Nella sua nuova raccolta intitolata Jorge, nome del suo gatto, Sotirios Pastakas guarda il mondo da un’altra angolatura. Attraverso gli occhi di un animale, infatti, si scopre un universo “più lento e meno violento”.

Chi è Sotirios Pastakas

Laurea in medicina in Italia, lavoro come psichiatra in Grecia (dove è tornato a vivere pochi anni fa) e una grande passione per la letteratura e la lingua italiana: ecco tutti gli aspetti che hanno contribuito alla messa a punto della sua poetica.

Tradotto in varie lingue, ha partecipato a vari festival mondiali della poesia. Nel 2016 è stata pubblicata un’antologia della sua poesia, “Corpo a corpo”, suo primo libro “italiano” .

La nuova raccolta “Jorge” di Sotirios Pastakas

Sotirios Pastakas

I dialoghi e l’identificazione dell’autore con il suo gatto rappresentano la “simbiosi” tra felino e umano. Pastakas, svolgendo la sua professione, si è sempre messo nei panni degli altri. Ora ha sentito la necessità di guardare sé stesso attraverso occhi non umani. La prospettiva capovolta fuoriesce anche nel poemetto Jorge, scritto nel 2007 durante una settimana trascorsa in Cile, “nel mondo capovolto”.
La raccolta esce in doppia versione inglese-italiano e l’autore se ne proclama fiero. Nonostante il rischio a cui si va inevitabilmente incontro nel tradurre un’opera, Pastakas si ricorda di ciò che sosteneva Borges. Un segno di grandezza è il sopravvivere dell’opera ai maltrattamenti di curatori e traduttori, come è successo a Don Chisciotte per almeno quattro secoli

Sotirios Pastakas
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La felicità secondo Sotorios Pastakas

Dall’analisi parallela uomo-felino viene da chiedersi se siano necessarie le “sette vite” dei gatti per imparare a vivere felici e sereni.
La proposta di Pastakas sarebbe quella di trasferirsi tutti negli Stati Uniti, l’unico paese a contemplare la felicità nella sua costituzione. Prevederla nella propria costituzione non significa però riuscire a metterla in pratica. Infatti, anche la società americana, al posto della felicità proclamata per i suoi cittadini, produce solo degli esseri infelici.

L’unica soluzione, quindi, è “reinventarsi da capo” e trovare un proprio modo per essere felici, senza dover spendere sette vite in vane ricerche.

Proprio come ogni ricerca, bisogna avere ben chiaro qual è l’obiettivo finale. Questo è il problema principale che ci si trova ad affrontare oggigiorno. Parlare di felicità, capire in cosa consiste (beni materiali o pace interiore?) e, di conseguenza, raggiungerla è sempre più difficile.
Uno studio condotto da un’équipe di psicologi della San Diego State University, infatti, i trentenni statunitensi di questa prima metà del 21simo secolo sono molto meno felici rispetto ai loro “coetanei” degli anni settanta.

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