In Repubblica Centroafricana sono morti tre giornalisti russi

Lunedì 30 Luglio sono stati uccisi tre giornalisti russi nei pressi della città Sibut, subprefettura situata a circa 300 chilometri a nord di Bangui, la capitale della Repubblica Centroafricana. L’unico superstite dell’attentato che è costato la vita ai tre giornalisti – Aleksandr Rastorgujev, Kiril Radčenko e Orkhan Džemal – è l’autista.  Secondo la sua testimonianza – poco attendibile –  la macchina su cui si trovavano è stata fermata da un gruppo di uomini armati che non parlavano francese  né il dialetto locale e dopo averli fatti scendere, hanno aperto il fuoco sui tre giornalisti lasciando in vita il solo autista. Le vittime sono morte sul colpo.

Su cosa stavano indagando ?

I tre giornalisti, guidati da Orkhan Džemal , erano in Repubblica Centroafricana per investigare sull’operato di un’agenzia militare privata, la Wagner, i cui contractors hanno combattuto in Ucraina, in Siria, nella Repubblica Centroafricana e nel vicino Sudan.

L’agenzia nasce nel 2014, fondata dall’ex colonnello delle forze speciali russe, Dmitriy Valeryevich Utkin, uomo legato al leader russo Vladimir Putin. La Wagner è finanziata da un’altra personalità molto vicina a Putin: Evgheny Prigozhin. L’uomo è uno dei più potenti e facoltosi di Russia. Il suo giro d’affari ruota intorno a più di trenta ristoranti. Ma i suoi interessi, non si fermano alla ristorazione. Il nome Prigozhin compare anche nelle indagini del procuratore speciale Robert Muller, sulle ingerenze della società russa Internet Research Agency durante le ultime elezioni americane (Russiagate ndr).

I legami tra questi due uomini e il Cremlino, non permettono di ‘bollare’  la Wagner come semplice agenzia paramilitare. Il ruolo che gioca nella strategia politica russa è chiaro e questo lo sapeva anche Džemal. Il Giornalista  era noto per il suo attivismo; fu caporedattore politico di Novaya Gazeta, uno dei principali giornali di opposizione russi su cui scriveva anche Anna Politkovskaja, la giornalista uccisa nel 2006. I giornalisti, finanziati da Investigation Control Center (giornale online sponsorizzato dal magnete russo Mikhail Khodorkovsky, ora in esilio per i suoi forti contrasti con Putin) erano diretti nei pressi di una miniera d’oro situata a nord della capitale, per capire se vi era la presenza di militari russi.

Che interessi ha la Russia nella Repubblica Centroafricana?

La Repubblica Centroafricana è uno dei paesi più poveri e  instabili dell’Africa centrale; qui la guerra tra cristiani e musulmani non sembra volersi arrestare. Per questo motivo, sul territorio sono presenti militari francesi e truppe ONU con compiti di peacekeeping. Dallo scorso Dicembre anche la Russia ha ottenuto un ruolo ufficiale: offrire addestramento, istruttori civili e armi alle milizie territoriali. È del tutto plausibile credere come alla base dell’interesse russo ci sia più di una semplice ragione economica. La Repubblica Centroafricana è sì una regione ricca di risorse minerarie che fanno gola un po’ a tutti, ma può essere anche un tassello importante nel mosaico che compone la strategia del Cremlino: aumentare la sua influenza nei paesi in via di sviluppo. In quest’ottica va interpretato  l’accordo siglato a Marzo, tra il ministero degli esteri russo e il governo del presidente Faustin-Archange Touadéra per esplorare le risorse naturali della Repubblica Centrafricana grazie a contratti di concessione.

Come fa notare il giornalista  Leonid Bershidsky : “tra le concessioni minerarie e gli «istruttori civili» sembra esserci un collegamento ben più stretto di quanto non si sia ammesso finora.  A Luglio l ‘Africa Intelligence – centro d’inchiesta e ricerche con sede a Parigi –  ha comunicato che il governo della Repubblica Centrafricana aveva cominciato a estrarre diamanti in un territorio alluvionale non lontano dalla capitale Bangui con l’aiuto della Lobaye Invest, impresa che secondo Africa Intelligence sarebbe controllata dalla russa M Invest, fondata da Prigožin. Secondo Africa Intelligence i combattenti della Wagner stavano consegnando equipaggiamenti per l’estrazione mineraria trasportandoli all’interno di mezzi blindati”.

Gli interessi contesi tra Cina e Russia

La Cina ha sempre guardato al continente africano con un certo tipo di interesse. Il 25 Luglio scorso, il presidente Xi Jinping si è recato in Senegal per far firmare un accordo di cooperazione con Pechino nell’ambito del progetto infrastrutturale che collegherà la Cina all’Europa occidentale e all’Africa. A differenza dello scarso interesse mostrato in questi anni da alcune potenze – ad esempio gli Stati Uniti –  la Cina ha sviluppato buoni rapporti commerciali. Senegal e Ruanda infatti, cercano di attirare sempre più industrie tessili cinesi. In questi ultimi anni, la Cina ha cercato di imporsi come partner commerciale anche in Repubblica Centroafricana, pur tuttavia non riuscendoci.

I contratti di concessione  rilasciati alla Russia complicano la situazione del colosso asiatico che non riesce a tenere il passo di Mosca, anche perché quest’ultima riesce a mettere sul piatto, offerte difficilmente eguagliabili. La Cina, non è riuscita a superare l’embargo sulle armi imposto dalle Nazioni Unite. Sembra che l’offerta di forza bruta e supporto tattico siano le monete di scambio con cui la Russia si aggiudica un trattamento di favore nell’estrarre i diamanti ed espandere la sua influenza.

Negli ultimi giorni i media russi hanno evitato di offrire dei dettagli sulla morte dei giornalisti e l’inchiesta a cui  stavano lavorando.

Il ministero degli esteri si è limitato ad affermare che i giornalisti erano entrati nel paese con un visto turistico e che quindi non avevano alcuna ragione per trovarsi nei pressi della miniera vicino Sibut.

I tre giornalisti sono il tragico esempio di come il bisogno di raccontare, di far luce su ciò che è oscuro, richieda a volte costi elevati.

 

 

 

Saverio Saccà

Saccà Saverio - nato e cresciuto a Reggio Calabria. Mi sono laureato in Relazioni Internazionali a Roma. Scrivo di Attualità e Cronaca anche se spesso strizzo l'occhio ad argomenti che riguardano fenomeni geopolitici. «Il giornalista può essere fazioso, il giornalismo non lo è mai».

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