls, per la cui storia vi rimando al mio articolo a loro dedicato. Non furono però le prime, nemmeno nel decennio che prendiamo in esame.

All’inizio degli anni Novanta nacquero le Destiny’s Child. La formazione originaria comprendeva già Beyoncé Knowles (che non ha bisogno di presentazioni) e Kelly Rowland, con altre due ragazze. Prima dell’uscita del primo disco ci fu già un cambio della guardia, e subentrò Michelle Williams insieme ad un’altra ragazza, Farrah Franklin. La poca costanza di quest’ultima le fece guadagnare l’espulsione, e così rimase il trio come lo conosciamo. Restarono sulla cresta dell’onda fino ai primi anni del Duemila, ma anche dopo l’addio di Beyoncé le reunion si sono susseguite.

Dello stesso periodo fu l’esordio delle sopracitate TLC, trio R&B e hip hop dallo straordinario talento. Quattro album, ed una carriera come band interrotta bruscamente dalla morte di una di loro, Lisa Lopez, avvenuta all’età di soli trentun anni per un incidente stradale.

Le già citate Spice Girls nacquero nel 1996 e dovettero dividere il successo con un quartetto, le All Saints (forse meno esplosive nel loro esordio ma più longeve), formato da Nicole e Natalie Appleton, sorelle, Shaznay Lewis e Melanie Blatt. Complice anche il loro ruolo nella colonna sonora del film del 2000 The Beach, con Leonardo DiCaprio, il loro successo fu di maggior durata.

L’anno 1997 fu davvero fecondo di girlband, anche se di minore impatto rispetto alle precedenti. Un quartetto irlandese, B*Witched (qualcuno ricorda il tema orecchiabile di C’est la vie?), con due membri, le gemelle Edele e Keavy Lynch, a loro volta sorelle di Shane Lynch, componente dei Boyzone. Un quintetto poi diventato trio, e rinominato Madasun, che impazzò per un’intera estate con il singolo Don’t you worry. Infine le Atomic Kitten, altro trio che ha tenuto il suo ultimo concerto nel 2004.

Nel 1998 troviamo invece le Sugababes, che però hanno piazzato il loro primo successo solo nel 2001, dopo la sostituzione di uno dei membri. Nel 2005 e 2009 ancora delazioni, e relativi rimpiazzamenti. Al momento risultano ancora in attività.

La storia naturalmente prosegue ancora negli anni Duemila, e non mancano le girlband made in Italy (Lollipop e Lucky Star, delle quali ai tempi fece parte anche Emma Marrone), purtroppo poco fortunate e dalla breve vita. Aggiungendo poi le Girls Aloud e le Mis Teeq, ex gruppo di Alesha Dixon.

Essendo stati, nel 90% dei casi gruppi montati ad arte, spesso i diversi caratteri portavano a crisi e scioglimenti prematuri (ne è un lampante esempio la defezione di Camila Cabello, fuoriuscita delle Fifth Harmony e impegnata nella strada solista). Tuttavia, a noi adolescenti dell’epoca piaceva fingere che così non fosse, e chi di noi non ha tentato di far suo il concetto di “girl power”?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *