Inquinamento da Pfas, chi paga?

Uno studio del CNR, Centro Nazionale per la Ricerca, sui bacini del Po, Adige, Tevere e Arno aveva segnalato la presenza di Pfas nelle acque superficiali e sotterranee di diverse regioni del nostro Paese. I dati più preoccupanti furono raccolti in una vasta area compresa tra le province di Vicenza, Verona e Padova, dove vivono oltre 250000 persone, individuando nel depuratore di Trissino, comune della provincia di Vicenza, la principale fonte di inquinamento.

I composti PFAS hanno sono caratterizzati da processi di degrado molto lenti, per cui possono persistere nell’ambiente per diverse decine di anni, in particolare all’interno delle acque di falda. I possibili effetti negativi per la salute umana sono molteplici e vanno dai disturbi alla tiroide, alle possibili complicazioni per le donne in gravidanza sino a diverse tipologie di tumori.

In questi giorni assistiamo al continuo dibattito e rimpallo di responsabilità tra la Regione Veneto, il governo e le industrie presenti nel territorio, ma a chi spetta il compito di risolvere la crisi ambientale?

Secondo il principio della responsabilità ambientale contenuto nella normativa comunitaria “chi inquina paga”, ovvero industrie e attività professionali hanno il dovere di provvedere agli interventi di ripristino ambientale.  Nell’area in questione insistono diverse industrie manifatturiere, legate soprattutto al settore tessile, ma l’imputata principale pare essere la Miteni Srl, la quale però ha respinto ogni accusa, affermando di operare all’interno nel quadro delle normative europee e italiane in materia. Passiamo quindi ad analizzare la questione ad un livello più alto, appunto quello della legge. Le competenze in materia ambientale appartengono alla conferenza Stato-Regioni, con il primo che ha il compito di promulgare leggi quadro e le seconde quello di specificarle all’interno delle direttive e dei piani regionali. Ora mentre la Regione Veneto lamenta l’assenza di una normativa di riferimento nazionale in materia di Pfas, il Ministero dell’ambiente accusa la Regione Veneto di inadempienza nelle attività di monitoraggio e controllo del territorio. La situazione appare, quindi, complicata e piuttosto confusa, mentre la soluzione al problema sembra alquanto lontana.

 

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