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Maratona Telethon: come vengono utilizzate le offerte dei telespettatori?

Il 31 Dicembre 2018, si è conclusa la ventinovesima edizione della maratona televisiva di Telethon, che ha visto totalizzare una raccolta fondi, di ben 31.455.757 Euro, che verrà, come ogni anno, e come da loro sostenuto, “totalmente destinata alla ricerca”.

La Fondazione Telethon è un’organizzazione, che si definisce, “senza scopo di lucro”, ed è riconosciuta dal Ministero dell’Università e della Ricerca Scientifica e Tecnologica; ma possiamo avere una qualche certezza che sia davvero così?

Il compito della Fondazione è quello di gestire e promuovere le iniziative di raccolta fondi, gestire i fondi raccolti per destinarli ad attività di ricerca interna, ovvero presso gli istituti fondati da Telethon stessa, ed esterna, presso laboratori che ospitano i ricercatori che ricevono una sovvenzione.

Accanto alle attività di ricerca svolte presso questi istituti, Telethon seleziona ogni anno progetti, il cui scopo è quello di studiare le malattie genetiche, assegnandoli a ricercatori ospitati in strutture pubbliche e private.

E’ ormai noto a tutti, che tale sovvenzione viene erogata, per finanziare una ricerca scientifica e medica, basata principalmente sulla sperimentazione animale e sulla vivisezione, colonne portanti di tali ricerche.

Esiste però un dato, trasmesso già da molto tempo dalla FDA (Food and Drug Administration), ovvero l’Ente Governativo statunitense, che si occupa della regolamentazione dei prodotti alimentari e farmaceutici, che testimonia che, il 92% dei farmaci sperimentati su animali, non supera le prove per la somministrazione all’uomo.

Questo, senza operare chissà quali ragionamenti, e quindi per semplice deduzione logica, significa che il denaro con cui viene sovvenzionata tale ricerca, finanzia il 92% di fallimenti della ricerca stessa, una fonte di atroci sofferenze e di morte che vengono causati volontariamente, inutilmente a tutte le cavie.

Uno dei tanti aspetti che conferma tale dato, è che le cavie utilizzate per la sperimentazione, sono animali che in Natura, non si ammalerebbero delle patologie che gli vengono inoculate, e che avendo un assetto cromosomico diverso da quello dell’uomo, reagiscono al trattamento in una maniera non poi rapportabile.

Una spesa così considerevole è davvero opportuna per rincorrere solo un 8% di successi? Perchè si continua ad operare in tale modo?

Nel 2016, Stefano Fuccelli, Presidente del PAE (Partito Animalista Europeo), ha denunciato quanto segue:

“Telethon destina solo il 35,5% alla voce “delibere per ricerca”; tutto il resto ed esattamente il 64,5% è destinato ad altre voci: personale, servizi, spese materiali e di struttura, acquisti, ammortamenti, oneri commerciali, oneri finanziari, altri oneri.

La voce “personale”, comprende stipendi, compensi, emolumenti dei dirigenti e dello staff di segreteria, e non dei medici, ricercatori o scienziati, per un equivalente di circa 8 milioni di Euro in un anno.

Le voci “servizi” e “spese materiali e di struttura”, comprendono costi di locazione, utenze, noleggio auto, viaggi aerei in business class, lussuosi hotel e ristoranti e molto altro, sempre riferito ai dirigenti e allo staff di segreteria; il tutto per un totale di altri 9 milioni di Euro all’anno.”

Per rispondere a tutto ciò, la Fondazione Telethon, non ha mai reso pubblici bilanci, o emesso comunicati, il che, potrebbe dare spazio a vari tipologie di pensiero; certo nel loro sito internet vi sono pubblicate molte testimonianze e molte ricerche finanziate, ma senza mai specificare l’entità della sovvenzione, e non ci sono informazioni sul trattamento economico riservato allo staff.

Gli italiani mettono “mano al portafoglio”, per finanziare tutti gli anni una ricerca, che presenta il 92% di fallimenti e che di fatto, non è ancora riuscita a debellare le più importanti e mortali malattie.

In più non esiste alcun modo per ottenere dalla Fondazione dei “report”, che dimostrino come vengono effettivamente spesi quei soldi e i risultati ottenuti dalla ricerca; questo è un diritto per chi partecipa alla sovvenzione, e un dovere da parte di chi riceve e utilizza tutti quei soldi, che vengono donati nella speranza, di non veder più soffrire e morire la gente.

I presentatori televisivi che “ci mettono la faccia” e che in maniera tanto commossa, raccomandano di donare, dovrebbero essere i primi a voler conoscere tali informazioni, e chissà, che non sia proprio così.

Pasquale Kovacic

Giornalista e scrittore, nato a Monza nel 1969. Saggista e studioso di psicologia, parapsicologia e spiritualità, scrive per lo più su tali argomenti oltre che cronaca, attualità, ambiente, società e politica. "L'informazione è un dovere e una responsabilità che grava su chi scrive per tutti. Per questo motivo deve sempre smascherare e contrapporsi alla disinformazione".

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